Orazio Rotunno
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Rombo tricolore: Giovinazzi, Ferrari e Moto Gp all’italiana

Una domenica straordinaria per l'Italia: dal successo della Ferrari al debutto del pugliese fino al podio azzurro nelle moto

Rombo tricolore: Giovinazzi, Ferrari e Moto Gp all’italiana
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Una domenica bestiale, maledettamente e beatamente dipinta di bianco, rosso e verde. Soprattutto del secondo dei colori elencati: rosso come la Ferrari di Vettel che taglia per primo la bandiera a scacchi in Australia, come la tuta da terzo pilota di Giovinazzi debuttante con la Sauber e rossa come la Ducati di un Dovizioso secondo di un pelo in Qatar.

Mancava da oltre 500 giorni una vittoria del cavallino rampante. La Ferrari era dal lontanissimo Gp di Singapore nel 2015 che non dava gioie e che non sentiva risuonare l’Inno di Mameli nelle case dei milioni di tifosi della rossa. I test potevano aver illuso ed invece sono stati un chiaro segnale premonitore di quello poi che si è visto a Melbourne. La Mercedes non sbaglierà sempre strategia e non rimarrà a guardare, ma la Ferrari c’è e si vede.

A proposito di Ferrari e di Italia, dopo 6 anni riabbracciamo un pilota tutto nostro. Arriva da Martina Franca, è nato nel ’93 e l’anno scorso ha meravigliato tutti vincendo a Monza partendo dall’ultima fila in Gp2. Ieri ha chiuso 12° dopo esser partito 16° ad un Gp che non doveva correre e che ha scoperto di dover vivere da pilota solamente sabato mattina, con sms. Senza mai aver corso sulla pista australiana, senza mai aver simulato procedure di qualifica e partenza: una prestazione da pilota esperto ed intelligente, meritevole dei complimenti di Toto Wolf e Marchionne. E’ il terzo pilota della Ferrari, con un Raikonnen vicino alla pensione sognare un pilota italiano sulla macchina italiana per eccellenza non è un miraggio.

La Moto Gp non ha visto per un pelo una tripletta italiana nel poker che ha tagliato la griglia di arrivo finale. La caduta di un sino ad allora ottimo Iannone non sbiadisce una giornata comunque fantastica per l’Italia. Merito di un Dovizioso su Ducati a lungo in testa e davanti sino al penultimo giro, quando Vinales ha firmato il sorpasso definitivo. Terzo, Valentino Rossi: un inverno di test deludenti e scoraggianti, qualifiche in decima posizione e brutte sensazioni. Si è definito “animale da gara” ed ha dimostrato a 38 anni ancora una volta il perché: per il titolo mondiale, il decimo, c’è anche lui.

Come sempre.

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