Enrico Steidler
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Sami Abu-Yusuf, l’imam che ha bisogno della nostra umanità

Sami è a Colonia, Yusuf a quel paese: urge ricongiungerli

Sami Abu-Yusuf, l’imam che ha bisogno della nostra umanità
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Per alcuni è un singolare caso di bilocazione, per altri una peculiarità intrinseca di certi personaggi, ma sta di fatto che l’imam di Colonia Sami Abu-Yusuf (quello che ha detto “Le violenze di capodanno? Colpa delle donne, erano profumate e mezze nude. Non c’è da sorprendersi che gli uomini le abbiano aggredite”) è sempre in due posti diversi nello stesso momento: con il corpo è in Germania, con la mente è altrove, o per meglio dire indietro. Per ritrovarla, avvolta dai densi vapori che essa stessa genera ruotando vorticosamente intorno a un’unica idea fissa, occorre ritornare in quei luoghi tetri e insanguinati che la nostra società ha abbandonato secoli or sono grazie alla rivoluzione scientifica e liberale.

Che ne sa lei, povera mente separata da un corpo vuoto, un corpo in cui l’umanità è ridotta a pura apparenza, di quel mondo lontano? Delle sue conquiste? Della sua visione della vita? Come può accettare i suoi valori e comprendere che sono così saldi, malgrado le apparenze, perché liberamente condivisi? E’ forse in grado, da una simile distanza e coi suoi occhi offuscati, di distinguerli da una riprovevole frivolezza? O da una diabolica degenerazione da estirpare a palpate?

Ebbene, in poche parole questo è il triste sdoppiamento di Sami Abu-Yusuf, e ora sta a noi, noi che ci riteniamo contraddistinti da più evoluta sensibilità, stabilire una volta per tutte che certe strazianti separazioni non possono in alcun modo essere tollerate, e che dobbiamo adoperarci con ogni mezzo affinché Sami possa finalmente ricongiungersi con Yusuf. E’ evidente, sotto questo aspetto, che nessuno può schiodare da lì dov’è quella povera mente segnata dall’abbandono, quindi è il corpo che deve raggiungerla, è lui che deve andarsene. Subito. E’ un nostro obbligo morale.

Enrico Steidler

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