Giulia Cassini
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Lisetta Carmi a tu per tu

Lisetta Carmi: musicista, fotografa, filantropa

Lisetta Carmi a tu per tu
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Lisetta Carmi è un peso massimo della fotografia eppure incontrandola sembra una piuma: fisico asciutto, occhi ancora brillanti di un azzurro trasparente, il viso che rivela tratti di austera bellezza. In più non è solo un incontro con un’artista disponibilissima, è una di quelle occasioni che ti cambia la vita perchè ti cambia il modo di pensare. E’ un esempio di come una esistenza tormentata abbia saputo volgere al bene, trasformare tanto dolore in azioni positive per l’umanità, in particolare in difesa dei più deboli e dei bambini.

Lisetta Carmi: “Non legarsi a niente per riuscire a fare tutto”

Sono i genitori che devono imparare dai loro figli, che devono avere una condotta esemplare; amo i poveri, gli emarginati, i bambini sono la vera ricchezza del mondo – Lisetta Carmi

Lisetta Carmi, Cimitero di Staglieno, Genova, 1966

Lisetta Carmi, Cimitero di Staglieno, Genova, 1966

L’INTERVISTA A LISETTA CARMI- Ha una vita tormentata Lisetta Carmi, ma piena di occasioni, perchè “quando ricevi una chiamata devi essere capace di afferarla”, come mi ammonisce guardandomi dritta negli occhi. “Ma anche qui c’è chiamata e chiamata. Se la ricevi da una persona effimera meglio lasciar perdere.” Sono proprio le scelte a segnare l’esistenza di Lisetta Carmi, così come è il ritmo della vita a pulsare nei suoi scatti, dove ha il dono innato dell’inquadratura perfetta. Un dono come il talento per la musica, la sua prima grande passione. Di origine ebraiche Lisetta Carmi ha conosciuto l’orrore delle persecuzioni razziali, che la spinsero a rifugiarsi a Lungoparco Gropallo con un solo amico a tenerle compagnia: il pianoforte. Guidata dagli insegnamenti del maestro They e dalla sua naturale inclinazione Lisetta Carmi riuscì a diventare concertista di fama ma “quando gli avvenimenti politici italiani con il governo Tambroni generarono una svolta a destra”scrive nel saggio in catalogo Giovanna Chiti “Lisetta Carmi sentì l’urgenza di prendere posizione, non poteva più accettare di rimanere in casa”. Come ci rivela con tono materno Lisetta Carmi “di tutta la cultura la musica è quella che dà maggiore ricchezza all’anima. Mi piace moltissimo. Dovrebbero decidersi ad insegnarla in modo serio in tutte le scuole, come in Israele. Non posso dimenticare il giorno in cui ho lasciato la musica, in senso personale, quando il maestro mi vietò di uscire per andare alla manifestazione a seguito degli avvenimenti politici col governo Tambroni che determinarono una svolta a destra. Aveva paura che mi infortunassi le mani. Ma io non potevo essere più importante del destino collettivo, lasciai quel giorno stesso”. Abbandonava di getto la carriera musicale, anche se la musica resterà l’accompagnamento della sua vita. L’amico etnomusicologo Leo Levi le propose di accompagnarlo in Puglia per studiare i canti della comunità ebraica. E’ in Puglia che inizia a fotografare con la prima “Agfa Silette” : le catacombe ebraiche il soggetto con cui battezza una serie destinata a diventare prolifica. San Nicandro, Rodi, Garganico, Venosa i luoghi dei primi scatti. Dal 1961 al 1964 è stata fotografa di scena al Duse di Genova e poi via via attraverso quelle che la nota studiosa Giovanna Calvenzi battezza “le cinque vite di Lisetta Carmi”. Come continua Lisetta Carmi, seduta accanto a me, “avevo trentasei anni quando mi dedicai alla fotografia. Tra i primi scatti ricordo in particolare quelli dei bambini e dei lavoratori. Tra i piccoli segreti mentre si inquadra quello di non focalizzarsi esclusivamente sul protagonista ma di essere attenti a quello che c’è dietro. Ma soprattutto si tratta di vedere quello che accade e che gli altri non riescono a vedere per renderlo evidente a tutti. “ Tra i rimpianti, se così si possono chiamare, e a cui si può ancora riparare quello di non aver mai fatto un libro su Babaji, con le fotografie più interessanti. E’ l’archeologo della su anima, per lui accantona la fotografia e si lascia guidare spiritualmente fondando un ashram in Puglia, a Cisternino, un centro di accoglienza e formazione. Di Babaji sente ancora la presenza e porta al collo un medaglione con la sua foto, insieme ad una sorta di rosario indiano in legno che prima era dell’amata mamma. E’ una donna straordinaria Lisetta Carmi, ha studiato pianoforte per tanti anni, la scrittura cinese, il tao (come ci rammenta “il vero sé è assenza di sé, l’uomo grande non è nessuno”) e sa ancor oggi vivere la vita come un dono, fino in fondo; perchè “accumulare le cose non serve, meno si ha e più si è liberi, non si ha paura di perdere niente”. Vedere la mostra “Il senso della vita” a Palazzo Ducale a Genova vuol dire assorbire una parte di questo spirito, un occhio diverso dal nostro abituato a “non guardare”.   Ci lascia anche dicendo, a futura memoria, “non ho limiti, sono nata e resto libera, anche dalle cose materiali. Più cose si hanno, si accumulano, più se ne diventa schiavi. Io cerco di vivere in modo semplice, sempre nella verità, parlo con la gente, con i bambini”. Va dritta al punto anche sulla morte, che non teme, perchè certa di un passaggio divino e non si cura nemmeno del corpo, come già si capisce nella sua serie di fotografie sul Cimitero Monumentale di Staglieno: “il corpo va rispettato quando è in vita, io mangio poco e bevo sempre acqua calda, poi da morti non serve più custodirlo, io voglio essere cremata e che le mie ceneri vengano disperse in mare”.

Lisetta Carmi. Il senso della vita. Ho fotografato per capire
a cura di Giovanni Battista Martini
dal 13 novembre al 31 gennaio 2016

Orari: martedì-domenica ore 15/19; sabato e domenica 11/19, chiuso il lunedì.
Biglietti: intero 5€, ridotto 4€, scuole 3€.
Biglietto congiunto con l’altra mostra fotografica pour l’amour de Paris 10 €
Catalogo: Peliti editore
Ufficio stampa: Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura: Dr Camilla Talfani, 0108171612.

Palazzo Ducale, Loggia degli Abati, Piazza Matteotti 9, Genova.

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