Orazio Rotunno
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Closing da pazzi: se il Milan restasse a Berlusconi?

L’incredibile vicenda dei cinesi che continuano a rimandare la chiusura della trattativa. E si riapre una clamorosa ipotesi, con Berlusconi

Closing da pazzi: se il Milan restasse a Berlusconi?
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Una barzelletta, non c’è modo migliore per definirla. Dall’epoca non troppo lontana di Mr.Bee a quella di Mr.X e non è un’esagerazione. Perché se nemmeno Google conosce la storia dei futuri, possibili e fantomatici acquirenti del Milan, qualcosa che non quadra c’è. Anzi, se ne conoscono una parte soltanto: il vero azionariato pronto a rilevare buona parte delle quote rossonere non si conosce nemmeno. E come è possibile che un uomo come Silvio Berlusconi, discutibile sul piano politico ma inattaccabile per i successi imprenditoriali ottenuti, abbia affidato l’azienda di famiglia a gente inaffidabile? Perché il Milan per l’ex Premier è stato un vanto, qualcosa di cui andar enormemente fieri, vettore elettorale sfruttato da maestro in tempi non sospetti. Oggi, l’immagine di uno dei club più titolati al mondo, rischia di uscirne a pezzi. E ad uno come lui, la cosa, non può andar affatto bene.

Il Milan non ha potuto praticamente operare in sede di mercato nelle ultime due sessioni, quella estiva e l’ultima invernale. Solamente prestiti, senza nemmeno la possibilità di negoziare un obbligo di riscatto: qualche piccolo investimento a luglio e adesso la beffa oltre il danno, un ulteriore rinvio che rischia di condizionare anche le future trattative. Come sia possibile tutto ciò a simili livelli? L’errore è probabilmente a monte, nel monitoraggio ed analisi di chi si è presentato al tavolo delle negoziazioni. Ecco che comunque vada, il Milan ne uscirebbe arricchito di una caparra ultra milionaria ma col problema che si ripresenterebbe, non da poco: quale futuro societario per il club?

Da mesi in giro per l’Europa ci sono Fassone e Mirabelli, nuovo ad e dt designati ed in cerca di giocatori per una società che di fatto ancora non esiste e ben poco si conosce. In tutto ciò a risentirne è anche la questione stadio, con l’idea di rinnovare San Siro sposata dall’Inter e dal Sindaco di Milano ma che necessita del parere concorde della parte rossonera.

Il prossimo 3 marzo è il giorno del giudizio: dopo di che via il dente, via il dolore. Comunque vada.

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