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Il Principe del Bernal, Diego Milito

A volte un giocatore si può scoprire fuoriclasse anche a 30 anni, col sacrificio e le occasioni giuste. La storia di Diego Milito, il principe del Bernal

Il Principe del Bernal, Diego Milito
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Il Principe del Bernal Diego Milito nasce il 12 giugno 1979. In quel periodo la sua Argentina è campione del mondo da meno di 1 anno e il piccolo Diego non sa ancora che anche nel suo futuro ci saranno trionfi simili a quelli di Kempes e compagni. Un anno dopo, nel 1980, nasce il fratello Gabi, ma è su Diego che il dio del pallone ha posato sugli occhi e qualche anno dopo si scoprirà perché.

Il Principe del Bernal: le prime comparse

Le prime comparse di Diego, nel calcio professionistico, sono dei primi anni 2000 quando, poco più che ventenne, esordisce nel campionato di apertura del 2001 segnando 34 gol in 137 partite. I numeri, come sentite, non sono da campionissimo e Diego non viene notato da nessun club europeo. E come potrebbe essere diversamente con questi numeri? Farlo venire nel grande calcio, in questo periodo, sarebbe quasi come dare la patente ad un minorenne.

Ma un giorno una persona, Enrico Preziosi, si traveste dal dottor Doc Brown, lo scienziato pazzo di ritorno al futuro, viaggia nel futuro di qualche anno e al suo rientro ingaggia il Principe del Bernal, cosi chiamato in quegli anni per l’incredibile somiglianza con Enzo Francescoli, un altro che con i piedi ci sapeva fare discretamente. L’unico Principe, il più conosciuto, per adesso è Francescoli; ma tempo al tempo.

Il Principe del Bernal, Diego Milito con la maglia del Genoa

Diego Milito con la maglia del Genoa

Al Genoa si comincia a intravedere il Milito che verrà. Diego arriva nel grande calcio tardi, ha 25 anni e di solito a quest’età si è già quasi affermati. Lui deve rimboccarsi le maniche e costruirsi il suo personale pezzo di gloria mattone dopo mattone. Il primo e significativo è l’esordio nel nostro calcio, al Genoa, dove nel 2004/2005 timbra 21 gol in 39 presenze. Il Principino comincia a volare.

I liguri retrocedono in Serie C per mano dei giudici ma Milito è ormai esploso e stavolta un club importante in grado di lottare per i vertici alti che si accorge di lui c’è: è il Real Saragozza che gli da la grande opportunità di disputare il primo vero grande campionato, la Liga. La torta spagnola alla Milito è ben farcita: 53 gol in 108 partite. La ciliegina? il prestigiosissimo poker di reti rifilato in una sola partita ai galacticos del Real Madrid l’8 Febbraio 2006. E’ il primo vero momento di gloria.

Madrid, un nome che comincia a portargli bene. Perde la finale della coppa del Re con gli spagnoli nello stesso anno e a 27 anni si comincia a chiedere se mai un giorno riuscirà a rifarsi. Beh, lo farà e anche con gli interessi. L’anno seguente Diego con 23 centri si piazza secondo nella classifica della Liga dietro il centravanti del Real Madrid Ruud Van Nistelrooy e ora non può più giocare a nascondino. Il principino è ora un Principe vero.

Il Saragozza retrocede l’anno seguente, 2007-2008, e qui alcuni cominciano a pensare che oltre che un perdente, Milito sia anche una sorta di uccello del malaugurio dopo la retrocessione col Genoa alla quale aveva partecipato solo qualche anno prima. Ma sono solo pie illusioni di chi gli vuole male o di chi non mangia costantemente pane e pallone. Ben presto il brutto anatroccolo si trasformerà in Cigno.

Il Genoa – sì, sempre il Genoa di Preziosi – crede in lui per la seconda volta e all’età non più verde di 29 anni lo riporta in rossoblu. Il risultato è stupefacente: Milito segna 24 gol e si porta letteralmente sulle spalle il Genoa per tutto il campionato. Il principe vola sempre più in alto.

Il Grifone, grazie alle sue straordinarie prestazioni, si qualifica per l’Europa League ma deve dirgli addio proprio sul più bello. Nell’estate 2009 il presidente nerazzurro Massimo Moratti, stanco di aspettare una Champions inseguita per troppi anni e mai nemmeno sfiorata, diventa Archimede Pitagorico e ha la geniale intuizione: si priva del suo gioiello Zlatan Ibrahimovic cedendolo al Barcellona e punta tutto su Diego. Quasi tutti prendono per matto il patron dei neroazzurri. Ma come? vuole vincere la Champions League e cede Ibra, uno dei migliori attaccanti al mondo e pluriscudettato, per prendere uno più vecchio di due anni e che non ha mai vinto niente nella sua carriera?

Milito ha tutta la pressione addosso, deve sobbarcarsi tutta l’eredità lasciata da mister tre scudetti consecutivi e capocannoniere della Serie A in carica. Forse troppo per un 30enne bravo ma forse non ancora un fuoriclasse? Macché. Il Principe fa l’incantesimo e cancella Ibra dalla memoria degli interisti disputando la stagione perfetta. 30 gol stagionali, scudetto, Coppa Italia, Champions League.

Il Principe del Bernal, Diego Milito, esulta dopo il secondo gol al Bayern Monaco nella finale di Champions League del 22 maggio 2010

Diego Milito esulta dopo il secondo, meraviglioso gol al Bayern Monaco nella finale di Champions League del 22 maggio 2010

Nella leggendaria notte di Madrid, il 22 maggio del 2010, la corona del Principe Milito brilla che è un piacere. I due diamanti più pregiati? Le due perle con le quali Diego distrugge il Bayern Monaco e manda il delirio l’intero popolo nerazzurro che grazie a lui può urlare al cielo una gioia infinita. Ora tutti hanno capito chi è Diego Milito. Forse persino lui ha capito qualcosa che prima non sapeva. Ha capito che ci si può scoprire fuoriclasse anche a 30 anni, col sacrificio e le occasioni giuste.

E poco importa se dopo quella notte il Milito del triplete si rivedrà solo per un altro anno, tutto il 2012, quando per altro diventa il miglior bomber di Serie A nell’anno solare. Poco importa se in nazionale non riesce a lasciare il segno come nei club segnando solo 4 gol in 25 partite. Poco importa se il grave infortunio a inizio 2013 gli fa chiudere il sipario sul nostro calcio in modo prematuro.

L’immagine di lui che vola, nella notte di Madrid, in una meta senza più confini rimarrà stampata nella storia di questo sport come una cartolina che ci racconta una lezione di calcio e di vita da tramandare a giovani e meno giovani: se c’è il talento prima o poi, presto o tardi, sboccerà, come una ginestra nel deserto. Non importa il tempo che ci è voluto e il tempo che durerà, non importa se qualcuno tenterà di calpestarla, semmai ci riuscirà. E’ fiorita ed è l’unica cosa che conta.

A Diego Milito è bastata una notte da re, cigno e amuleto per cancellare anni da principino, brutto anatroccolo e menagramo. Il suo ritiro, a 36 anni, nella “Sua” Argentina e nel “Suo” Racing e nel suo giorno, quel 22 maggio tanto significativo per lui, è il degno lieto di fine di una storia speciale. Chi ve lo ha raccontato ha dovuto necessariamente ricordare i momenti bui della sua carriera; per tutti gli altri il principe del Bernal Diego Milito sarà sempre l’uomo del triplete.

Gabriele Quirino

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