Enrico Steidler
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Lo strano caso del “giornalista” (Fazio) e dell’Ordine che non dovrebbe esistere

Lo strano caso del “giornalista” (Fazio) e dell’Ordine che non dovrebbe esistere
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Riduciamo il fatto di cronaca ai suoi aspetti salienti. Fabio Fazio è finito su tutti i giornali a causa di una pubblicità, quella per la Tim, che non era autorizzato a fare. Il noto conduttore di Che tempo che fa, infatti, è iscritto all’Ordine dei giornalisti della Liguria dal 1993, e nella Carta dei doveri dell’Ente presieduto da Vincenzo Iacopino si legge che “il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l’esercizio autonomo della professione, né può prestare il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell’autonomia professionale. Sono consentite invece, a titolo gratuito, analoghe prestazioni per iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali o comunque prive di carattere speculativo”. Tutto chiaro, quindi: il giornalista non assume. Punto. Per Fabio Fazio, invece, guarda caso, il punto è interrogativo: lui assume, ci mancherebbe, salvo poi chiederePosso? Se non posso ditelo chiaramente e io me ne vado.

FAZIO STYLE“Il 26 novembre scorso (scrive il fortunato proprietario di “70 vani distribuiti in due appartamenti a Milano, uno a Savona, due a Varazze, altri due appartamenti e una mega villa messa a nuovo e praticamente ricostruita a Celle Ligure con piscina olimpionica, dépendance e 7 mila metri di uliveto”, fonte Wikipedia) prima di iniziare le riprese della campagna pubblicitaria, ho inviato una formale comunicazione all’Ordine dei Giornalisti, Consiglio Regionale della Liguria, con la quale ho informato l’Ordine del fatto di accingermi a prestare il mio nome, la mia voce e la mia immagine per una campagna pubblicitaria istituzionale promossa da Telecom Italia sui vantaggi‘meravigliosi vantaggi’ pare avesse scritto in brutta copia, ma con uno slancio di virilità l’aggettivo è stato poi rimosso, ndr – delle nuove tecnologie e delle nuove forme di telecomunicazione. Ho chiesto all’Ordine di valutare se tale iniziativa sia compatibile con la mia iscrizione nell’Elenco dei pubblicisti e di provvedere alla mia cancellazione con decorrenza dalla data della stessa lettera nel caso in cui fosse ritenuta l’incompatibilità. Il Presidente del Consiglio dell’Ordine mi ha immediatamente risposto, da un lato ringraziandomi per la sensibilità dimostrata informando l’Ordine anticipatamente, dall’altro affermando di ritenere competente a decidere il Consiglio di Disciplina”. Ora, non faceva prima – e meglio – a cancellare spontaneamente la sua iscrizione? O a non accettare la ‘proposta indecente’? No, a quanto pare: prima vedo che tempo che fa – si è detto il nostro modello di sensibilità – e poi quel che succede succede. Nel frattempo io ‘assumo‘.

Fabio Fazio con Elisa (e il suo cd...)

Fabio Fazio con Elisa (e il suo cd…)

PREMIATA DITTA BARBATRUCCHI – A proposito di ‘Che tempo che fa‘: che cos’è il programma condotto da Fazio se non una spudorata televendita sotto mentite spoglie? Il luogo dove si reclamizza di tutto – dal libro al disco, dall’attività artistica ai provvedimenti del governo – a seconda dell’ospite vip di turno? E’ compatibile, questo reciproco accrescimento di prestigio (e di potere) fra ospitato e ospitante, con l’autonomia professionale in di cui sopra? E’ dal 2003, mica da ieri, che il barbatrucco va avanti indisturbato, ma evidentemente per l’Ordine dei giornalisti conta solo la forma: se l’approfondimento culturale è sufficiente a camuffare quella della pubblicità allora è tutto ok.

PAROLA D’ORDINE: ABOLIAMO L’ORDINE – E dov’era il benemerito Ente in questione (quello che nega l’esercizio della professione a chi non ne fa parte: roba da Ventennio, diciamolo, e infatti risale al 1925) fra il 1998 e il 2003, quando l’uomo che disse “E’ bello vedere un barista che toglie le slot machine perché stanco di vedere la gente giocarsi la pensione” era protagonista degli spot del Gioco del Lotto? Costui ha forse devoluto in beneficienza i suoi emolumenti, per caso? E se anche così fosse, come fa a essere compatibile tutto ciò con il ruolo salvaguardato – si fa per dire – da così distratti custodi? Gli stessi, guarda un po’, che nell’ottobre del 2013 misero alla gogna il giornalista Peppino Baldassarre per molto, molto, molto meno?

Riassumendo: da una parte c’è conduttore televisivo titolare di innumerevoli cose fra cui un ‘patentino’ diventato improvvisamente scomodo, e dall’altra un’ordine professionale che i radicali tentarono invano di far sparire nel ’97 (il 65,5% dei votanti era favorevole, ma purtroppo il referendum non raggiunse il quorum) per via della sua manifesta inutilità sociale. Per non dire dannosità. Come finirà, ora, questa piccola vicenda? Boh, non si sa, e a dire il vero non importa. E’ tutta roba virtuale, infatti (a partire dal “giornalista”), e per nulla virtuosa. Comunque vada, resterà tutto così.

Enrico Steidler

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