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I dolori del (non più tanto) giovane Mimmo

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I dolori del (non più tanto) giovane Mimmo

Il giudice sportivo, giustamente, non è stato tenero, e Domenico Berardi, per gli amici (che speriamo siano molti) Mimmo, si è beccato due giornate di squalifica, frutto di un’ammonizione da diffidato e di un rosso diretto per un fallaccio inutile ai danni di Radu. E così, tra un giallo qui, un rigore sbagliato lì, una prestazione mediocre praticamente ovunque, Berardi si avvia a concludere la terza stagione di fila da comparsa del calcio italiano. Che a quasi 24 anni non è esattamente il miglior biglietto da visita per una carriera di rilievo.

CHE FINE HA FATTO MIMMO?

A guardare le statistiche dei suoi quattro anni e mezzo in Serie A, sembra quasi che un’agenzia di sosia, tipo quella di Non c’è due senza quattro, film con l’indimenticabile Bud Spencer e il sempreverde (a differenza di Berardi) Terence Hill, abbia giocato un tiro mancino (migliore di quelli di Berardi) al Sassuolo e ai fantallenatori, mezzo coraggiosi e mezzo folli, di tutta Italia. Due annate in cui Mimmo ha messo a segno 31 reti in Serie A, un bottino straordinario per un ragazzino. Poi la luce si è incredibilmente spenta, ed è rimasta tale fin qui.

IL GRIDO DI DOLORE

In mezzo, un po’ di vicende da annotare. Tra tutte, la querelle Inter-Juventus che ha infiammato, si fa per dire, l’estate 2016, con i bianconeri che, di fatto, hanno impedito a Berardi di realizzare il sogno di vestire il nerazzurro del suo cuore. Una delusione da cui Mimmo, evidentemente, non si è ripreso. Inoltre, l’infortunio, che definire misterioso è dir poco, dello scorso anno, che lo ha tolto di mezzo per metà stagione, senza che nessuno avesse capito, non si sa se i medici del Sassuolo inclusi o esclusi, di cosa si trattasse. Fatto sta che, liquefatto il trio Berardi-Sansone-Zaza, anche il giocattolo dei neroverdi si è afflosciato.

IL TEMPO SCORRE

Insomma, l’età è (ancora) dalla parte di Mimmo, che per sua fortuna ha iniziato presto a calcare i terreni della Serie A e che dunque è assolutamente in tempo per dimostrare le sue qualità. Con Iachini pare aver intrapreso un mezzo percorso di risalita, dopo i nefasti  della gestione Bucchi, talmente nera che persino le vacche si riuscivano a distinguere. Certo, il rapporto gol segnati è sempre quello di 1/dichiarazione di guerra da parte della Svizzera, per non parlare delle giocate rilevanti, che non significano stop a inseguire a dribbling a casaccio; però, almeno, si è rivisto un Berardi un po’ più nel vivo dell’azione, con una maggiore predisposizione alla corsa. Una risalita decisamente lentina, comunque, che deve necessariamente fare i conti con il fatto del tempo. Che scorre, ammazza se scorre.

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