Mattia Prina
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5 motivi per cui Gnoukouri non gioca

Il centrocampista dell'Inter sembra essere stato accantonato da Roberto Mancini. Vediamo il perché

5 motivi per cui Gnoukouri non gioca
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Ha debuttato nel derby di ritorno della scorsa stagione e ha stupito tutti fin da subito per la sua personalità. Inoltre nelle varie tournée ed amichevoli estive Mancini lo ha fatto giocare sempre, spesso anche da titolare. E’ stato schierato nell’undici titolare anche nella prima partita di campionato contro l’Atalanta, venendo poi sostituito ad inizio ripresa da Hernanes. Da lì in avanti Assane Gnoukouri non è più sceso in campo. Sulle qualità del giovane ivoriano non si discute, ma Roberto Mancini sembra averlo messo in soffitta come fa un bambino quando si disfa dei giochi che non usa più. Vediamo 5 motivi per cui l’allenatore dell’Inter ha “dimenticato” Gnoukouri.

INESPERIENZA – Mancini preferisce schierare a centrocampo giocatori con anni di esperienza alle spalle. Vedasi i Felipe Melo, preso proprio per quello, Medel, Guarin e ovviamente Kondogbia che, anche se ha solo 22 anni ha una discreta maturità a livello internazionale.

Mancini parla in conferenza alla vigilia di Inter-Cesena.

Mancini dovrà essere bravo a gestire Gnoukouri

VALIGIE PRONTE – A gennaio il talento ivoriano verrà ceduto in prestito per potergli permettere di giocare con continuità e maturare.

VALORIZZAZIONE – Facendolo giocare titolare e caricandolo di responsabilità l’Inter rischia di bruciarlo, perché per un giocatore giovane una serie di partite sottotono rischia di creare un circolo vizioso nella sua testa. Tornare a giocare con la Primavera o finire in una squadra di categoria inferiore non sarebbe la soluzione migliore per valorizzare un calciatore…

PLUSVALENZA – Inoltre senza la valorizzazione se l’Inter in futuro decidesse di venderlo rischierebbe di farlo ad un prezzo inferiore a quello previsto e in Società è un’eventualità che non vogliono prendere minimamente in considerazione.

UMILTA’ – Con le ultime esclusioni Mancini vuole evitare che possa “montarsi la testa”. Il tecnico dovrà essere abile a gestirlo e il centrocampista da parte sua dovrà rimanere coi piedi per terra e continuare a lavorare per migliorare.

Mattia Prina

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