Marco Telluri
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Serie A ai raggi X: quando l’ “usato” non va più di moda

Il ritorno di vecchie (e spompate) glorie è un trend invertito nel nostro campionato, almeno in parte. Su questo meglio le piccole delle big

Serie A ai raggi X: quando l’ “usato” non va più di moda
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Le ultime stagioni della vecchia Serie A hanno vissuto illustri ritorni di fiamma e non solo. Di fatto, nell’ultima decade nomi altisonanti quali  quelli di Kakà ed Eto’o, così come quello dell’istrionico”Alino” Diamanti, sono tornati a calcare i terreni di gioco nostrani  con esiti assai meno fortunati rispetto alle loro prime esperienze. Se una volta dunque vigeva la regola dell’ “usato sicuro”, gli ultimi anni hanno sfatato tale tabù, contribuendo a rinverdire le rose del campionato.  Non ultimi i casi di Gilardino e Cassano, protagonisti assoluti del calcio italiano degli anni 2000,  che ora faticano tremendamente a trovar una giusta collocazione nel puzzle della Serie A.

L’ “USATO” CHE FUNZIONA – Come ogni buona tesi che si rispetti esiste un’ antitesi  da confutare. Nel nostro caso, squadre come Atalanta e Chievo sembrano contraddire la nostra osservazione: i bergamaschi, così come i clivensi, hanno deciso infatti di allestire delle squadre che fanno della solidità il loro punto di forza.  Se una volta questi due club erano delle vere e proprie fucine di talenti, ora i giovani prospetti da rivendere alle grandi hanno lasciato posto a giocatori già formati, coloro i quali hanno alle spalle l’esperienza, prerogativa quest’ultima che troppo spesso soppianta il talento. Tuttavia i risultati parlano chiaro, la dea così come i mussi volanti, sono tra le “piccole” più ostiche dell’intero torneo, specialmente tra le mura amiche, ove spesso le “sette sorelle” incappano in trasferte amare.

QUANDO IL NOME NON BASTA –  Parlando di “usato” ci si accorge ben presto di come tale discorso cambi drasticamente quando ci si riferisce a squadre di maggior blasone. Ne sanno qualcosa i tifosi rossoneri, il cui malumore relativamente ai “parametro zero” non è più un segreto. Tanto per citare qualche nome: Torres, Alex ed Essien, sono solo alcuni dei “fantasmi” transitati dalle parti di Milanello e che non hanno di certo contribuito a risollevare le sorti del diavolo. Ciò nonostante, si profila l’ennesimo ritorno del figliol prodigo per i milanesi, quello di Boateng. Tralasciando il caso Milan, tale trend ha coinvolto anche altre squadre del nostro campionato, vedasi  i casi Borriello, Destro e Pazzini su tutti, giocatori sui quali le rispettive società (Carpi, Bologna e Hellas)  hanno puntato forte e che ora, a distanza di mesi, si ritrovano nelle ultime posizioni in classifica e con molte grane in spogliatoio.

UN GIUSTO MIX – Spesso gli allenatori cercano di bilanciare l’esperienza dei veterani con la spensieratezza dei nuovi figli del calcio. Un’ alchimia questa assai difficile da  creare ma che quando si realizza dà i natali a squadre di qualità. Tornando a guardare in casa nostra, Torino e Sassuolo sono tra le realtà migliori sotto questo punto di vista. I granata e i neroverdi  hanno costruito la “spina dorsale” delle rispettive squadre facendo affidamento su giocatori navigati (Gazzi, Quagliarella, Missiroli ecc) e andando ad innalzare il livello tecnico grazie alla freschezza di talenti smaliziati (Baselli, Defrel, Berardi). Insomma “in medio stat virtus”, anche nel calcio spesso la soluzione migliore nasce da una giusto compromesso tra eccessi.

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