Massimiliano Riverso

Ma chi lo vuole il sesto posto?

Ma chi lo vuole il sesto posto?
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L'ultimo posto buono per l'Europa League pare essere un intralcio

C’è chi, a inizio stagione, parla di obiettivo Europa. Ma c’è anche chi, nel corso del campionato, sembra quasi cambiare idea. Vuoi per progetti. Vuoi per questione economiche. Vuoi per voler ripartire da zero. Ma forse il problema è che a nessuno fa poi così tanto piacere iniziare la stagione un mese prima. Ed è probabilmente per questo che il sesto posto, che significherebbe preliminari di Europa League, per le contendenti è vissuto quasi come una sorta di intralcio. O perlomeno è ciò che viene da pensare vedendo i risultati di Fiorentina, Milan e Inter.

I viola sembrano non avere le capacità tecniche e tattiche. Ormai il progetto targato Paulo Sousa appare giunto ai titoli di coda. Il portoghese vive con la margherita in mano per cercare di decidere la prossima destinazione. Per le due milanesi il discorso è, sotto certi punti di vista, molto simile. Ci si riferisce, ovviamente, al cambio di proprietà. Entrambe le dirigenze meneghine vorrebbero infatti progettare tutto con calma e serenità. Insomma, un mercato estivo senza l’assillo dei preliminari. Brutto da dire, ma profondamente reale e pure un po’ logico. Certo, tra Milan e Inter le differenze sono tante. I rossoneri hanno comunque mantenuto, nonostante gli alti e bassi, una certa stabilità e linearità. I nerazzurri invece hanno vissuto una sorta di caos, caratterizzato da cambi di allenatore. Il prossimo dovrà, senza alcun dubbio, essere l’anno zero. Sesto posto o no.

E allora? E allora qualcuno in quella posizione, volente o nolente, dovrà comunque arrivarci. Sul web, in particolare sui social, spopolano le ironie su una sorta di lotta a chi fa peggio. Va però detto che il successo della Fiorentina sulla Lazio, che aveva la testa alla finale di Tim Cup, e il pari del Milan sul campo dell’Atalanta, hanno dato un po’ più di senso al tutto. Ma la domanda resta. Chi lo vuole questo sesto posto? Forse nessuno. Ma qualcuno dovrà “rassegnarsi”.

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