Enrico Steidler
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Trainspotting, una meraviglia lunga vent’anni

Trainspotting sta alla droga e al disagio giovanile come 'Quei bravi ragazzi' sta alla mafia e 'Full metal jacket' al Vietnam: film insuperati, forse insuperabili

Trainspotting, una meraviglia lunga vent’anni
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Vent’anni fa, il 23 febbraio 1996, usciva nelle sale cinematografiche londinesi il film più geniale degli ultimi vent’anni: Trainspotting. Dopo un minuto e 45 secondi dall’inizio della proiezione, cinque tossici scozzesi erano già entrati nella storia del cinema.

Scegliete la vita – esorta la voce narrante del protagonista Mark Renton-Ewan McGregor mentre scorrono le frenetiche immagini di alcuni ragazzi che se la danno a gambe per le vie del centro di Edimburgo inseguiti dalla polizia scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici – Renton viene investito da una macchina: si rialza, appoggia le mani sul cofano e si mette a ridere Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?”.

Una celebre inquadratura di Trainspotting

Una celebre inquadratura di Trainspotting

Inserito al decimo posto nella classifica dei migliori 100 film britannici del XX secolo dal British Film Institute (e considerato dal pubblico d’oltremanica il più bel film scozzese di tutti i tempi), Trainspotting ha tutto quello che serve per guadagnarsi l’immortalità. Il genio, innanzitutto, come si diceva prima, quello dello scrittore Irvine Welsh (il cui omonimo romanzo del ’93 è la base su cui poggia il capolavoro. A proposito: se non lo avete letto fatelo al più presto), e dell’altrettanto ‘stupefacente’ regista Danny Boyle.

Poi, come logica conseguenza, un racconto avvincente e originale, realistico e al tempo stesso fantastico, meravigliosamente cinico e straordinariamente ironico. Un racconto pieno zeppo di sequenze al fulmicotone (una su tutte, forse la più famosa: Renton che si tuffa nel ‘wc più sporco della Scozia’ per recuperare una supposta oppiata) e di dialoghi, monologhi, battute e intuizioni (“Dianne aveva ragione: il mondo sta cambiando, la musica sta cambiando, le droghe stanno cambiando, perfino gli uomini e le donne stanno cambiando. Tra mille anni non ci saranno più maschi e femmine, solo segaioli”) ugualmente memorabili.

Da incorniciare, naturalmente, sono anche i personaggi, cinque sbandati – il protagonista Renton, l’irascibile Begbie, l’innocuo Spud, il buon Tommy e il viscido Sick Boy – descritti alla perfezione per quello che sono: carnefici, più che vittime, della società, eccezion fatta per il migliore di tutti, l’unico a lasciarci le penne (“Sapevi sempre la verità da Tommy. Era una delle sue grandi debolezze: non diceva mai bugie, non prendeva mai droghe e non fregava mai nessuno”). Sullo sfondo, si agita una collettività umana fatta di poche luci e molte ombre, una realtà sofferente e quasi surreale alla quale i nostri eroi si adattano ‘disadattandosi’: “Le strade schiumano di droghe contro il dolore e l’infelicità. Noi le prendevamo tutte. Ci saremmo sparati la vitamina C se l’avessero dichiarata illegale”.

Infine, last but not least, una virtù che è rara ovunque, figuriamoci nella fiction: la sincerità. “La gente pensa che si tratti di miseria – dice Renton a proposito di eroina e di ‘sana tossicodipendenza’ – disperazione, morte, merdate del genere, che pure non vanno ignorate. Ma, quello che la gente dimentica è quanto sia piacevole, sennò noi non lo faremmo. In fondo non siamo mica stupidi! Almeno non fino a questo punto, e che cazzo! Prendete l’orgasmo più forte che avete mai provato. Moltiplicatelo per mille. Neanche allora ci siete vicini”.

Insomma, se a tutto ciò si aggiungono pure gli attori (strepitosi), la fotografia, la colonna sonora (si va da Iggy Pop a Lou Reed), ecc., ecc., allora è doveroso concludere che Trainspotting non ha tutto per guadagnarsi l’Olimpo: ha qualcosa di più. E adesso, viene da chiedersi, quanti anni dovremo aspettare per rivedere un filmone come questo? Allegria, forse solo uno. E’ prevista per il 2017, infatti, l’uscita dell’attesissimo sequel con gli stessi protagonisti e un titolo che è tutto un programma: ‘Porno’. “È una delle migliori sceneggiature che abbia mai letto – ha dichiarato Begbie-Robert Carlyle commentando il lavoro firmato da John Hodge – Sono passati venti anni, la storia quindi racconterà di come sono cambiate le vite dei protagonisti… o di come non lo sono. Forse qualcuno non ha fatto grandi passi avanti”.

Ok, le premesse ci sono tutte. Io non vedo l’ora.

Enrico Steidler

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