Enrico Steidler
No Comments

Prima serata del Sanremo-Potëmkin: ecco le pagelle

Non si salva quasi nessuno. Ora solo Elio può riscattare Sanremo

Prima serata del Sanremo-Potëmkin: ecco le pagelle
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Pronti, via. Cominciamo con il voto (3) alla prima serata del Festival, una delle più noiose e deludenti della storia. Se si pensa che negli ultimi giorni i tre eventi mediatici made in Renzilandia più diffusi nel globo sono stati il Family Day, il Tour della Mummia e il Sanremo-Potëmkin viene davvero voglia di usare il passaporto – e non il canone Rai – come bersaglio per le freccette. Il che è tutto dire. Ma andiamo avanti.

Scenografia: 4 – Lucine, lucione, stelline varie, solita scala, specchi e smalti da Fiera del Sanitario: difficile distinguere il palco dell’Ariston dal mega-cesso di un emiro. L’unica vera differenza, forse, è l’orchestra (10).

Carta da parati 1 (Madalina Ghenea): 1 – Si presenta indossando una specie di lampadario tigrato dell’Ikea con fantasie Rorschach (voto 8+ su Vanity Fair) sul quale non è stato applicato il bavaglio: “Spero che mio padre non si addormenta”, dice alludendo al genitore che guarda il Festival in tv. Imbarazzante.

Carta da parati 2 (Gabriel Garko): -1 – E’ la parodia involontaria di se stesso. Racconta un aneddoto familiare da riaprire la Cayenna solo per lui e guarda sempre la telecamera col sorriso imbalsamato e lo sguardo fecondatore. Patetico.

Virginia Raffaele: 6,5 – E’ brava e spigliata, ma il testo non la sostiene e si ride col contagocce.

Carlo Conti, conduttore del Festival di Sanremo

Carlo Conti, conduttore del Festival di Sanremo

Carlo Conti: 6 – Se escludiamo il goffo Signori e signore, l’ancor più goffo tentativo di telecomandare l’arzillo centenario Giuseppe Ottaviani (ora parla-ora muto-ora fuori dalle balle), le 1784 piccole sbavature, la cortigianeria Sanremo style col super-ospite di turno (Sir ripetuto 100 volte Elton) e il look da pinguino (voto 9 su VF) allora se l’è cavata alla grande. Soprattutto se paragonato allo sfondo di cui sopra.

Lorenzo Fragola: 5 – Canzoncina festivaliera senza infamia e senza lode. Lui è simpatico, emozionatissimo e vestito come Nicola Di Bari. Ma canta come Lorenzo Fragola, almeno il Fragola di ieri sera. Rivedibile.

Noemi: 6 (stiracchiato) – E’ la composizione più originale e lei è bravina, però… nella borsa di una donna…cioè…hai capito? Cioè… Du palle.

Dear Jack: 5 – Ennesima Boy Band sulla quale non è il caso di infierire più di tanto. Stesso discorso vale per la canzoncina.

Caccamo-Iurato: 5 – Ennesimo duo di giovani piccioni che si scambiano ammiccamenti da bollino rosso e cantano tubando. Il pezzo parte benino, ma poi degenera rapidamente nella solita sanremata melensa e appiccicosa. Chi ha scelto i vestiti della coppia è un genio del Male.

Stadio: 4 – La controfigura degli Stadio che furono. Un inno (involontario) alla memoria, una lagna cantata lagnosamente da un impresario delle pompe funebri che somiglia vagamente a Gaetano Curreri. Una prece.

Arisa: 5 – Con il look di chi scende al Discount per prendere le uova e i capelli pettinati alla Kim Jong-un, Arisa canta molto bene una canzone brutta al punto giusto. Basterà per vincere? Di solito basta. Vedremo.

Enrico Ruggeri: 5 – Meglio degli Stadio, peggio del minimo che ci si aspetta da lui.

Bluvertigo: 4 – Atroce. Anzi: Semplicemente atroce. Vedere una finta rockstar col pizzetto (Morgan) che tiene lo strumento al contrario (e poi lo getta) come faceva Jimi Hendrix è Semplicemente atroce. La musica, il testo, l’arrangiamento, la performance canora: tutto è Semplicemente atroce. E poi dicono che Morgan è un genio della musica: Semplicemente ridicolo.

Rocco Hunt: 5 – Un po’ funky, un po’ rap, tanta fuffa.

Irene Fornaciari: 5,5 – Testo impegnato e interpretazione misurata. Ma le belle canzoni sono un’altra cosa.

Super-ospite 1 (Laura Pausini): 8 – Voce da vendere, professionalità a mille, presenza scenica, simpatia, savoir faire. Se non fosse vestita (e truccata) come Moira Orfei sarebbe perfetta.

Super-ospite 2 (Elton John): 8 – Anche lui si agghinda in modo terrificante (la giacca con le lettere E e J stampate sulla schiena, il crocifisso-orecchino, i lustrini luccicanti, ecc.) e anche lui è una forza della natura. Rianima il pubblico di zombie dell’Ariston e fa sentire a tutti qual è la differenza fra la musica degna di questo nome e il Festival di Sanremo. Questo Festival, soprattutto. E dire lo hanno pure pagato per umiliarli. Grande Elton.

Enrico Steidler

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *