Enrico Steidler
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Parlare bene del Papa: non debemus, non possumus, non volumus

Con tutta la buona volontà, se si parla del Papa è davvero impossibile associarsi al coro estasiato dei media italiani

Parlare bene del Papa: non debemus, non possumus, non volumus
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Se fosse il primo ministro di un Paese occidentale Papa Francesco si sarebbe dovuto dimettere già da un bel po’ (travolto dallo scandalo di Vatileaks 2, ad esempio), ma lui è il Santo Padre – anzi, Santo Subito – e quindi è ancora lì. Questa sorta di ‘Somma Impunità’, fateci caso, lo rende maledettamente simile al 90% dei predecessori, e la sua tanto decantata ‘luminosità’ rispetto alle ombre del passato si riduce, di conseguenza, a pochi, asfittici watt. Bastano e avanzano, però, per far gridare al ‘miracolo’, e per far sembrare un faro una lampadina.

Ma ci sono davvero, poi, questi pochi, benedetti watt? Sì, ci sono, ma si tratta di luce relativa, quella, cioè, che si rileva solo se accostata a cose scurissime. Mettete Bergoglio accanto a Wojtyla, tanto per capirci, e otterrete un bagliore quasi accecante. Troppo poco, però, per parlare di vera e propria luce, quella capace di illuminare un cammino realmente riformatore e quindi pieno zeppo di insidie e di tazzine di caffè. Ciononostante, l’abbaglio delle folle – media inclusi – è totale: Francesco sta cambiando le cose, gridano e scrivono un po’ tutti, basta vedere quanti nemici si è fatto nelle più alte sfere vaticane. Argomento debolissimo, a dire il vero, considerando l’ambiente di cui stiamo parlando: fosse solo per questo, infatti, la storia della Chiesa sarebbe una sfilza quasi ininterrotta di pontefici eccellenti, il che non è. Ai nemici? No, è ai fatti che bisogna guardare, ed è qui che la luce si fa relativa. Relativissima.

Francesca Immacolata Chaouqui

Francesca Immacolata Chaouqui

Sta cambiando le cose… Ok, e quali sarebbero? Bergoglio è Papa da più di due anni e mezzo, non da ieri, e per ora gli unici fatti concreti che abbiamo sotto gli occhi sono le cantonate più disastrose (vedi alle voci George Pell e Madame Chaouqui, ad esempio), le figuracce internazionali (come quella con la Francia per la nota vicenda di Laurent Stefanini, il diplomatico silurato da Francesco perché omosessuale pochi giorni dopo aver detto urbi et orbi “Chi sono io per giudicare un gay?”), le affermazioni sciagurate (“Chi dice una parolaccia contro mia mamma gli spetta un pugno. E’ normale” disse commentando la strage alla redazione di Charlie Hebdo) e gli atteggiamenti ambigui (come quelli che tiene sempre a riguardo di ogni ‘dato sensibile’ della Chiesa, dottrinale o di bottega che sia). Dove sarebbe, quindi, il Papa riformatore? Nelle sue parole piene di viva e vibrante indignazione per il malaffare che dilaga nella Casa di Dio? O nella sua elemosina pelosa per chi sopravvive ai margini del gregge (gay, trans, divorziati, ecc.)? Oppure, infine, nella sua ostentata morigeratezza? Sarebbe qui? Tutto qui?

Insomma, se togliamo le chiacchere – talvolta a sproposito – e il distintivo cosa resta di Bergoglio? Beh, resta il marketing. In questo, ammettiamolo, è davvero miracoloso. Santo subito.

Enrico Steidler

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