Enrico Steidler
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Armando Cossutta, filosovietico e anti-italiano

Armando Cossutta, filosovietico e anti-italiano
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Ieri è morto Armando Cossutta, storico dirigente del Pci, e nessuno può negare che fosse l’incarnazione stessa di due qualità ormai quasi estinte, almeno fra i politici: l’amore per un ideale e la coerenza. “Caro Armando – gli diceva spesso Indro Montanelli – c’è qualcosa che ci unisce nel profondo. Siamo gli ultimi due conservatori sopravvissuti in un mondo di pazzi”. Merce rara, quindi, e per questo giustamente apprezzata. Non è certo il caso, tuttavia, di accodarsi al dolente corteo dei media, quello che ora tesse l’elogio funebre stendendo un velo di circostanza sulla vera natura di quell’ideale e sul prezzo, caro come il sangue, pagato in nome della coerenza. E’ il caso, semmai, di prendere le dovute distanze.

Cossutta con Enrico Berlinguer

Cossutta con Enrico Berlinguer

FEDELE ALLA LINEA SENZA VERGOGNESe n’è andato il più filosovietico dei comunisti italiani titolano un po’ tutti i giornali on line, e la grande familiarità di Cossutta con i leader dell’Impero del Male – che in un Paese meno incosciente del nostro dovrebbe essere censurata senza se e senza ma – viene presentata ai lettori come se fosse una peculiarità politica rispettabile come tante altre, il tratto distinitivo di un uomo ‘duro e puro’ (“Sono stato e sono ancora un comunista, senza vergogne e senza abiure), ex partigiano, marito e padre esemplare. L’intesa col nemico del proprio Paese? Acqua passata. E il fatto che costui fosse il più grande serial-killer della storia? Dettagli. E poi magari Armando non sapeva.

STRAUNTO DA MOSCA‘ – E invece no. Armando Cossutta sapeva eccome, o almeno sapeva quanto bastava, e il famoso anagramma coniato da Stefano Bartezzaghi riassume alla perfezione che tipo di omen ci fosse in quel nomen. Per amore di un ideale cestinato dalla storia, lo ‘Straunto’ passò sopra ogni evidenza come un carro armato sovietico sugli insorti ungheresi, e nei lunghi anni della Guerra Fredda fu un punto di riferimento costante per la nomenklatura moscovita: il ‘nostro amico a Roma’, per così dire. Non c’è alcun bisogno, sotto questo aspetto, di rispolverare il famoso Dossier Mitrokhin, dove si legge che Cossutta era un “contatto confindenziale del Kgb”, nè vale la pena di addentrarsi nella brutta storia dei soldi – tanti soldi, dollari naturalmente – che il duro e puro avrebbe incassato dal Pcus per ‘opere di bene’: quello che sappiamo con certezza, infatti, basta e avanza.

“Io ho sempre fatto l’interesse del mio Paese” diceva spesso Cossutta. Era sincero. Pensava alla Russia.

Enrico Steidler

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