Davide Terraneo
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Mercato di gennaio, la Serie A ha imparato?

Pochi colpi dei club principali, con rincalzi più che grandi rivoluzioni e cessione degli esuberi. Qualcosa sta cambiando nella mentalità delle big?

Mercato di gennaio, la Serie A ha imparato?
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Mercato di riparazione, e non di rivoluzione. Per la prima volta finalmente è andata davvero così, almeno in Serie A. Addio all’ansia di dover stravolgere i piani a metà stagione con acquisti a effetto, benvenuta lungimiranza e “cedo prima di acquistare”. Merito della riduzione delle rose, certo, ma forse qualcosa è cambiato.

TANTI ADDII, POCHI ARRIVI – Sembra essere cambiata completamente la strategia nella sessione di calciomercato dei migliori club di Serie A, come dimostrano le esperienze di Inter e Milan. L’anno scorso i nerazzurri, anche per accontentare il neo tecnico Mancini per il miglioramento della rosa, avevano portato a Milano Podolski, Shaqiri, Brozovic e Santon nel giro di un mese, rinunciando di fatto solo al giovane M’baye. Scommesse importanti e tutt’altro che riuscite, almeno per quanto riguarda i primi due e il terzino. In questa sessione invece hanno salutato gli esuberi Ranocchia, Dodò, Vidic (a fine carriera) e Montoya insieme a Guarin, che con la sua partenza ha lasciato spazio a Eder. Tante cessioni per arrivare a un unico colpo, questo è lo spirito del mercato di gennaio. Discorso simile anche per il Milan, che solo 12 mesi fa regalava a Inzaghi Cerci, Paletta, Suso, Destro, Antonelli e Bocchetti a fronte della partenza (in prestito) di Saponara, Torres e Matri. Inutile sottolineare la sproporzione nei ruoli creata in rosa da questi assestamenti di mercato. Lezione imparata dalla dirigenza, che a Mihajlovic ha regalato il solo Boateng a parametro zero, rescindendo con De Jong e mandando a Genova in prestito Suso e Cerci. Trovata qualche differenza?

CAMBIO ALLA PARI – Hanno invece deciso di acquistare solo per rimpiazzare Fiorentina e Roma, entrambe alla ricerca di un posto in Champions League. I viola sono stati i più attivi tra le big di Serie A tra entrate e uscite, ma si sono limitati a sostituire ogni partente: in difesa è arrivato Benalouane per Gilberto, a centrocampo Tino Costa e Konè rimpiazzano Bakic, Suarez e Verdù e in attacco il ritorno in Spagna di Pepito Rossi e l’avventura al Verona di Rebic hanno liberato lo spazio per Tello e Zarate. Stessi numeri, qualità aggiunta. In barba alle contestazioni dei tifosi, a cui ha risposto sul campo l’argentino ex Inter e Lazio. La Roma invece ha fatto tesoro dell’esperienza della scorsa stagione (con le meteore Doumbia, Ibarbo e Yanga-Mbiwa) per concentrarsi su tre colpi mirati a fronte della cessione di tre delusioni. Via dunque l’inutilizzato Cole per accogliere Zukanovic e i deludenti Gervinho-Iturbe per puntare su El Shaarawy-Perotti. Spalletti è felice, le casse societarie anche.

UNO SGUARDO AL FUTURO – Con le rose attuali che mostrano una superiorità su tutte le avversarie di Serie A, Juventus e Napoli si sono limitate a piazzare colpi per il futuro. I bianconeri si sono assicurati i giovani Di Massimo e Mandragora, i partenopei hanno scelto Grassi e Regini per affidarli alla cura Sarri. Dalla Campania poi tanti addii, nessuno doloroso. Pochi i tifosi che rimpiangeranno Fideleff, Henrique, Zuniga, e De Guzman, molti di più quelli che ringrazieranno per aver tenuto Gabbiadini. Mercato deludente magari, intelligente di sicuro. Forse la Serie A ha imparato la lezione. Grazie anche alle rose con un limite di giocatori.

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