Davide Terraneo
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Calcio vs doping, quando il fischio d’inizio?

Lo sport più ricco del mondo non spende fondi nella tecnologia antidoping. Perché?

Calcio vs doping, quando il fischio d’inizio?
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Doping nel ciclismo, doping nell’atletica, doping nell’intera federazione russa. Per fortuna esiste uno sport in cui i casi rilevati di doping sono minimi. Uno sport pulito, in cui i casi recenti di tesserati di alto livello trovati positivi ai test sono pochissimi. Avete capito, si tratta del calcio. E avete capito, “pulito” è ironico a dir poco.

ALLARME WENGER – A rilanciare il tema del doping nel calcio è Arsene Wenger, allenatore dell’Arsenal. L’ormai storico tecnico dei Gunners ha recentemente dichiarato di aver incontrato più di una volta squadre con giocatori palesemente dopati, aggiungendo che nel calcio moderno si glorifica il vincitore senza considerare i mezzi utilizzati per arrivare al successo. Un’accusa pesante ma neanche troppo diretta, quasi a voler confermare che intorno all’argomento doping c’è protezione nel mondo del pallone. D’altronde gli scandali sono marchio di fabbrica di FIFA e UEFA, e un’eventuale copertura di casi doping non è impossibile da immaginare.

CONTROLLI DA PREISTORIA – Lo sport più ricco del mondo è uno dei peggiori nella battaglia al doping. Non per il numero di atleti trovati positivi, ma per un sistema rimasto alla preistoria dello sport. Mentre il ciclismo ha introdotto da anni il passaporto biologico (che ha fermato decine di atleti, anche di alto livello), il sistema UEFA rimane il buon vecchio campione di urina nel post partita. Il sorteggio rimane il parametro di scelta dell’antidoping, quindi potenzialmente un giocatore può terminare una stagione senza alcun controllo. Senza considerare poi che i test sono limitati a determinati periodi della stagione dei calciatori (essendo nel post partita). Non è impossibile aumentare la propria muscolatura con sostanze proibite assumendo microdosi nelle pause o quando ufficialmente sono infortunati. Non aiuta certo il dato trapelato a settembre secondo cui il 7,7% dei calciatori partecipanti alla Champions League nel quinquennio 2008-2013 aveva valori anomali. L’UEFA si era però affrettata a dichiarare che “Le procedure non erano state comuni, quindi i risultati non devono essere considerati validi”. Tutto a posto allora. Inquietante, a pensarci bene. Se i controlli non usano procedure comuni e vengono presi in considerazione sette anni dopo qualche falla nel sistema esiste. Ma l’anonimato di quel 7,7% è garantito ovviamente. Per un calcio pulito. Non sia mai che qualche nomi salti fuori.

NON SOLO MUSCOLI – Attenzione però a non confondere l’eventuale doping del calcio con quello che c’è e c’è stato in altri sport. In attività come ciclismo e atletica la muscolatura è quasi tutto, e aumentare le prestazioni con sostanze proibite fa la differenza sotto (quasi) ogni aspetto. Nel calcio non è così, dato che la componente tecnica non si può acquisire con iniezioni o pastiglie di qualsiasi genere. Giocatori di qualità come Messi hanno un talento naturale che non può dipendere da nessun altro. Per i calciatori di “quantità” e di velocità il discorso invece cambia. Perché sappiamo tutti che un istante può essere decisivo nella segnatura di una rete o in un recupero. Ma non c’è da preoccuparsi, i casi di doping nel calcio sono rarissimi. E se ci sono è perché sbagliano i controlli.

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