Massimiliano Riverso
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Parliamone bigotti

È veramente dura la vita dei sondaggisti dei programmi televisivi, soprattutto in un'epoca in cui detta legge "il tribunale d'inquisizione del moralismo"

Parliamone bigotti
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La pubblicità e l’editoria sono due pietri miliari delle mie giornate e nella mia consueta analisi quotidiana dei periodici più letti in Italia, sono stato ingerito dalla diatriba sul programma ‘pecoreccio’ della Perego.

Quanto successo nella giornata di ieri mi sembra paradossale, in quanto mai nella vita avrei pensato che un sondaggio provocatorio potesse monopolizzare le prime pagine dei principali quotidiani italiani. Persino ilFattoQuotidiano, uno dei pochi giornali seri che leggo con piacere quotidianamente, ha dedicato ampio spazio nell’header ad una trasmissione simil-trash della fascia pomeridiana del week-end.  Ilfattoquotidiano Paola Perego

Eppure, di straordinario non ci vedo assolutamente nulla, in quanto è prassi nel settore dell’editoria cimentarsi nella guerra degli ascolti tramite format capaci di suscitare l’interesse di un target sempre più interessato al trash.

Lo staff della Perego ha elaborato un sondaggio virale, i cui punti mescolano provocatoriamente luoghi comuni, dati di fatto e elementi statistici estrapolati da un campione di persone che sono state intervistate prima della pubblicazione durante il programma televisivo. L’indignazione multilaterale è il simbolo del perbenismo della società moderna e del ‘boldrinismo’, che nega l’evidenza pur di mantenere una etica di facciata su temi ampiamente dibattutti dalla società media, quella società che contribuisce per oltre il 75% alla fetta di audience dei programmi del palinsesto televisivo pomeridiano.

Non entro in merito all’antropologia delle donne dell’ex blocco comunista che hanno invaso l’Occidente dopo l’estensione dello spazio Schengen, potrei scrivere un trattato e toccare temi piuttosto complicati che tutti conosciamo ma evitiamo di citare, ma vorrei spezzare una lancia in favore dei sondaggisti defenestrati.

L’utente medio non ha alcun interesse nei confronti di temi più eruditi, è testato, pertanto i format vincenti dell’era 2.0 nascono nella stragrande maggioranza dei casi dalla sapiente mescolanza di temi legati all’associazione sesso-gossip-trash-dramma.

Un esempio concreto è dato dalla notizia più letta del giorno su Leggo:

Paola Perego

Questo genere di notizie hanno fatto il successo di Leggo e di centinaia di altri quotidiani, che per sbarcare il lunario hanno dovuto adeguarsi ad una svalutazione dei contenuti editioriali. Per chiudere i bilanci in attivo è necessario mantenere un livello elevatissimo di visite uniche e pagine viste, standard che richiedono la pubblicazione di contenuti virali legati alle tematiche più apprezzate dagli utenti, i cosiddetti trending topics.

Comparando il sondaggio della Perego con le notizie più lette dei principali quotidiani italiani, il confronto è impari, in pratica è come se mettessimo a confronto Focus con dei blog di bassa fascia dedicati a 50 sfumature di grigio. Niente di nuovo all’orizzonte, siamo bigotti e finti perbenisti da generazioni e generazioni.

Paola Perego non è Giovanna D’Arco, parliamoci chiaro, ma scatenere la ‘quarta guerra mondiale’ per un sondaggio ‘spinto’ mi preoccupa seriamente. Sarebbe normale indignarsi per questioni molto più importanti, ad esempio il bambino autistico rifiutato da tre scuole differenti a Lanciano e su tutte quelle persone ‘invisibili’ in difficoltà che non sono riprese dalle telecamere dei media e che non hanno la possibilità di far sentire la propria voce tramite i social network.

Questa maledetta lotta alla produzione dei contenuti virali, dettata da questione economiche (o porti visite, o sei un fallito) ci sta facendo perdere il contatto con tutto quello che circonda, un contatto sempre più flebile a causa del processo di virtualizzazione della nostra società.

Provate un giorno a smuovere il sedere dai vostri divani e lo sguardo dal vostro smartphone, a scendere in strada e passeggiare tra le vie della vostra città, noterete che tutto quello che ci stanno raccontando non ha nulla a che vedere con la vita reale.


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