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Cronaca

Terrorismo: se perde l’Europa chi ci salverà dagli europei?

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Com’era facilissimo prevedere, l’ennesimo, vigliacco attentato terroristico firmato Daesh ha di nuovo messo a nudo tutta la sostanziale fragilità del Vecchio Continente. Quella delle istituzioni e degli strumenti di prevenzione e contrasto, innanzitutto, come sottolineano opportunamente numerosi commentatori, ma anche quella etica.

Non mi riferisco, in questa sede, all’infimo profilo morale-medio di chi oggi governa la baracca europea (nani miserabili in confronto ai giganti che videro nell’unione l’unico antidoto al Male), e neppure all’ira funesta dei guerrafondai di professione, ma a quel diffuso risentimento anti-europeista – puntualmente ingrossato dalle bombe – che si alimenta di mille ragioni per condurci al peggior torto che si possa immaginare.

Qual è, infatti, secondo il variegato popolo degli euro-scettici, il senso più autentico della strage di Bruxelles? Che l’integrazione è un miraggio, ecco qual è, e il discorso non vale solo per l’immigrato islamico – di prima o terza generazione che sia – e la nostra società, ma anche per il greco e lo svedese; uomini, cioè, che si possono far convivere sotto lo stesso tetto solo appiattendone le differenze e diluendole in una nuova e più ampia identità culturale. Posticcia, naturalmente.

Se è per questo, provate a pensare al fiammingo e al vallone, che si somigliano come cane e gatto, oppure al triestino e al calabrese, ‘Asburgo’ l’uno, ‘Borbone’ l’altro, e capirete quanto sia ugualmente fasulla l’identità nazionale del Belgio e dell’Italia. Detto questo, che facciamo? Riduciamo l’Europa a un pulviscolo di stati e staterelli nel nome della sacrosanta sovranità nazionale? E delle mille, anzi centomila ragioni di chi censura i crimini e misfatti di Eurolandia? Siamo sicuri che sia giusto? E che sia ‘sicuro‘?

Oggi versiamo lacrime per le vittime di Bruxelles, ma settant’anni fa, quando le menti migliori della politica continentale (faccio sette nomi in ordine alfabetico: Adenauer, Bech, De Gasperi, Monnet, Schuman, Spaak e Spinelli) cominciavano a pensare a una ‘casa comune’ per sassoni e siciliani, tutta l’Europa era ridotta a un cumulo di macerie fumanti, e i colpevoli di una simile tragedia eravamo noi europei. Noi avevamo partorito le peggiori e più nefaste ideologie della storia; noi avevamo scatenato due guerre mondiali e provocato milioni di morti. Come si poteva superare una volta per tutte la secolare, sanguinaria litigiosità delle diverse etnie continentali se non comprimendole in un’unione politica e amministrativa? Un disegno lungimirante, senza dubbio, quello dei Padri fondatori, forse un’utopia, ma di sicuro un nobile ideale dopo decenni di ignobili deliri e patriottici egoismi.

Certo, col passare del tempo l’ideale si è corrotto, ed è sotto gli occhi di tutti, però è la cosa migliore che siamo riusciti a produrre da più di un secolo a questa parte. E gli europei che temono la ‘Superpolizia’ e la progressiva cessione di sovranità nazionale dovrebbero pensare all’uso che ne faceva il loro Paese quando non doveva rispondere di niente a nessuno.

Guai a noi, in fondo, se per buttare l’acqua sporca gettiamo via anche il bambino. Non avremmo futuro, a prescindere dai terroristi.

Enrico Steidler

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