Massimiliano Riverso
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Catalunya, sull’orlo del baratro

Catalunya, sull’orlo del baratro
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40 giorni di deliri e spropositi sono stati sufficienti per cambiare radicalmente il volto della Catalunya (o Cataluña). Una delle aree più emancipate e plurali del continente europeo si è trasformata in un’autentica polveriera grazie all’applicazione certosina di un piano strategico studiato al dettaglio negli ultimi due anni dal gotha della Generalitat.

All’interno del dossier “EnfoCats. Reenfocat el procés d’independencia per a un resultat exitós“, custodito secondo gli inquirenti dal braccio destro di Oriol Junqueras (vice presidente della Generalitat) e ritrovato dalla Guardia Civil a margine dell’Operazione Anubis, viene spiegato per filo e per segno l’iter (hoja de ruta) da seguire per raggiungere l’indipendenza della Catalunya, analizzando nel dettaglio quattro situazioni differenti.

Il portavoce del Govern, Jordi Turull, nega che il documento abbia delle relazioni con la Generalitat, ragion per cui sospetta che la documentazione sia stata creata ad hoc dagli inquirenti o dalla Guardia Civil per mettere in cattiva luce l’operato della Generalitat. Dall’inchiesta, invece, emerge l’esistenza di un gotha composto dal presidente Carles Puigdemont, il suo vice Oriol Junqueras, ‘el mayor de los Mossos’ Josep Lluís Trapero e le due associazioni ANC e Omnium Cultural, guidate da Jordi Sanchez e Jordi Cuixart.

Della presunta cupola sono ‘cadute già due teste’, ovvero quelle di Jordi Cuixart e Jordi Sanchez, leader delle due associazioni con la maggiore capacità di mobilitazione in Catalunya, arrestati con l’accusa di “sedizione” per le manifestazioni di Barcellona del 20 e 21 settembre.

La frattura che si è instaurata nella società catalana tra indipendentisti e ‘unionisti’, è raffigurata nella dicotomia di opinioni che i politici dei due blocchi contrapposti, ‘gli equidistanti’ e la gente comune, hanno nei confronti del tandem Cuixart-Sanchez. Per il blocco soberanista, la cui forbice oscilla tra 1.500.000 e 2.500.000 persone, sono considerati come dei rivoluzionari, dei pacifisti, piu’ o meno il loro ruolo è comparato a quello che ha avuto Gandhi in India; per il blocco unionista, la cui forbice è praticamente identica al numero degli indipendentisti, sono considerati come dei golpisti che vivono delle sovvenzioni ricevute dalla Generalitat e il cui obiettivo è quello di distruggere l’integrità della comunità Catalana.

‘Els Jordis’, come ormai sono denominati in Catalunya, rappresentano il vertice del movimento ‘callejero’ capace di portare milioni e milioni di persone in occasione della famigerata Diada, evento emblema del catalanismo che si è trasformato negli ultimi anni in un atto esclusivamente soberanista, escludendo progressivamente l’altra fetta di catalani non indipendentisti. Allo stesso tempo, Cuixart e Sanchez, sono riusciti in occasione dell’operazione Anubis ad ostacolare grazie all’appoggio della calle il lavoro degli inquirenti e della Guardia Civil, intrappolati per oltre 12 ore all’interno del Palau della Generalitat.

Il potere di Cuixart e Sanchez è testimoniato dalle 200mila persone scese in strada ieri a Barcellona per manifestare contro il loro arresto e dalle dure reazioni dell’orbita soberanista-Comuns, che hanno catalogato l’arresto cautelare come una mossa politica del governo centrale. Le misure adottate dalla Audencia Nacional, considerate spropositate e antidemocratiche dalle forze indipendentiste e dall’entourage di Podemos e PSC, considerate sacrosante da PP, PSOE e Ciudadanos, evidenziano la rottura che ormai esiste tra due blocchi che viaggiano su binari divergenti. Mettere in seria discussione il potere giudiziale di uno dei paesi piu’ democratici d’Europa evidenzia come la via del dialogo sia difficilmente percorribile con gli attuali rappresentanti politici dei due schieramenti.

Da mesi sostengo che Sanchez e Cuixart siano i protagonisti assoluti della ‘rivolta catalana’, considerata come una rivoluzione dai soberanisti e come un golpe dagli unionisti. Per molti di noi che osserviamo i fatti da un punto di visto neutrale, sono delle figure ambigue che mescolano il populismo a concetti di alta democrazia.

L’ultimo video pubblicato da Omnium Cultural, ‘Help Catalonia. Save Europe’, è veramente qualcosa di squallido e raffigura una situazione surreale. In sintesi, il messaggio principale della clip è il seguente “En Cataluña, están siendo atacados los valores de libertad, democracia, Derechos Humanos, derechos sociales”.

Mettendo da parte i commenti sull’idea multimediale ripresa da un’iniziativa durante la crisi tra Ucraina e Russia, e l’atteggiamento supponente adottato dal governo Rajoy nei confronti della Generalitat, il video conferma una delle quattro soluzioni contenute nell’EnfoCats, ovvero la strategia di passare come vittime di un regime antidemocratico per ottenere visibilità e consensi in Europa. Un atteggiamento meschino, che viola anche gli ideali di quella buona fetta di catalani che da sempre sostiene in maniera democratica il processo soberanista.

La propaganda delle associazioni, insieme al ruolo svolto dai media catalani e nazionali, è uno dei fattori chiave che sta manipolando questa fase delicata per la democrazia catalana e spagnola. A ciò si aggiunge la pericolosa trappola delle fake news e dei post virali sui social all’interno della quale finiscono tutti coloro che cercano di capire cosa sta accadendo in Catalunya.  La Catalunya si è trasformata in meno di 40 giorni in una società spaccata in due parti, avvelenata da un clima ‘bellico’ che ricorda diaspore tragiche della storia moderna.

Help Catalonia, please“, perché tra qualche ora potremmo finire al di là dell’orlo del precipizio.

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