Filippo Giannitrapani
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I 10 motivi dell’autodistruzione di Rudi Garcia

Garcia dai Campi Elisi agli Inferi

I 10 motivi dell’autodistruzione di Rudi Garcia
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E’ stata una parabola travolgente, ma discendente quella di Garcia alla Roma, arrivato come il condottiero vincente, salvatore della patria che nell’Antica Roma sarebbe entrato di diritto nei Campi Elisi, ma finito invece in caduta libero verso il baratro degli Inferi. Arrivato nell’estate del 2013 sulla sponda giallorossa del Tevere , aveva portato la Roma in alto di nuovo tra le grandi d’Italia, per poi fare piombare il popolo romanista nella delusione, nella rabbia, nel potrei ma non posso, ma perché? Ovviamente le colpe sono tante e vanno divise, ma Garcia ne ha davvero tante, andiamo a vedere le tappe dell’autodistruzione dell’ormai ex tecnico della Roma.

1) JUVENTUS-ROMA 3-2 (5/10/2014). L’inizio della fine di Rudi Garcia! E’ cominciato tutto da quella partita allo Juventus Stadium. Lo svincolo di una stagione che poteva essere vincente per i giallorossi, ma che si rivelò alla fine negativa. Partita vinta dalla Juventus tra mille polemiche ( polemiche giusto o meno, alzate dalla dirigenza romanista, da capitano e anche dal tecnico), e Garcia ha fatto anzi dichiarato quello che non doveva fare e che tuttora gli costa diversi spottò sul web : dalla sviolinata al “Dopo questa partita sono sicuro che vinceremo lo scudetto”. La tragedia ebbe inizio, la Roma uscì da tutto e con tanta fatica arrivò seconda, che per la piazza e dirigenza, significò fallimento.

2) SCELTE DISCUTIBILI NELLO STAFF TECNICO. Altro capo d’accusa mossa a Garcia, è la tenuta atletica della squadra. La squadra già a metà della scorsa stagione non aveva più la brillantezza fisica, la tenuta atletica che bisogna avere per lo sprint scudetto. Per questo motivo addirittura il presidente Pallotta ha scelto per la stagione in corso gli uomini da affiancare al tecnico francese, come a dimostrazione che la fiducia nelle qualità dell’allenatore stavano scemando, ma nonostante ciò non si sono visti grandi risultati al momento.

3) I “FIGLIOCCI”. Garcia è stato accusato di “favoritismi”, ovvero, Gervinho gioca sempre e comunque! Fortemente voluto dal tecnico francese dopo un primo anno da fenomeno, l’ivoriano dal secondo anno non è stato più lui, sarà per la Coppa d’Africa, sarà che era stato venduto dalla società in estate con trasferimento saltata per colpa delle richieste dell’attaccante africano; in condizione o no, Gervinho giocava sempre! Come lui anche Miralem Pjanic che dopo un inizio scoppiettante la scorsa stagione, giocò la seconda parte di campionato per nulla al meglio della condizione fisica, da titolare inamovibile.

4) IL TURNOVER NON ESISTE. Per Garcia sembra non esistere il termine turnover, che invece in una squadra impegnata su più fronti serve eccome. E’ vero che gli infortuni sono tanti, ma la Roma aveva ed ha a disposizione diversi giocatori che con Garcia hanno trovato sempre poco spazio e che hanno lasciato la capitale per trovare più spazio. Da questo punto se ne aprono altri due: i troppi infortuni e il poco utilizzo di giovani di qualità.

5) CHIAMATE L’AMBULANZA! Troppi troppi troppi infortuni hanno afflitto la Roma, nell’era Garcia. più di 20 infortuni muscolari in una sola stagione se non è un record, ci siamo quasi. Escludendo Strootman e Castan (vicende sfortunate per entrambi i giocatori), il resto della truppa è stata vittima di problemi muscolari senza esclusioni da capitan Totti ( problema per lui anche in questa stagione, dove è tornato in campo solo nell’ultima di campionato contro il Milan) a De Rossi, a Iturbe, Gervinho, Keita, Ibarbo (che arrivato alla Roma non in ottime condizioni è stato schierato in campo con conseguente ricaduta). Qualche domanda, qualche dubbio sulla preparazione fisica e gli allenamenti di Garcia bisognerebbe averlo…

6) I GIOVANI. Garcia ha creduto poco nei giovani, che sono stati adoperati solo in caso di estrema necessità (vedasi Sadiq e Ucan). In questi anni sono passati per Roma tanti giovani interessanti, vedasi Paredes, centrocampista che sta facendo benissimo nell’Empoli dei miracoli di Giampolo ( insieme a Skorupski ma essendo portiere più difficile per lui trovare spazio), o Ucan che è ancora a Roma (anche lui infortunato sulla via del pieno recupero) giovane centrocampista turco interessante in prospettiva che potrebbe dare man forte al centrocampo romanista ma che è stato utilizzato col contagocce da Garcia. L’unico a salvarsi è stato Sadiq che sta facendo molto bene nell’attacco giallorosso, anche se con il ritorno di Dzeko chissà se vedrà ancora tanto il campo.

7) FIGURACCE EUROPEE. In due partecipazioni alla Champions League, Garcia è riuscito ad eguagliare o quasi, il record negativo della squadra capitolina. Lo scorso anno travolto dal Bayern Monaco la Roma, fu sconfitta per 7 a 1 all’Olimpico e quest anno invece è stato il Barcellona ad umiliare i giallorossi con un 6 a 1 nel tempio blaugrana ( per dover di cronaca va ricordato che al Barcellona fu annullato un goal regolare). Come se non bastasse nel primo caso la Roma fu eliminata dal girone di Champions ( girone a cui vanno aggiunti il Manchester City e CSKA Mosca), e fu eliminata dalla Fiorentina dall’Europa League, che poteva essere un trofeo alla portata dei giallorossi. In questa stagione invece tra i fischi dell’Olimpico la Roma è riuscita a conquistare il pass per gli ottavi, rischiando moltissimo contro il Bate Borisov.

Totti e Messi

Francesco Totti e Lionel Messi

8) MANCANZA DI GIOCO. Un bel gioco la Roma lo ha mostrato solo il primo anno di Garcia con le 10 vittorie nelle prime 10 partite di campionato, poi una pareggite acuta e poco altro. Una lacuna del gioco da cui la Roma si è salvata solo grazie allo spunto dei singoli.

9) MANCANZA DI CURA DELLA FASE DIFENSIVA. La difesa della Roma fa acqua da tutte le parti. Garcia ha spiegato che spesso queste mancanze difensive sono dovute ad errori dei singoli, ma la realtà dice che si è vero, ma non sempre, spesso sono stati errori marchiani di una fase difensiva non curata al dovere.

10) DA PERFETTO AD ARROGANTE A REMISSIVO. Era arrivato come l’allenatore modello, bel gioco, grinta e tutto ciò che di positivo si potesse chiedere ad un allenatore, poi? Poi  dopo quelle famose dichiarazioni post Juventus-Roma abbiamo visto un Garcia arrogante, troppo sicuro di sè, cosi sicuro che ha deciso di affrontare il Bayern Monaco a viso aperto per dimostrare a tutti quanto fosse grande la sua Roma, il risultato fù la Waterloo di Garcia, Infine remissivo una squadra svogliata, un allenatore che non è riuscito più a trovare il bandolo della matassa, una squadra che scendeva in campo senza idee, remissiva (umiliante sia per il risultato sia per la prestazione contro il Barcellona al Camp Nou).

Roma non è una piazza facile, e si sa, Garcia aveva recuperato la Roma dal baratro Luis Enrique-Zeman, dalla disperazione del 26 Maggio ( finale di Coppa Italia persa in finale contro la Lazio) ha riportato la squadra ai vertici del calcio italiano, ma è mancato il salto finale la consacrazione. E’ arrivata invece la disperazione, l’esasperazione del presidente e della piazza, la delusione e adesso…

Adieu Rudi

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