Connect with us

Football

Roma, giù la maschera: dentro o fuori dal tunnel della mediocrità?

Pubblicato

|

La Roma cade in casa contro l'Atalanta

La posta in gioco messa sul piatto dalla Roma comporta, in caso di sconfitta a San Siro, il rischio di una stagione fallimentare, ma soprattutto la persistente sensazione dell’impossibilità di uscire dal tunnel della mediocrità. Dall’indecifrabile al noto, anzi, al già noto. Il passo non è mai stato così breve.

DA OTTOBRE A DICEMBRE- La classica semi-rivoluzione estiva, che a giudicare dai risultati assume ogni volta le sembianze di una restaurazione, aveva prodotto, caso raro a Roma e dintorni, un’atmosfera di disillusione, unita a quella percezione di un’attesa indefinita che aveva soffocato l’estate capitolina. La squadra di Di Francesco, invece, dopo una partenza così così, aveva sparigliato le carte, regalando ai suoi tifosi alcune notti e prestazioni magiche, su tutte la doppia sfida con il Chelsea. Un ottobre e novembre vissuti tutti sull’idea del “forse”, coronati ad inizio dicembre dall’insperato primo posto in un girone di Champions giudicato da tutti fuori portata. Poi…

QUALE ROMA?- Il mese successivo ha fatto crollare il castello dei sogni. Una serie di prestazioni mediocri, condite dalla manata senza senso di De Rossi al Marassi e dai miracoli, anch’essi senza senso, di Sorrentino, hanno piano piano riportato la squadra al soffocamento delle aspirazioni già vissuto in estate. L’eliminazione beffarda dalla Coppa Italia è stato solo il preludio dell’ennesimo KO tecnico allo Stadium, netto più nella prestazione che nel punteggio, che solo l’errore fantozziano di Schick ha paradossalmente addolcito. Il 2018, dopo il pareggio casalingo contro il Sassuolo, si è aperto con una squadra meno lucida di Nainggolan durante il Capodanno, che inevitabilmente è crollata sotto i colpi di una rediviva Atalanta.

PROGETTO E MERCATO- Difficile comprendere la natura di questa Roma. Dal 3-0 al Chelsea all’1-2 patito da Cornelius e soci sembra trascorso un tempo enorme, ma in realtà sono soltanto due mesi. In mezzo, la stessa squadra, con un Patrik Schick in più. Che il problema possa essere rappresentato dall’enigma tattico della collocazione del talento ceco è un’ipotesi plausibile, ma non spiega a sufficienza. Il calo oggettivo di alcuni giocatori, su tutti i tre titolari nel reparto offensivo, ha provocato un’apatia da gol che non ha precedenti negli anni recenti. L’ostinazione di Di Francesco nel persistere sul 4-3-3 ricorda molto la tenera cocciutaggine di Garcia, e per ora non ha reso i frutti sperati. Sul fronte societario, con la vicenda stadio che ancora non si è conclusa, Monchi sembra navigare a vista, benché dia l’idea di aver capito parecchio di questa squadra.

Chi non ha capito, invece, sono i tifosi. La Roma non ha ancora gettato la maschera, non ha ancora chiarito il suo reale ruolo in questa Serie A. Le velleità da scudetto sono senza dubbio svanite, ma non l’occasione per dare un senso alla propria stagione. Oppure la mediocrità.

Continue Reading
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

MEDIA PARTNER

Pubblicità

Trending