Davide Terraneo
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Mancini e Allegri, il coraggio di cambiare per vincere

I due tecnici sono stati protagonisti degli anticipi di Serie A, con scelte tanto rischiose quanto azzeccate

Mancini e Allegri, il coraggio di cambiare per vincere
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Che cosa distingue un grande allenatore da un tecnico mediocre? La personalità, senza dubbio. Il coraggio di cambiare ciò che nessuno toccherebbe, di prevedere situazioni e disegnare partite incomprensibili ai più. Se un allenatore mediocre può essere la causa della rovina di una squadra, un tecnico capace può far vincere partite preziosissime con una mossa. E’ il caso, negli anticipi dell’undicesima giornata, di Mancini e Allegri.

ESTERNI TERZINI – Cinica, compatta e determinata. Di sicuro non bella, ma per il momento estremamente efficace. E’ l’Inter di Mancini, che con la rasoiata di Medel ha portato a casa i primi tre punti del campionato contro una big, quella Roma tanto apprezzata nelle scorse giornate. Il colpo di genio? L’assenza di Icardi. E’ lui il giocatore che si prende la scena prima del fischio d’inizio, quando nelle formazioni ufficiali la desinenza -ic spodesta nel tridente chi ha le due lettere al posto sbagliato. Polemiche per dichiarazioni? Turn over? Poco importa. L’Inter senza Icardi non ha l’ansia di dover servire la punta, Jovetic non è punto di riferimento costante ma viene più spesso a cercarsi il pallone. Lo scacco matto è preparato con la difesa, dove sulle fasce vengono rispolverati Nagatomo e D’Ambrosio al posto di Juan Jesus e Santon. Il giapponese e l’ex Torino sono esterni perfetti per il 3-5-2 di Mazzari, più abituati a spingere e a correre che a coprire in una difesa a 4. Ma per fermare due dei giocatori più in forma servono polmoni più che fisico. Con scorribande che costringono le ali alla ritirata. Fiato e lucidità preziosi tolti a Gervinho e Salah, che infatti stranamente non riescono a illuminare. Men che meno è in grado di farlo Pjanic, al primo vero flop stagione. L’Inter senza Icardi e con due esterni adattati terzini non domina, non ha bisogno di fare la partita. L’insospettabile Medel l’ha portata in vantaggio, il solito Handanovic la protegge fino alla fine. Lì non è questione di tattica, è un portiere top in serata top. E serve anche quello, anche se non sarebbe bastato a un’Inter diversa. Magari con Icardi, magari con un assetto più rinunciatario.

Paulo Dybala e Massimiliano Allegri, protagonisti del derby di Torino

Paulo Dybala e Massimiliano Allegri, protagonisti del derby di Torino

MA PERCHE’ TOGLIE DYBALA? – Minuto 87 del derby di Torino. Il punteggio è fisso sull’1-1, la Juventus si sta scuotendo per preparare l’assalto finale. Da una decina di minuti Mandzukic ha sostituito un Morata insufficiente, ma il croato ancora non riesce a pungere. E’ il momento del tutto per tutto, di spingere la squadra in avanti. A Max Allegri resta solo un cambio. E’ lecito aspettarsi l’ingresso di Zaza per dare più freschezza all’attacco. Magari per un disperato 4-2-buttatela dentro. Invece no. Fuori Dybala, dentro Alex Sandro. Ma come, Dybala? L’argentino ex Palermo è stato forse il migliore dei suoi fino a quel momento, del reparto offensivo senza dubbio. Al suo posto un ragazzo giovane che finora ha fatto più danni che altro. E che per giunta sarebbe un terzino. Quest’anno Allegri non ci capisce più niente. Punizione di Hernanes, stacca Bonucci: traversa. Ribattuta, respinta, ma niente. La palla non vuole entrare. Altri due punti buttati. Ammettetelo, stavate per spegnere il televisore. Poi la Juve costruisce l’ultimo disperato assalto, Alex Sandro riceve palla sulla fascia, scappa via, prepara il cross basso e trova Cuadrado a un metro dalla porta. Il colombiano deve solo appoggiare, i bianconeri solo esultare. L’anno scorso il top player che ha risolto il derby d’andata è stato Pirlo, in pieno recupero. Quest’anno è toccato a Massimiliano Allegri, qualche minuto prima. Quando ha tolto una prima punta per inserire un esterno e allargare il gioco. Per lasciare lo spazio ad Alex Sandro di crossare da dentro l’area e a Cuadrado di toccare quasi indisturbato. Chapeau Max. In pochi lo ammetteranno, ma stavolta hai tirato fuori il coniglio dal cilindro. Come Medel a San Siro. Come Mancini prima di Medel. Come Icardi deve imparare a fare in silenzio, lavorando da calciatore. Perché gli allenatori possono far vincere una partita, ma il campionato è davvero lungo.

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