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La rivincita dei “nani”: la favola di Philippe Coutinho

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Philippe Coutinho, ceduto dall'Inter e diventato fenomeno a Liverpool

Coutinho, di nome Philipp, scuola Inter. O quasi, perché in nerazzurro ci hanno creduto ben poco. Lui si è rifatto alla grande ed è cresciuto, in tutti i sensi, più o meno. L’altezza è rimasta minuta, la stazza si è ampliata, forgiata dai duri anni della Premier. Di quel ragazzo gracilino che pascolava solitario per la Pinetina è rimasto ben poco.

Ceduto per 15 milioni di euro, cinque anni dopo, rivenduto per 150 più bonus. Dall’Inter, venuto dal Brasile, passando per un prestito a Barcellona (Espanyol) prima di volare Oltre Manica, esplodendo in cinque stagioni al Liverpool.

Con Klopp la definitiva consacrazione, ruolo da leader, 13 gol in campionato e sempre titolare nel reparto offensivo di cui era diventato l’autentico accentratore di manovra. Dopo un’estate bollente, da designato erede di Neymar volato al Psg, è rimasto in Inghilterra suo malgrado e con un infortunio da recuperare.

Ha fatto in tempo a tornare in rosa, essere protagonista e legittimare l’ingente cifra che i reds pretendevano. Sarà rimpianto, qualunque dovesse essere il sostituto: si parla di Suso, Papu Gomez e Mahrez, ma nessuno potrà prendere il posto di quel giocatore che con Salah e Firmino era tornato a far sognare la Cop, non solo ai fini di un vano bel gioco, ma portando a casa un trofeo importante.

La rivincita dei “nani“, guidata da colui il quale era stato scaricato dall’Inter prematuramente, come spesso accade su quella sponda del Naviglio. Difficoltà tattiche e fisiche, allenatori incapaci di crederci, una società frettolosamente attratta da quei milioncini che in quel momento sembravano giusti, per qualcuno tanti: oggi, si sono trasformati in un enorme rimpianto da cui l’Inter ricaverà la miseria di 2,5 milioni, pari al 5% dell’attuale rivendita.

Al Barça rappresenterà la successione di Iniesta, più che di Neymar: tecnico, duttile, divertente. Tutto quello che serviva per far riesplodere l’entusiasmo al Camp Nou, orfano del carioca passato al Psg e deluso dallo strapagato Dembelé, poi lungamente infortunato.

Da Messi a Coutinho, passando per Iniesta: il mondo blaugrana è pronto nuovamente a disegnare il mondo in catalano, guidato da quei terribili piccoletti.

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