Francesco Sessa
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I 5 motivi per cui l’Italia deve giocare con il 4-4-2

I 5 motivi per cui l’Italia deve giocare con il 4-4-2
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Quando si pensa al 4-4-2, nel calcio moderno, si pensa immediatamente a un qualcosa di vecchio, di passato, di fin troppo regolare e moderato. Un modulo di gioco quadrato, a metà tra l’essere eccessivamente difensivo e troppo offensivo, che difficilmente è associato al bel gioco e alla fantasia. Cerchiamo di smontare questi luoghi comuni e cerchiamo di capire perchè la nazionale di Antonio Conte dovrebbe giocare sempre con il 4-4-2.

ESTERNI DI CENTROCAMPO – Quello dell’esterno, in un sistema di gioco del genere, è probabilmente il ruolo chiave, il suo marchio di fabbrica. Se pensiamo alla (potenziale) rosa della Nazionale azzurra, ci accorgiamo come i giocatori più talentuosi siano proprio gli esterni. I nomi sono tre: Florenzi, Candreva e Bonaventura. Il primo è l’emblema della duttilità, ma sulla fascia del centrocampo, non avendo i compiti di copertura che gli competono giocando da terzino, può esprimere al meglio il suo potenziale. Stesso discorso per Candreva, che sulla fascia può sia calciare in porta con entrambi i piedi che fornire agli attaccanti i cross che lo contraddistinguono. Un capitolo a parte va aperto per Bonaventura, il quale, a differenza degli altri due, dovrà lottare per conquistarsi un posto per la spedizione a Euro 2016, cosa che comunque potrebbe non bastare, nonostante al Milan stia dimostrando tutto il suo valore. Il tutto senza dimenticarci di Giaccherini, pupillo di Conte e perfetto in questo sistema di gioco

Candreva e Florenzi, esterni del 4-4-2 di Conte

Candreva e Florenzi, esterni del 4-4-2 di Conte

NO TREQUARTISTI – A parte il già citato Bonaventura, sembra mancare tra i potenziali azzurri un giocatore che possa giocare da trequartista. L’unico sembra Sebastian Giovinco, anche se è difficile che sia titolare nella testa di Antonio Conte, sebbene nel campionato statunitense stia facendo la differenza con la maglia di Toronto. O dunque si adatta qualcuno al ruolo di trequartista, come accaduto in passato con Montolivo, oppure bisognerà virare su altre strade.

ATTACCANTI – Ad oggi, la coppia d’attacco titolare della Nazionale è quella formata da Eder e Pellè, e difficilmente in questi mesi verrà fuori un attaccante che possa insidiare il loro posto nella formazione-tipo di Conte.

Ecco che dunque il 4-4-2 potrebbe essere il modulo perfetto per esaltare le caratteristiche dei due attaccanti, visto che entrambi segnano tanto e potrebbero dunque sfruttare i cross dalle fasce degli specialisti Candreva e Florenzi. Un sistema di gioco senza la spinta sulle fasce e i cross dal fondo potrebbe dunque mettere in difficoltà le due punte.

POCA ALTERNATIVA – Dopo aver escluso i moduli con il trequartista, ci tocca a questo punto escludere anche i moduli che prevedono una punta sola, visto che sia Eder che Pellè sono due prime punte e due attaccanti che preferiscono giocare il più possibile vicino alla porta, anche se Eder può anche partitre da più indietro. Oltre il 4-4-2, dunque, resta il 3-5-2, modulo apprezzato da Conte e che spesso è stato riproposto anche in Nazionale dall’ex tecnino della Juventus. I problemi sono due: difficilmente in ambito internazionale si vince con la difesa a 3 e gli esterni dovrebbero occuparsi molto anche della fase difensiva, rischiando di essere quindi meno lucidi in fase di possesso palla.

QUESTIONE PIRLO – In questi giorni si sta parlando molto della probabile esclusione di Pirlo dall’Europeo di giugno. E’ chiaro dunque che una sua assenza metterebbe la Nazionale difronte ad un problema nuovo: chi farà il regista? Ecco che la soluzione potrebbe essere quella di giocare con un centrocampo a 4 in linea, di modo che il compito di fare gioco possa esser preso in mano dai due centrocampisti centrali (Verratti/Marchisio e De Rossi?), i quali  potrebbero sfruttare l’appoggio sulle fasce, vista anche la spinta non solo degli esterni ma anche dei terzini, di Darmian in primis.

Francesco Sessa

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