Enrico Steidler
No Comments

Utero in affitto? Sempre meglio dell’esproprio delle anime

Utero in affitto? Sempre meglio dell’esproprio delle anime
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Dicono che chi ama veramente i cani ne adotta uno al canile, magari un bastardone vecchietto cui regalare almeno uno scorcio di felicità. Chi li ama per modo di dire, invece, se li compra: cuccioli di razza, naturalmente, creature destinate a ricevere gli stessi nomi di tanti loro colleghi bipedi (Ariel, Luna, Sasha, Tobia, ecc.) e che sono al mondo solo perché esiste un mercato a dir poco maleodorante. Tutto ciò è spesso e in gran parte vero, non sempre e del tutto.

Allo stesso modo, sono in molti a sostenere che chi ama veramente le persone, cioè l’umanità, ne adotta i ‘cuccioli’ già esistenti, e di sicuro non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello di commissionarne di nuovi approfittando dei paradisi neonatali esteri. Ok, come sopra: è vero, ma anche no. Cosa sia il vero amore, infatti, e quali siano gli obblighi morali che ne derivano, è materia sulla quale hanno certezze assolute solo gli ultra-ortodossi delle varie chiese sparse sul pianeta, potenti consorterie che con il più nobile slancio dell’animo umano hanno sempre avuto ben poca confidenza, a meno che per ‘amore’ non si intenda anche quello consumato furtivamente nella penombra delle sacrestie.

Nichi Vendola con il compagno Ed Testa

Nichi Vendola con il compagno Ed Testa

Diffidare di costoro, quindi, e delle loro alate parole, è un obbligo morale, questo sì, il cui rispetto, tuttavia, non garantisce automaticamente il giusto risultato. Se si parla di surrogazione di maternità, infatti (cioè di quella cosa che viene definita utero in affitto da chi la detesta e che pone innumerevoli questioni di natura bioetica), si affronta un campo minato in cui non basta andare a destra se certa gente suggerisce sinistra per uscirne sani e salvi. Insomma, per dirla in parole povere è un grandissimo casino, e se proviamo a fare la cosa più saggia (semplificarlo) ci accorgiamo ben presto che non prevale alcuna ragione, ma solo un dubbio altrettanto grande.

In ballo, infatti, non ci sono solo Massimi Sistemi come l’amore e l’egoismo, cioè quel sentimento – in fondo molto più naturale dei matrimoni santificati dai zitelli – che ora viene rinfacciato a Nichi Vendola, ma veri e propri ‘monoliti neri’ della nostra cultura, questioni vastissime e tuttora irrisolte. A chi appartiene la vita, tanto per cominciare? Appartiene a Dio, rispondono in coro le pie istituzioni di cui sopra, e quindi a noi che lo rappresentiamo, ed è per questo che marchiamo il territorio da quando esso inizia (battesimo) a quando finisce (funerale). E’ di proprietà dello Stato, replica chi vi obbliga ad andare al fronte se il vostro Paese scende in guerra. Appartiene al titolare e a lui soltanto, sostengono infine i cosiddetti liberali, specie molto diffusa nel mondo occidentale ma presente solo in tracce dalle Alpi in giù.

Appartiene al titolare, di conseguenza, anche la vita che decide di far generare a distanza grazie alle meraviglie della scienza e della tecnica? E’ giusto che possa farlo? E che differenza c’è, in fondo, con una vita generata ‘come Dio comanda’ se all’origine c’è solo la narcisistica pulsione a realizzare se stessi?

E cosa distingue, poi, l’egoismo dell’uomo moderno – etero o omo che sia – da quello dei suoi progenitori? Quelli che intendevano i figli come forza-lavoro e assicurazione sulla vita? E che usavano le figlie per combinare matrimoni benedetti dal clero e dalla società civile? Cosa c’entra l’amore con tutto ciò? E’ corretto, sotto questo aspetto, parlare di antichi valori minacciati da nuove usanze ‘amorali’? Ed è giusto che a censurare Vendola nel nome dei Diritti e della Giustizia sia una combriccola di politicanti e imbonitori porporati cui non frega un accidente né degli uni né dell’altra? Sarebbe questa la ‘morale‘?

Ai lettori l’ardua sentenza. Per quanto mi riguarda, credo che la nostra vita appartenga a noi, e quindi non riesco a trovare ragioni valide per impedire a una donna di fare del suo utero quello che vuole. Di sicuro, so come viene considerata la vita da chi usa i bambini ‘surrogati’ per estendere, o perlomeno conservare, il suo potere su di noi. E se proprio devo scegliere, preferisco mille volte l’utero in affitto all’esproprio delle anime.

Enrico Steidler

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *