Enrico Steidler
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Marijuana: sale anche dal Messico un grido di libertà

La Corte suprema messicana fa lo sgambetto ai narcotrafficanti: fare uso di marijuana è un diritto costituzionale

Marijuana: sale anche dal Messico un grido di libertà
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Dicono che il mondo migliora, malgrado le apparenze, e dicono la verità: alzi la mano, infatti, chi preferirebbe vivere ai tempi della febbre spagnola o della Santa Inquisizione. Certo, è vero: anche la nostra società continua a dare la caccia alle streghe, sia pure in forma meno brutale, e se pensiamo alla fantomatica teoria gender, per esempio, o alle sostanze come la marijuana, ci accorgiamo che il mondo versione 2.0 è costellato di ‘roghi’ proprio come quello di Torquemada. Il tempo dell’intolleranza, però, sta per finire finalmente, ed è questo il senso più autentico della notizia proveniente dal Messico, dove mercoledì scorso la Corte suprema ha accolto il ricorso di quattro attivisti e stabilito che “coltivare, possedere e fare uso di marijuana a scopo ricreativo” è un diritto costituzionale.

Coltivare marijuana: i tempi del proibizionismo stanno per finire

Coltivazione di marijuana

IL BRACCIO CORAGGIOSO DELLA LEGGE“Abbiamo vinto!”, esclama trionfante Francisco Torres Landa, l’avvocato che due anni fa iniziò la sua battaglia per la legalizzazione insieme ad altri tre colleghi della “Società messicana per l’autoconsumo responsabile” (Smart). “Questa sentenza non è solo per noi quattro: essa cambia completamente la realtà degli ultimi decenni. Finalmente vediamo una luce lontana in fondo al tunnel”. Sì, lontana, perché ci vorranno altre cinque sentenze dello sesso tipo per trasformare in legge valida per tutti il pronunciamento dei giudici della Corte; eppure, al tempo stesso, mai così vicina. La norma proibizionista, infatti, “viola il diritto del cittadino al libero sviluppo della propria personalità”, e ora che il principio è stato messo nero su bianco sarà difficile, molto difficile, riportare indietro le lancette della storia.

EFFETTO DOMINO – Ci proveranno, questo è sicuro, perchè il perverso intreccio fra interessi della criminalità organizzata e del potere politico è durissimo a morire, e lo è – a proposito di ‘sostanze proibite’ – soprattutto nei Paesi dove le radici della Chiesa cattolica affondano profondamente nel terreno: il Messico, come l’Italia, è uno di questi. Ma se le barricate erette a difesa dell’Ancien Régime dovessero crollare anche nel Paese del ‘reazionario’ presidente Enrique Peña Nieto (la breccia è stata aperta, speriamo bene), la libertà che già regna in Uruguay, Colorado e Washington è destinata a diffondersi a macchia d’olio in tutta l’America – Canada, Alaska, Brasile e Colombia quelli più vicini al traguardo – e il cambiamento, così prevedono un po’ tutti, subirà un’accelerazione impossibile da frenare. Al di là dell’oceano come nelle roccaforti più inespugnabili del Vecchio Continente. D’altra parte, si sa: come tutti gli Imperi fondati sulla menzogna e la coercizione, anche quello del Proibizionismo è destinato a crollare prima o poi, e quando succederà lo farà di schianto. O quasi. Così è stato per l’Urss, così sarà per la ‘Talebania del fumo’.

Il mondo migliora, insomma, e anche se lo fa molto lentamente vale davvero la pena di fare un brindisi. E pure due tiri, se volete. Evviva la libertà.

Enrico Steidler

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