Enrico Steidler
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Blasfemia? Ma va, quello che manda in tilt i nemici di Charlie Hebdo è il coraggio

Ieri è uscita in anteprima la copertina del numero speciale di Charlie Hebdo che sarà in edicola dopodomani a un anno esatto dalla strage, e i nemici dell'indipendenza intellettuale non l'hanno presa bene...

Blasfemia? Ma va, quello che manda in tilt i nemici di Charlie Hebdo è il coraggio
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La vignetta raffigura Dio che fugge con un mitra sulle spalle e la tunica insanguinata: “Un anno dopo, l’assassino corre ancora” (sottinteso ‘a piede libero’). Bella? Brutta? Ingiuriosa? Azzeccata? Non importa, sia quel che sia la caricatura firmata da Riss – Laurent Sourisseau, direttore di Charlie Hebdo – è la libera manifestazione di un pensiero libero. E’ la quintessenza, in altre parole, della prerogativa più sacra della nostra cultura, sacra e preziosa come il sangue versato nel corso dei secoli da innumerevoli martiri affinché noi potessimo disporne. Per farlo, però, accade ancora oggi – e ancora troppo spesso – che si debba tirare fuori un coraggio da leoni, o per meglio dire da uomini. Quelli veri.

Laurent Saurisseau, direttore di Charlie Hebdo

Laurent Sourisseau, direttore di Charlie Hebdo

“Non saranno due scemotti incappucciati a mandare a quel paese il lavoro delle nostre vite e tutti i momenti formidabili vissuti con chi ha finito per soccombere” – scrive Sourisseau – Non saranno loro a vedere crepare Charlie. È Charlie che li vedrà crepare“. Ecco, è proprio questo che terrorizza chi ama condurre gli uomini al guinzaglio: è il coraggio di chi si ribella, di chi ha raccolto l’eredità dei martiri per trasmetterla a sua volta alle future generazioni. Non si tratta, infatti, di un’eredità destinata a conservarsi intatta all’infinito, ma di un dono fragile che bisogna difendere ogni giorno costi quel che costi. Roba da uomini (e donne: leggete la splendida intervista pubblicata ieri da Left alla giornalista marocchina Zineb El Rhazoui) degni di questo nome, insomma, merce rara che qualcuno vorrebbe estinguere per sempre. “I fanatici abbruttiti dal Corano – certo – ma anche baciapile venuti da altre religioni, quelli che ci auguravano l’inferno al quale credono per aver osato ridere della religione“.

Zineb El Rhazoui, giornalista di Charlie Hebdo.

Zineb El Rhazoui, giornalista di Charlie Hebdo

LASANTAALLEANZA – Sia chiaro: solo alcuni nemici, i più folli, sono così sanguinari. Gli altri preferirebbero il silenzio all’inferno, il bavaglio alla mannaia, ma l’obiettivo è lo stesso. “Questa caricatura colpisce tutti i credenti delle diverse religioni – ha detto a Le Monde il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Anouar Kbibech – Non mi riconosco in questa immagine, che non aiuta in un momento in cui abbiamo bisogno di ritrovarci fianco a fianco”. “La Conferenza episcopale francese – incalza l’altra campana, quella che intraprese 11 battaglie giudiziare contro Charlie perdendole tuttenon commenta chi cerca solo di provocare. È il genere di polemiche di cui la Francia ha bisogno?” “Così facendo – scriveva ieri Francesco Anfossi su Avvenire (“Charlie Hebdo, ma è satira questa?“) – i vignettisti del settimanale non solo confondono l’estremismo e il terrorismo di matrice islamica con la religione cristiana e l’Islam, ma addirittura danno la colpa del terrorismo a tutte le religioni, cristiani compresi. Inutile soffermarsi sul cattivo gusto e sull’assurdità di una provocazione del genere, che certo non fa bene alla tradizione del Charlie Hebdo (!) e alla satira in genere. Altro che nipotini di Voltaire. Fanno bene i vescovi francesi a liquidare il tutto con un tweet: ‘La Conferenza episcopale francese non commenta chi cerca solo di provocare. E’ il genere di polemiche di cui la Francia ha bisogno?’. 131 caratteri. La satira pungente dei vescovi, a ben vedere, è molto più incisiva dell’oscurantismo laicista – greve e offensivo – dei vignettisti”. Capito? Vi vogliamo zittire, dannati miscredenti, ma è a fin di bene. Tutte balle, naturalmente: è la fine del bene che sta a cuore a costoro, quel bene critico, libero e coraggioso che le loro Chiese hanno sempre cercato invano di soffocare. Con le ‘buone’ o le cattive.

“Chi dice una parolaccia contro mia mamma gli spetta un pugno. E’ normale“, disse Papa Francesco a pochi giorni dalla strage. Un anno dopo, il vendicatore corre ancora.

Enrico Steidler

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