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Verdi rifiuta il Napoli: scelta di cuore o mancanza di personalità?

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Simone Verdi, un NO al Napoli che fa rumore

E’ durato un paio di settimane il tormentone del calciomercato invernale. Tanto ha impiegato Simone Verdi per riflettere, digerire, sfogliare la margherita, e poi rifiutare la corte del Napoli, che sembrava veramente vicina ad un importantissimo colpo. Ora Sarri attende un altro calciatore da far accomodare al suo fianco in panchina, ma non è questo l’argomento che ci sta a cuore. Interessa provare a capire le motivazioni che hanno spinto il talentino rossoblù a rimanere nella bella Bologna, anziché accettare il trasferimento in una piazza che gli avrebbe garantito altre e maggiori prospettive di carriera.

EFFETTO SARRI – L’appeal di una squadra è molto legato a quello del suo allenatore. Maurizio Sarri, più o meno sconosciuto fino a qualche stagione fa, in anni di ottimo calcio e buonissimi risultati si è meritato stima e rispetto da parte di (quasi) tutti i suoi colleghi, tra cui celebre è la semi-venerazione tributatagli a più riprese da Guardiola. Sarri è garanzia di bel gioco e gol, il che per gli attaccanti rappresenterebbe una sorta di Eden. Per tutti gli attaccanti, eccetto quelli che non si chiamano Insigne, Mertens e Callejon. Già, perché il buon Sarri, maestro di calcio giocato, non è altrettanto abile nella gestione della rosa. In questi due anni e mezzo di Napoli parecchi calciatori hanno trascorso più tempo in panchina che in campo. Tra questi, gente che qualcosa aveva dimostrato, come Pavoletti o Giaccherini, per non parlare di Gabbiadini.

PERSONALITA’ – Va naturalmente sottolineato un aspetto. Si può pensare, infatti, che la panchina del Napoli non valga i titolari, e che qualora un calciatore dimostri di meritare spazio, Sarri sia ben disposto a concederglielo. Già, il problema è che in due anni e mezzo, Zielinski e Milik a parte, sembra che nessuno abbia mai convinto realmente il mister a proporre qualche soluzione alternativa. Simone Verdi, che già è stato sotto la guida di Sarri ad Empoli, marcendo in panchina con l’arrivo di Saponara, dopo una buona prima parte di stagione, avrebbe le carte in regola per emergere anche a Napoli, ma certamente questa scelta avrebbe richiesto un coraggio, una personalità ed anche una propensione all’azzardo che, forse, Verdi non ha dimostrato. Sbagliando? In tanti avrebbero, probabilmente, preso la medesima decisione.

TRENO CHE PASSA – I treni, lo si ricorda spesso, passano una volta sola. Il che vale anche nel calcio, ma solo per chi non è supportato dal talento. Verdi sta disputando una stagione importantissima, condita da gol e assist, e verosimilmente avrà un’altra opportunità per approdare ad una big in Estate. Non è dato sapere se la sua scelta sia stata dettata da un legame particolare con la città che lo ha accolto da promessa non mantenuta, e lo ha reso un calciatore appetibile da un club del livello del Napoli; possibile che Verdi voglia tributare un debito di riconoscenza verso Bologna, prima di compiere il salto di qualità.

A parere di chi scrive, Verdi ha fatto la cosa giusta. Il Napoli sarebbe stata una grande occasione, ma anche un rischio che, dopo una serie di stagioni anonime a cui ha posto termine a Bologna, sarebbe stato ingiusto correre. Il treno ripasserà.

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