Enrico Steidler
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Sanremo 2016, la migliore è Dolcenera. Elii geniali e furbetti: le pagelle

Nota di merito anche per Annalisa e Chiara Dello Iacovo. Disastrosi Clementino, Scanu e Bernabei

Sanremo 2016, la migliore è Dolcenera. Elii geniali e furbetti: le pagelle
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Prima serata del Festival: 0 canzoni sopra la sufficienza (solo Noemi la sfiora appena), 0 indecenze. Seconda serata: 4 e 3. Ieri è andata meglio, quindi. O meno peggio, fate voi.

Chiara Dello Iacovo (“Introverso”) 6,5 – Lei e la sua Intro – dentro – verso – giusto opposto ricordano vagamente Edie Brickell e altri mille autori (come minimo). L’originalità non è di casa, insomma, e tuttavia la coppia Chiara-canzone funziona alla perfezione e si guadagna giustamente la finale. Primo passo verso un fulgido futuro? Io ci scommetterei.

Cecile (“N.E.G.R.A.”) 5 + – Anche lei ha tutti i numeri per fare carriera, ma a Sanremo porta una musica che nelle intenzioni dovrebbe ‘spaccare’ e invece rischia solo di ‘rompere’. Soprattutto alla lunga. Il testo ha qualche lampo qua e là (“Alla mamma che mi nota e stringe il figlio a sé, a chi all’asilo mi faceva già strane domande, come ad esempio che colore avessi il sangue”), ma poi fa esattamente la stessa fine della melodia.

Irama (“Cosa resterà”): 4“E no, io non ti dico cosa provo no” canta Irama nel ritornello dopo averlo fatto per più di un minuto senza alcuna pietà per il povero ascoltatore. Parole a raffica, pensieri imberbi, titolo improponibile, fuffa melensa. Andiamo oltre.

Ermal Meta (“Odio le favole”): 4/5 – Dicono che il pezzo presentato sul palco dell’Ariston non sia il meglio del suo repertorio, e c’è da crederci. Però ha le astuzie giuste per compiacere i polli sanremesi, quindi ha il suo perché. Altri non ne vedo.

Dolcenera (“Ora o mai più”): 7,5 – La migliore canzone del Festival, il che è un elogio ma anche no se si considera il punto di riferimento. Comunque sia, Ora o mai più è un pezzo più che gradevole, forse non originalissimo ma interpretato con grande intensità da una musicista vera. Roba da gridare al miracolo coi tempi che corrono.

Elio sul palco di Sanremo

Elio sul palco di Sanremo

Clementino (“Quando sono lontano”): 2 – In una ‘sagra’ (come ha definito Sanremo la strepitosa Carla Fracci-Virginia Raffaele: voto 8) spaventosamente livellata verso il basso era mancato fin qui il vero e proprio infimo. A colmare la lacuna ci ha pensato Clementino con un rap ‘bilingue’ – italiano e napoletano – di rara mediocrità, dove le pochissime parole degne di essere trascritte naufragano miseramente in un mare di note puerili e di pensieri scontati. Per Jovanotti, così si legge su Youtube, Clementino è uno degli artisti più promettenti del momento. Meno male che non è vero.

Patti Pravo (“Cieli immensi”): 4,5 – E va bene che lei è lei e fa quello che vuole, ma cantare con un filo di voce una canzone banalissima se/ce lo poteva risparmiare. Porta sul palco l’immagine di una donna distrutta dal Photoshop: non è il caso di infierire ulteriormente.

Valerio Scanu (“Finalmente piove”): 2 – Vedi alla voce ‘Clementino’. Il meglio del peggio, sonnolenza e fastidio, sbadigli e irritazione. In due parole, Valerio Scanu.

Francesca Michielin (“Nessun grado di separazione”): 3,5 – Che barba che noia, che noia che barba. Vestita come una di quelle pie donne che citofonano la domenica mattina alle 8 per chiedervi se volete parlare di Dio, la vincitrice dell’edizione 2011 di X Factor canta un pezzo che starebbe benissimo al raduno annuale delle giovani marmotte, fra Ci son due coccodrilli e un orangotango e Mattone su mattone viene su una grande casa. Commovente. Devastante.

Alessio Bernabei (“Noi siamo infinito”): 2 – Vedi alla voce ‘Valerio Scanu’. “Il tuo corpo è la sommaahhh di tutti i desideeeerihhh”: roba da deenunciaahhh…

Elio e le Storie Tese (“Vincere l’odio”): 7,5 – Sette ritornelli suonati (splendidamente) uno dietro l’altro prima di arrivare all’esilarante conclusione. Testo da 110 e lode, padronanza assoluta dell’arte, ironia galattica, missione sberleffo compiuta alla grande. O quasi. Sì, perché anche il troppo – genio iconoclasta, nel caso degli Elii – a volte può stroppiare. Almeno un po’.

Neffa (“Sogni e nostalgia”): 5 – Prendete una scatola ben confezionata con tanto di fiocchetto colorato, apritela e dentro non c’è niente: questa è la canzone di Neffa. I tempi della stupefacente Io e la mia signorina sono lontani purtroppo.

Annalisa (“Il diluvio universale”): 7 – Lì per lì sembra la solita lagna da zittire con una scarpata catartica sulla tv, ma poi si capisce ben presto che con Annalisa c’è tutto, sia il pezzo che l’artista. Non male, davvero.

Zero assoluto (“Di me e di te”): 3,5 – Ha un pregio da 8 – il ritmo andante allegro, merce rara al Festival – e tutto il resto rasoterra o giù di lì. Il voto è la (benevola) conseguenza.

Enrico Steidler

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