Marco Telluri
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Jamie Vardy: lo stacanovista del pallone che ha conquistato la Premier

Dal lavoro in fabbrica ai vertici del football inglese: la straordinaria ascesa di Vardy, la punta di diamante del Leicester

Jamie Vardy: lo stacanovista del pallone che ha conquistato la Premier
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James Vardy, vero e proprio eroe del Leicester

James Vardy, la punta di diamante del foxies di Ranieri

Molti di voi si staranno ancora chiedendo chi è Jamie Vardy. Ebbene, da settimane questo nome riempie i discorsi degli increduli cronisti d’oltremanica e non solo. Di fatto, nella storia di questo giovane attaccante britannico, c’è dell’eccezionale: cresciuto a pane e pallone nel South Yorkshire, è riuscito ad ovviare al grigiore di una vita in fabbrica grazie alla sua straordinaria caparbietà, la stessa che gli ha consentito di emergere nell’alveo di tornei minori  che caratterizzano il football inglese.

La popolarità di Jamie Vardy è visceralmente legata al suo personaggio: figura assai  controversa, costantemente in bilico tra genialità e intemperie.  Insomma, una sorta di Marco Renton del pallone, con più muscoli e uno spiccato senso del gol.

La carriera del piccolo Vardy , già entrato a far parte della prestigiosa accademy dello Sheffield Wednesday, si dimostra da subito dissimile rispetto a quella dei grandi campioni: all’età di 16 anni viene infatti allontanato dalle giovanili degli “owls” per via di una corporatura troppo esile e di un temperamento piuttosto turbolento.

In un’intervista al Leicester Mercury, Vardy ha ricordato quel periodo come «il punto più basso della mia carriera»: smise di giocare per otto mesi, si iscrisse al college e contemporaneamente iniziò a lavorare come operaio in un’azienda locale che produceva protesi in fibra di carbonio. Vardy ha raccontato che la voglia di continuare a giocare gli tornò proprio durante una partita fra amici, al college: gli anni seguenti li passò alla Stocksbridge Park Steels, la rappresentativa calcistica dei dipendenti della British Steel, una grossa compagnia siderurgica britannica, dove dal 2007 al 2010 segnò 66 gol nell’equivalente inglese della Prima categoria italiana.

Gli anni di militanza allo Stocksbridge lo vedono protagonista anche fuori dal campo: Vardy viene coinvolto in una rissa (in difesa di un ragazzo che portava un apparecchio acustico) che gli valsero una condanna per violenza privata, tanto che per sei mesi fu costretto a rispettare un coprifuoco che prevedeva che rimanesse in casa dalle 6 del pomeriggio alle 6 di mattina, con tanto di cavigliera elettronica.

Lui stesso ha raccontato in che modo il coprifuoco e il braccialetto condizionarono quella stagione:

«Ero in grado lo stesso di giocare a calcio, ma in un paio di occasioni mi toccò scappare fuori dal campo e andare direttamente a casa per evitare di violare il coprifuoco. Mi accompagnavano i miei genitori. Se le partite in trasferta erano troppo lontane, potevo giocare solo un’ora: dovevo sperare che fossimo in vantaggio, lasciare il campo e tornare in tutta fretta a casa per arrivare in tempo. La cavigliera funzionava da protezione per la caviglia. Non c’era modo di spezzarla: potevi colpirla con un martello e non si rompeva. Era indistruttibile».

I gol messi a segno da Vardy fecero eco nei tornei minori: nel 2010 arrivala chiamata dell‘Halifax  Town, squadra ai vertici del calcio dilettantistico, pronta ad investire ben 15mila sterline per strapparlo alla concorrenza. Vardy, con i suoi 29 gol in 41 partite, contribuisce alla rinascita degli “shayman” che in quella stessa stagione  vincono la Northern Premier Leauge tornando in Conference North.

La crescita di Vardy prosegue i maniera esponenziale: all’Halifax segue l’esperienza al Fleetwood Town,  club con forti ambizioni di promozione che affida le chiavi del proprio attacco proprio a Vardy;  il bomber non tradisce: 31 goal in 36 giornate e promozione acquisita per la squadra costiera del nord che per la prima volta arriva nel calcio professionistico.

Il nome di Vardy comincia ormai a campeggiare sui taccuini degli osservatori di squadre di ben altro blasone. Non a caso, nel 2012 viene comprato per un milione di sterline dal Leicester City, che in quel momento giocava in Championship, la Serie B inglese. Il suo è tuttora il trasferimento più costoso mai avvenuto per un giocatore della non-league.

Lo scetticismo intorno all’attaccante proveniente dalla periferia  ne condiziona pesantemente la prima stagione, Vardy mette a segno solamente 5 gol in 29 presenze, bottino assai misero che spinge la società a chiedere all’allora allenatore Nigel Pearson di mandarlo a giocare in prestito. Pilley, il suo allenatore al Fleetwood Town, ricorda: «finora aveva segnato contro elettricisti, idraulici e postini. La questione era: può fare lo stesso contro atleti professionisti?». Nell’estate del 2013 Pearson rifiuta di darlo in prestito e nella stagione seguente Vardy inizia a giocare ad alti livelli: segna 16 gol in Championship, il Leicester City venne promosso in Premier League e l’anno successivo riesce a non retrocedere.

La prima stagione in Premier coglie ancora una volta  impreparato Vardy che bissa lo score del suo primo anno di Championship, segnando 5 gol.

Gestione Ranieri – La favola del Leicester , ormai da undici giornate in testa al campionato, sta scrollandosi di dosso ogni parvenza d’incanto grazie ai risultati riscossi. Quanto di straordinario è stato fatto finora, porta la firma di una vecchia conoscenza del calcio italiano, tale Claudio Ranieri, allenatore da sempre poco considerato in madre patria. L’ex ct di Roma ed Inter è riuscito a ricamare addosso agli uomini a sua disposizione un pragmatico 4-4-2 tutto muscoli e contropiede. Tale filosofia di gioco ha scombussolato gli equilibri ai vertici della Premier Leaugue tanto che, ad oggi, vi è una nuova pretendente al tavolo delle “five sisters”.

Quanto a Vardy, il suo rendimento sotto la gestione Ranieri ha raggiunto il suo acme: 11 gol in altrettante gare. Lo stricker dei foxies è ad un passo dallo stabilire il nuovo record di gol messi a segno consecutivamente in terra britannica ( eguagliato il primato di Van Nistelrooy).

Nelle ultime settimane si è persino parlato di un sondaggio da parte della dirigenza delle merengues pronta a investire fior di milioni su di lui. Molto probabilmente, il futuro di Vardy sarà lontano da Leicester e dal calcio rude delle serie minori, anzi , con buone probabilità finirà col confondersi con quelle dei tanti, troppi strapagati divi del football.

Per il momento nei suoi progetti futuri c’è solamente l’apertura di V9 – dall’ iniziale del suo cognome e il suo numero di maglia, il 9 – un’accademia calcio che darà la possibilità a decine di giocatori non professionisti di allenarsi per un anno con allenatori e preparatori di alto livello, nella speranza che in futuro riescano a giocare da professionisti. Vardy ha spiegato che «là fuori ci sono diversi calciatori nella stessa posizione in cui ero io: hanno solo bisogno di un’opportunità».

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