Enrico Steidler
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Portofino come una gallina da spennare: togliete la Liguria ai liguri

Portofino: quando l’ultimo lembo di terra sarà stato 'valorizzato', potremmo dire parafrasando le parole di Piede di Corvo, "ci accorgeremo che non si può mangiare il denaro"...

Portofino come una gallina da spennare: togliete la Liguria ai liguri
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Tutti conoscono Portofino, ma non tutti sanno che alle spalle di uno dei luoghi più incantevoli d’Europa e del mondo si estende un territorio protetto di inestimabile valore paesaggistico e ambientale. Istituito nel lontano 1935 e amministrato da un Ente autonomo per più di quarant’anni, il parco naturale del Monte di Portofino è stato affidato nel 1978 alle cure della politica (leggi Regione Liguria), ed è a quella data, quindi, che possiamo far risalire l’inizio della fine. Trentasette anni or sono, infatti, l’incorruttibile volontà di tutela ha ceduto il passo a un’ideologia predatoria rozzamente imbastita intorno a due parole-chiave, due di cavalli di Troia con i quali è stato possibile penetrare l’area protetta e riversarvi il carico di cemento: valorizzazione e sviluppo sostenibile.

MUCCHE DA MUNGERE – Ieri, infine, dopo decenni di strade e villette al posto di ruderi e sentieri, è arrivato il terrificante colpo di grazia. “Prima della fine della legislatura riprofileremo i parchi – ha annunciato il neo-eletto (11 giugno scorso) presidente della giunta regionale ligure Giovanni Totiperché non ci può essere un territorio così vasto, in Liguria, blindato. Vanno distinte le zone dove la protezione sarà più alta, mentre in altre, di minor pregio, sarà più attenuata o addirittura assente. La governance dei parchi è stata male interpretata finora e va ricostruita – aggiunge Toti brandendo idealmente la cazzuola – vi devono partecipare imprenditori e associazioni ambientaliste, non i signornò. La governance deve valorizzare davvero, occuparsi di turismo e dare valore a terre che devono rendere. L’urbanistica è tutela del paesaggio. E se ristrutturo un cottage in uno dei parchi non cementifico, ma riqualifico il parco”. Insomma, il concetto è chiaro: in Liguria l’etica dei palazzinari è stata elevata a modello di tutela ambientale, e il ricordo dei parchi come li abbiamo conosciuti e amati noi, primo fra tutti quello di Portofino, sopravviverà solo nelle fotografie ingiallite dal tempo. “L’edilizia – assicura Toti pensando a come spremere il limone fino alla buccia – sarà un volano economico fortissimo, e va rilanciata con regole certe: ne vedremo gli effetti già dal 2016″.

Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria

Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria

LA CALATA DEI BARBARI – Corsa al mattone? Consumo del territorio? Devastazioni irreparabili? Sì, certo, ma siccome siamo in Italia c’è pure la beffa. “Tutti attaccano – ‘ironizza’ il presidente – dicono che costruiranno piscine ed eliporti… Magari si moltiplicassero le piscine e gli eliporti, vedrete però che non accadrà. Chi frigna oggi – conclude Toti alludendo alle opposizioni di centro-sinistra – ha cementificato la Liguria finora. E la nostra regione ha pagato un prezzo altissimo alla cementificazione, avvenuta per trent’anni, e non ha neppure goduto dei benefici economici che avrebbe dovuto comportare. Sono orgoglioso di uno strumento che porterà la Liguria all’avanguardia per chi vuole riqualificare la propria casa o gli immobili. E abbiamo scritto una normativa che, per la prima volta, ha carattere permanente, e non cancella alcuna tutela dei territori, ma apre possibilità di rilancio e sviluppo“.

PATRIMONIO DELL’UMANITA’? NO, ROBA NOSTRA – Dunque, in estrema sintesi ecco il Toti-pensiero: costruire e proteggere si può. Anzi, si deve, perché costruire è proteggere. Una solenne presa in giro, insomma, una frescaccia colossale che tuttavia contiene una piccola-grande verità: “Chi frigna oggi ha cementificato la Liguria finora”. Già, questo è un dato di fatto inoppugnabile, purtroppo, e l’unica differenza fra i profanatori di ieri e quelli di oggi è che questi ultimi se ne vantano. Per l’ambiente ligure, però, la tragedia è la stessa: abbandonato nelle mani di una classe dirigente senza cultura, senza scrupoli e senza valori che non siano quelli quotati in borsa, il Monte di Portofino – e tutti gli altri parchi insieme a lui – si avvia a subire l’onta di un’estrema, folle ‘valorizzazione’. Cosa resterà, in fondo, di quello che avevamo il dovere morale di trasmettere intatto alle future generazioni? Niente, resterà solo l’immagine, deturpata e deturpante, della nostra.

Speranze? Nessuna. L’unica, infatti, sarebbe quella di liberare la Liguria dai liguri, almeno in Regione. Ciao Monte, quindi, e ciao a tutti gli altri: eravate il posto giusto, ma con gli uomini sbagliati. Che peccato.

Enrico Steidler

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