Marco Telluri
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Gervinho, l’elefante che (ri)conquista Roma

L'ex Arsenal ha dimostrato nelle ultime uscite di meritarsi la fiducia di Garcia. Ripercorriamo brevemente le tappe della sua carriera

Gervinho, l’elefante che (ri)conquista Roma
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Il suo matrimonio con i colori giallorossi sembrava esser ormai giunto ai titoli di coda, le più illustri testate giornalistiche parlavano con assoluta certezza di un suo trasferimento all’Al Jazira, uno di quei posti dove se hai più di trent’anni ed una carriera dignitosa aggiungere un tocco di squallore ad essa. Invece la luna di miele tra Gervais Lombe Yao Kouassi, in arte Gervinho, e la Roma sembra non terminare più come testimonia il gioiello incastonato sotto al sette regalato dall’ivoriano ai propri tifosi in quel di Palermo.

IL GIOCATORE – La parabola calcistica di Gervinho ha inizio in Costa d’Avorio, sua terra natia ,dove comincia a tirare i primi calci al pallone tra le fila dell’ASEC Mimosas, squadra più volte menzionata dall’ivoriano durante le sue interviste: «Ho iniziato a giocare in una squadra del mio paese prima di passare all’accademia di Abidjan quando avevo 11 anni, lì è iniziata la mia formazione calcistica. Si giocava senza scarpe, per ottenere il primo paio bisognava superare tre test, uno all’anno.» Inoltre proprio il suo primo allenatore in questo club gli attribuì l’epiteto carica Gervinho. La prima chiamata in Europa arriva all’età di 17 anni quando l’ivoriano viene acquistato dalla squadra belga del Beveren dove disputerà due stagioni di alto rendimento. Nella stagione 2006-2007, Gervinho approda nella Ligue 1 francese, campionato ove verrà consacrato il tuo talento. Dapprima indossa la casacca del Le Mans per poi passare al Lille. Il connubio tra “les douges”(i mastini) e l’africano si dimostra da subito vincente tanto che nella stagione 2010-2011 il Lille torna a vincere il campionato dopo più di mezzo secolo. L’exploit in terra francese  fa sì che al di là della manica le attenzioni dei gunners si posino su di lui, non tarda dunque ad arrivare la chiamata di Arsene Wenger, coach dei “gunners”. L’alchimia tra Gervinho e il calcio britannico non arriverà mai tanto che la sua esperienza con il “football”  non lascerà tracce.  Nel 2013 arriva la chiamata della Roma su indicazione di Walter Sabatini, un fuoriclasse del suo mestiere. La prima stagione nella città eterna lo vede tra i protagonisti dell’ottimo campionato disputato dalla prima Roma di Garcia  per poi calare sensibilmente al secondo anno coi lupi.

LE QUALITA’ –  Gervinho è uno di quei giocatori che portano in campo un po’ della loro origine, osservazione questa valida per pochi campioni (si pensi a Ronaldinho, emblema del “futbol bailado” carioca). La corsa dell’ivoriano è degna dei migliori duecentisti in circolazione, una fulmineità che solo chi vive vicino all’equatore possiede.

Passando al rettangolo di gioco,  il numero 27 giallorosso ha da sempre fatto dello spunto in velocità il suo cavallo di battaglia, una velocità che a volte è accompagnata da numeri di pregevole fattura. A volte, proprio perché uno dei limiti dell’ivoriano riguarda proprio il controllo della sfera, un tocco non proprio raffinatissimo che ne ha impedito, in alcuni punti della sua carriera, di sedere nell’Olimpo del calcio.

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