Marco Telluri
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Gilardino: l’ultimo vero “numero 9” italiano

Tappe e goals che hanno segnato la carriera di uno dei più grandi attaccati italiani degli ultimi dieci anni.

Gilardino: l’ultimo vero “numero 9” italiano
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Quando si parla di Alberto Gilardino, si parla di un centravanti che ha segnato, e non solo in senso lato, l’ultima decade del calcio nostrano.  Il palmarès dell’attaccante biellese parla chiaro: una Champions League, una coppa del mondo e ben 186 centri in carriera; insomma, numeri e trofei che, stagione dopo stagione, hanno smussato ogni angolo del gioiellino grezzo dei tempi del Parma, fino a farlo brillare di luce propria ora, che a 35 anni ha deciso di rimettersi in gioco nella massima serie italiana.

Alberto Gilardino ai tempi del Parma.

Alberto Gilardino ai tempi del Parma.

LA CARRIERA – Alberto Gilardino nasce a Biella, città questa dove se da bambino ricevi in regalo un pallone, con buone probabilità si tratta di una grossa sfera a spicchi arancioni che si lancia a canestro.

La passione per la palla, quella a scacchi bianco-neri, lo porterà ben presto lontano dal suo Piemonte, tanto che giovanissimo entra a far parte delle giovanili del Piacenza. L’esordio nel calcio dei grandi arriva proprio con la maglia biancorossa dei “lupi” a soli 17 anni per merito di un vecchio guru del calcio nostrano, tale Gigi Simoni che deciderà di gettarlo nella mischia durate una delicata gara casalinga contro il Milan.

Agli anni piacentini segue il biennio scaligero: Gilardino, nemmeno ventenne è già da molti uno dei prospetti in circolazione. Il suo cartellino viene acquistato dall’Hellas Verona, opportunità questa che non verrà ben sfruttata dal bomber biellese che chiude la sua esperienza in gialloblù con appena 5 gol in 39 presenze.

La “sliding door” del Gila arriva nel 2003 quando, su espressa volontà di Cesare Prandelli, viene richiamato in Emilia, questa volta  per vestire i colori del Parma. L’attacco a disposizione del futuro tecnico della nazionale è dinamite pura: Adriano, Mutu e Gilardino formano un tridente senza eguali in Italia. Gilardino, dopo una prima stagione sottotono, esplode definitivamente nelle successive due mettendo a segno ben  46 centri i appena 74 partite giocate.

L’eco delle prodezze dell’astro parmense giunge fino a Milanello; saranno infatti i rossoneri ad avere la meglio durante l’asta di mercato scatenatasi nell’estate 2005.  La parentesi meneghina  vive di alti e bassi: colpa di un rendimento leggermente al di sotto delle annate in gialloblù e di una concorrenza spietata. Ciò nonostante, Gilardino metterà la sua firma in alcune delle partite chiave dell’era Ancelotti, indimenticabile la rete nella magica notte di Manchester. Le stagioni successive vedono un Gilardino sempre più ai margini dell’undici titolare, relegato ormai a riserva del duo Pato-Inzaghi. L’addio arriva nel 2008.

Dopo Milano arriva Firenze, Gilardino passa ai viola allenati dal suo padre calcistico ossia  Prandelli. Il bomber viola fà subito breccia nel cuore della Fiesole siglando il suo primo gol in campionato allo scadere contro gli acerrimi rivali della Juve.  La Fiorentina in quegli anni  esporta calcio anche in Europa ed è proprio in uno degli stadi più importanti del vecchio continente qual è Anfield che il  Gila suona il suo violino dopo la rete dell’1-2 sul Liverpool. L’addio alla maglia viola arriva nell’estate 2012 dopo aver realizzato ben 48 centri con la casacca dei gigliati.

Di Genoa, Bologna e Ghuangzhou Evergrande son state le maglie da lui indossate durante le ultime stagioni, annate in cui, nonostante il minor blasone dei club, Gilardino ha mantenuto una buona media gol.

Nel Gennaio 2015 il ritorno in Italia, nuovamente all’ombra del Duomo di Firenze: sei mesi nei quali la punta biellese ha dato man forte agli uomini di Montella con i suoi 4 goals.

Ora, a 35 anni, la nuova piazza da conquistare è Palermo; fortemente voluto dalla proprietà rosanero, Gilardino è tornato  a vestire una maglia da titolare nel calcio che conta. Fino ad ora l’audacia del club di Zamparini nel credere ancora una volta nelle doti dell’ex campione del mondo gli stanno dando ragione: 3 gol decisivi in appena 10 gare sono rappresentano il giusto score per una pretendente alla salvezza.

CARATTERISTICHE- Alberto Gilardino è una punta atipica,una non aderenza alla norma che chiama rimanda immediatamente al  parallelismo con figura di  Inzaghi,ormai divenuto  prassi. Tuttavia il “violinista”, nonostante non possieda lo straordinario fiuto del gol di superpippo (forse unico) , può vantare un maggior numero di colpi rispetto al suo compagno ai tempi del Milan.

Colpo di testa, protezione del pallone, senso della posizione e una grandiosa intelligenza tattica, sono queste le doti che hanno fatto permesso a Gilardino di restare sulla cresta dell’onda per così tanti anni e di siglare un così elevato numero di centri. Peculiarità queste spesso non troppo apprezzate dagli esteti del football ma che permettono, a chi ne è in possesso, di raggiungere cifre vertiginose in termini di goals, spesso irraggiungibili per chi dispone di solo estro. Ecco perché passerà molto tempo affinché un “nuovo Gila” posso tornare a segnare con così tanta costanza.

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