Massimiliano Riverso
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Ore 3.36 del 24 Agosto 2016

Ore 3.36 del 24 Agosto 2016
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Ore 3.32 del 6 Aprile 2009, un boato scuote il cuore dell’Abruzzo. Pochi istanti dopo i centri abitati di Paganica e Onna sono quasi cancellati dalle carte topografiche.

Ore 3.36 del 24 Agosto 2016, un boato scuote il cuore del Reatino. Pochi istanti dopo i centri abitati di Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto sono quasi cancellati dalle carte topografiche.

L’immagine è sempre la stessa, tonnellate di macerie, edifici sventrati e la disperazione scolpita come un blocco di pietra spigoloso sul viso di chi ha perso tutto, un genitore, un figlio, un fratello, un amico o un semplice conoscente e persino il tuo più acerrimo nemico.  E mentre il panico ti paralizza nella tua testa scorrono rapidamente le immagini di tutto quello che hai perso e quel luogo che per anni è stato il tuo paese ti sembra un corpo estraneo.

Terremoto Onna

Immagini di reportorio Terremoto Onna 2009

Terremot Amatrice

Immagini di reportorio Terremoto Amatrice 2016

L’immagine è sempre la stessa, uomini e donne a scavare a mani nude tra le macerie per dare una speranza alle migliaia di famiglie spezzate come quelle pareti delle loro case, a scavare nel tentativo di ridare una nuova vita a tutti coloro che sono rimasti intrappolati nella via di mezzo tra la vita e la morte. Ai miracoli, ai bambini estratti dalle macerie dopo 17 ore si succedono, come in una sequenza tipica da film apocalittico, le tragedie dei corpi esanimi estratti da quelli mani nude, che non sentono il peso del dolore e della fatica perché lì sotto c’è ancora speranza.

L’immagine è sempre la stessa, giornalisti stremati che raccontano il giorno della devastazione, addetti della Protezione Civile che aggiornano il bilancio di vittime e dispersi, e poi quella diretta televisiva che ti mantiene incollato allo schermo con la speranza che gli uomini-ruspa possano estrarrre da quella catastrofe vite umane.

L’Italia è il paese più bello del mondo e lo dimostra il lavoro incessante degli uomini-ruspa e tutta la solidarietà concreta che sta abbracciando teneramente il Reatino e il basso Piceno.

A scavare tra le macerie, ad allestire le tendopoli, a confortare gli anziani seduti al centro di una piazza che non c’è più ci sono uomini e donne, soldati e vigili del fuoco, speleologi e soldati dell’esercito. A confortare le vittime del terremoto ci sono anche loro i politici, che negli ultimi 60 anni non hanno fatto praticamente nulla per mettere in sicurezza quel pezzo di terra fragile che divide l’Europa dall’Africa, quel pezzo di terra dove le pericolose faglie tettoniche e i vulcani si intersecano con un sistema corrotto dalla base fino al culmine della montagna (tanto non succederà mai a noi).

Adesso basta, bisogna ricostruire il nostro Paese partendo proprio dalle macerie di Accumoli, Amatrice e Pescara del Tronto. Non vogliamo più rivivere questo incubo, non vogliamo più rivedere quelle immagini che accompagnano terremoti, fenomeni bastardi che potevano, o meglio dovevano essere limitati con la prevenzione e il raziocinio. Siamo nel ventunesimo secolo, ma l’Italia delle costruzioni vive ancora nel medioevo del Medio Oriente.

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