Enrico Steidler
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Poca libertà di stampa? Ovvio: da quando in qua la libertà piace agli italiani?

Nell'annuale classifica della libertà di stampa nel mondo stilata da Reporters sans frontières l'Italia figura al 77esimo posto (su 180), alle spalle di Paesi come il Burkina Faso e il Nicaragua. Tragedia nazionale? Ma va, considerando chi siamo noialtri è un risultato confortante

Poca libertà di stampa? Ovvio: da quando in qua la libertà piace agli italiani?
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Sarà vero che siamo messi così male? All’indomani dell’ennesima débâcle tricolore (per Reporters sans frontières, la pluridecorata organizzazione non governativa che si occupa di libertà di stampa nel mondo, l’Italia è al 77esimo posto nel mondo e perde 4 posizioni rispetto al 2015), questa è la domanda che si fanno un po’ tutti. Alcuni dicono di no: la classifica di RSF, secondo loro, non è attendibile; altri, invece, rispondono affermativamente, e temono che il futuro – considerando un presente fatto di cause esogene (intimidazioni, violenze, querele ‘temerarie’, ecc.) ed endogene (innata propensione al servilismo dell’italica stirpe, clientelismi vari, ecc., ecc.) ugualmente incancrenite – ci riserverà ulteriori retrocessioni. Tutto nasce, però, da una domanda mal posta. Quella corretta, a mio giudizio, è la seguente: sarà vero che siamo messi così bene?

E già, perché se fosse possibile misurare l’amore per la libertà in generale, e la consuetudine con essa, l’Italia faticherebbe a guadagnarsi il 150esimo posto, altro che 70 o giù di lì. Da dove salta fuori, quindi, una classifica ‘parziale’ così benevola? Perché mai dovremmo credere alla favoletta di una stampa tutto sommato quasi libera in un Paese dove la cultura liberale – ridotta oggi come ieri a vaso di coccio fra vasi di ferro – è sempre stata vista con sospetto e ostilità? Sia da destra che da sinistra? Per non parlare del centro?

Insomma, tutto ciò è contro la logica, diciamolo, e fa a pugni con la nostra storia. Sbaglio, o è l’Italia quel fertile terreno che partorì il fascismo (cioè la tomba di ogni libertà)? E che garantì al suo fondatore, ex giornalista dell’Avanti, un sostegno vasto e caloroso? E chi ha prodotto, poi, il partito filo-stalinista più agguerrito dell’Europa occidentale? Sarà mica, per caso, lo stesso Paese che non ha mai perso l’attitudine a genuflettersi in massa di fronte a un potere – la Chiesa – fra i più illiberali di sempre? E che ora si allarma (ma è tutta scena: in realtà il ‘me ne frego’ va sempre di moda) per una classifica internazionale ritenuta non ‘all’altezza’ di cotanta tradizione?

Ma dico, scherziamo? Noi italiani abbiamo una tara oscurantista nel Dna, lo dice la storia, e oggi è più che mai operativa a tutti i livelli, dal governo – che mette alla berlina le prime pagine dei quotidiani nemici e ora studia nuove forme di bavaglio – alle opposizioni (vedi Beppe Grillo, ad esempio, e i suoi ripetuti, veementi attacchi ai giornalisti). E che dire, poi, del popolo sovrano? Quello che ha sempre relegato in un cantuccio l’unico partito liberale della storia repubblicana (i radicali di Marco Pannella)? E che fra pochi giorni celebrerà come se come se fosse roba sua quella libertà che gli fu consegnata sulla punta delle baionette angloamericane?

77esimi su 180? No, non è possibile. Troppo bello per essere vero.

Enrico Steidler

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