Giulia Cassini
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Maternità rassicurante o madre matrigna?

Cosa è cambiato di più nel corso di un secolo se non il concetto di maternità?

Maternità rassicurante o madre matrigna?
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Maternità desiderata o madre matrigna? E’ questa semplificando l’altalena che pervade nella mostra “La Grande madre” di Massimiliano Gioni a Palazzo Reale, Milano. E’ la possibilità di compiere un viaggio straordinario nella storia dell’arte, un’occasione speciale di approfondimento e riflessione sulla maternità e più specificatamente sulla figura della madre che, nell’incarnare in forma immediata e simbolica l’atto stesso della prima nutrizione, richiama alle nostre coscienze le radici più profonde di quello che è il tema di Expo 2015. Massimiliano Gioni ne esalta l’aspetto di museo temporaneo, più ancora che di esposizione, nel quale si mixano storia dell’arte e cultura visiva, seguendo le metamorfosi dei ruoli sessuali nel corso del Novecento, per dar vita ad una complessa riflessione sulla figura della donna madre, tra l’idea di soggetto e quella di oggetto della rappresentazione. Vista attraverso le testimonianze figurative di cent’anni di storia, la maternità appare immersa in un’atmosfera straniante, in cui si mescolano sentimenti opposti, affetti profondi e rifiuti disperati. Attraverso questi molteplici punti di vista, questa mostra resistuisce alla maternità un’impronta meno rassicurante, meno accogliente, ma assai più complessa e potente.

maternità indagata da Gioni, una delle sale

maternità indagata da Gioni, una delle sale

LA MOSTRA- Ad accogliere il visitatore nella prima sala però c’è l’immagine più rasserenante e poetica dell’intera esposizione: “La Mangiatoia” di Gertrude Kasebier dove si richiama la divina maternità, in una scena dallo sfondo povero che stride con l’impalpabile levità e con candore del velo e delle vesti, senza macchia di peccato. Si prosegue poi con “Concetto spaziale” di Lucio Fontana, con i lavori di Sigmund Freud come “Edipo risolve l’enigma della sfinge”, e poi “La donna e La sfinge” di Edward Munch ed il famoso “Ritratto della madre” di Umberto Boccioni. Si parla delle passioni con “Manifesto Futurista della Lussuria” la denuncia del disprezzo della donna nel Futurismo ad opera di Valentine de Saint Point, fino ad arrivare ad Emma Kunz con “Opera n.086” e a Carol Rama con “Appassionata”. Si parla di politica con il materiale documentale sulle Suffraggette nella stessa sala in cui è posto il “femminile non umano”, cioè la macchina, con la ricostruzione della stessa in base al racconto di Franz Kafka “La colonia penale” realizzata per la mostra “Le macchine celibi” , curata negli anni Settanta da Harald Szeemann. Si prosegue poi con Man Ray, Marchel Duchamp, Salvador Dalì (con l’impertinente “Baby Map of the World”), con “La cerva ferita” di Frida Kahlo e con un delizioso lavoro di Leonor Fini “Stryges Amaouri”, vero colpo di classe del curatore. Da qui in poi si penetra nella parte più forte e tormentata della mostra come l’installazione a dir poco sconvolgente di Nari Ward “Grazia meravigliosa” tra passeggini dismessi e manichette antincendio, con una passerella spostata a sinistra volutamente sconnessa. E così via con i lavori di Sarah Lucas,Kara Walker, Anna Maria Maiolino, Louise Bourgeois, Rineke Djikstra,Cindy Sherman, passando per il Fascismo e gli anni Settanta, tra le parole “sessualità, procreazione, maternità e aborto”. Tra le opere più significative “Nancy e i gemelli” di Alice Neel apparentemente lirico, ma psicologicamente tormentato, andando a rispecchiare l’isolamento dal resto del mondo, dal lavoro, dagli impegni sociali e culturali, che affronta una madre nei primissimi mesi di vita dei bambini, a volte subendo la maternità come una sorta di gabbia dorata. Si arriva poi a Maurizio Cattelan con le mani giunte di “Madre”, a Robert Gober con “Lettino inclinato” fino a Catherine Opie con “Autoritratto /Pervertita” proveniente dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, con il linguaggio visivo che incenerisce tipico delle “Riot Grrrl” degli anni Novanta.

FOCUS- Come chiosa Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale, “solo nel Novecento cominciano ad emergere i lati oscuri dell’archetipo della grande Madre, quelli più irrazionali ed istintivi. Nel corso del Novecento la maternità è stata scandagliata in profondità arricchendosi di valenze e significati enormemente più sfaccettati, di cui la mostra offre un ampio affresco. La qualità delle opere esposte, frutto di una rigorosa selezione curatoriale, costituisce la premessa affinchè anche questo progetto possa perpetuarsi nella memoria collettiva e arricchisca il cospicuo patrimonio di imprescindibili contenuti culturali che Palazzo Reale offre.”
La Grande Madre, Palazzo Reale, Milano
dal 26 agosto al 15 novembre 2015
Orari: lunedì dalle 14,30 alle 19,30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9,30 alle 19,30; giovedì e sabato dalle 9,30 alle 22,30

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