Giulia Cassini
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Lisetta Carmi in 220 scatti a Genova

L'occhio malinconico e sottile di una grande protagonista della fotografia italiana

Lisetta Carmi in 220 scatti a Genova
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Lisetta Carmi,I travestiti, Genova, 1965-1971

Lisetta Carmi,I travestiti, Genova, 1965-1971

Lisetta Carmi viene celebrata a Genova con una mostra personale a Palazzo Ducale,dal 13 novembre al 31 gennaio 2016,  con il più alto numero di fotografie mai esposte: 220 immagini che ripercorrono l’intero percorso creativo della grande fotografa. Alla quantità corrisponde anche la qualità dei fermo immagine di Lisetta Carmi.

Genova, il mondo e i drammi sociali nella macchina di Lisetta Carmi

LA MOSTRA – La mostra su Lisetta Carmi, allestita nella Loggia degli Abati, curata da Giovanni Battista Martini, si apre con la sezione dedicata alla sua città natale, con immagini che documentano la forte identità sociale e culturale della Genova degli anni ’60 e ’70. L’intensa attività portuale, la forte presenza industriale e la crescita smisurata dell’edilizia pongono la città al centro di forti tensioni sociali, non di meno in quegli anni nascono realtà culturali all’avanguardia nell’ambito del teatro, della musica e delle arti visive che il suo obiettivo riprende con rigore e lucidità. Una sezione è dedicata agli straordinari ritratti di Ezra Pound (e qui interessante il rimando, in contemporanea, alla Galleria Martini & Ronchetti sempre a Genova, con stampe originali dei celebri ritratti di Ezra Pound e dodici rare immagini scattate nel 1966 ad Amsterdam del movimento di protesta Provo). Pur se realizzati in un breve incontro con il poeta nella sua casa di Rapallo, ne restituiscono la complessità e la straordinarietà. Saranno esposte anche molte immagini inedite dedicate ai ritratti di artisti come Lucio Fontana, Leonardo Sciascia, Claudio Abbado e Lele Luzzati.
Altrettanto analitiche e significative sono le foto realizzate durante i numerosi viaggi compiuti in quegli anni: da quelle scattate in Sicilia con Sciascia, a quelle della Sardegna così come quelle realizzate in paesi lontani come l’America Latina, Israele, La Palestina, l’Afghanistan e l’India.
Chiudono l’esposizione due sezioni, la prima dedicata al momento della nascita con la ripresa di un parto nella sua sequenza temporale e la seconda con una selezione delle fotografie dei travestiti che furono raccolte in un volume uscito nel 1970 e che sono tra le sue immagini più note.

LISETTA CARMI – Di origine ebraiche, ha conosciuto l’orrore delle persecuzioni razziali, quelle che segnarono anche la sua adolescenza; espulsa dalla scuola, mentre i suoi fratelli andarono a studiare in Svizzera, rimase nella solitaria casa di Lungoparco Gropallo con un solo amico a tenerle compagnia: il pianoforte. Guidata dagli insegnamenti del maestro They e dalla sua naturale inclinazione riuscì a diventare concertista

ma “quando gli avvenimenti politici italiani con il governo Tambroni generano una svolta a destra – scrive nel saggio in catalogo Giovanna Chiti – Lisetta Carmi sente l’urgenza di prendere posizione, non può più accettare di rimanere in casa a proteggere le sue mani di pianista da possibili incidenti”.

Abbandona il pianoforte e la carriera musicale. L’amico etnomusicologo Leo Levi  le propone di accompagnarlo in Puglia dove doveva studiare i canti di una comunità ebraica. Affascinata dalla luce e dalla bellezza del Salento compra la sua prima macchina fotografica, un’Agfa Silette, e comincia a conoscere la Puglia attraverso l’obiettivo. San Nicandro, Rodi Garganico, Venosa, le catacombe ebraiche i suoi primi scatti. L’incontro magico con la fotografia.

E’ il ritmo della vita a pulsare nei suoi scatti. Quello che passa dalle tavole del palco (per tre anni, dal 1961 al 1964, è fotografa di scena al Teatro Duse di Genova) al deserto, dagli studi degli artisti alle vie di città desolate, dove i volti dei profughi, sempre dannatamente attuali, colpiscono lo sguardo e il cuore al di là di ogni latitudine. La vita che scorre lenta sulle chiatte del porto genovese o tra le pieghe delle lenzuola di un letto dove i travestiti, all’epoca erano gli anni Settanta, potevano mostrarsi sfidando il pudore di una società perbenista che preferiva ignorare la loro esistenza. Volti di bambini, belli e indifesi da proteggere sempre da non sgridare mai, ammonisce:sono i genitori che devono imparare dai loro figli, che devono avere una condotta esemplare; amo i poveri, gli emarginati, i bambini sono la vera ricchezza del mondo e a quel mondo con le sue foto Lisetta Carmi ha dato voce.

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