Enrico Steidler
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Espulso dalla scuola per il piercing: finalmente ha vinto la Scuola

L'anello al naso, a scuola, non è un diritto, ma vallo a spiegare a certi adulti...

Espulso dalla scuola per il piercing: finalmente ha vinto la Scuola
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C’è una cosa che noi italiani non abbiamo mai capito (e che probabilmente non capiremo mai): la forma è sostanza. Per noi, figli della Terra dei cachi e di una scuola mediocre, la forma non è la pietra angolare di ogni consuetudine civile ma solo il retaggio un po’ ammuffito di tempi ormai trascorsi, tempi in cui erano il monocolo e le ghette a distinguerci dagli altri, non l’anello al naso. Spiegare ai nostri connazionali che tradire la forma equivale a tradire la sostanza, e che questa regola ha ben poche eccezioni, è un’impresa quasi persa in partenza, è un po’ come giocare in trasferta su un terreno fangoso e maledettamente ostile. Solo gli educatori più coraggiosi ci provano, e quando dalle parole – magari messe nero su bianco in un regolamento scolastico – passano ai fatti, il Paese che li circonda mette a nudo la sua vera sostanza.

QUESTIONE DI PRINCIPIO (DELLA FINE) – Sotto questo aspetto, la vicenda dello studente sardo espulso dalla scuola per il suo piercing al naso – e del linciaggio mediatico cui è ora sottoposta Fabiola Martini, preside dell’istituto alberghiero di Arzachena – è davvero emblematica, e la dice lunga su quanto sia profonda e infestata da coccodrilli la palude culturale italiana. Nota bene: per allontanare dalla scuola il 18 enne Mattia Carbini è stato necessario l’intervento dei carabinieri (!), e il padre del “ribelle” ha ritenuto doveroso querelare la preside, rea – ma lei smentisce categoricamente – di aver strattonato Mattia per impedirgli di entrare a scuola. “Ci troviamo di fronte ad un regolamento fuori dai tempi che discrimina i ragazzi”, tuona Antonio Carbini, 53 anni, agente di viaggio di Olbia. “Per mio figlio è diventata una questione di principio, tanto che ha deciso di ritirarsi da scuola e di opporsi a un regolamento che impedisce agli studenti di esprimersi come meglio credono. Anche perché – prosegue Carbini mettendo involontariamente il dito nella piaga – che esempio danno i professori che portano l’orecchino? E’ giusto affermare che il regolamento vale solo per i ragazzi?”.

LA SCUOLA NON E’ LA STRADA – Almeno in teoria, la scuola dovrebbe essere magistra vitae, e dovrebbe quindi addestrare fin da subito al rispetto della forma. Fateci caso: lo svacco di un Paese è sempre proporzionale allo svacco della forma – questa è la sostanza, in fondo – e la scuola che non lo insegna genera uomini a metà. Chi è messo peggio, secondo voi? Il Paese in cui sembra virtuoso dire bada alla sostanza e non alla forma (non badare a entrambe, quindi, basta la metà) o quello dove i ragazzi vanno a scuola in divisa e il please è la parola-base di ogni conversazione? La verità, purtroppo, è che saremo sempre indietro finché ci ostineremo a non capire certe cose fondamentali, e a non comprendere che ci sono luoghi – e la scuola è il primo fra questi – che non si possono confondere con la strada o il bar dello Sport, dove ognuno è libero di “esprimersi come meglio crede”. Altrimenti in futuro avremo tribunali pieni zeppi di giudici tatuati e vestiti casual, primari di ospedale col piercing sulla lingua e ministri dell’istruzione con la cresta tricolore. Rassicurante, vero?

Grazie, professoressa Martini. Con lei ha vinto la Scuola.

Enrico Steidler

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2 Responses to Espulso dalla scuola per il piercing: finalmente ha vinto la Scuola

  1. Silvia Bulgarelli 28 settembre 2015 at 18:00

    Ma seriamente Lei crede che la “sostanza” venga palesata da un ridicolo piercing che probabilmente non sopravviverà al diploma di questo ragazzo?
    Io credo che qui si stia scherzando… viviamo in uno stato i cui governanti non si preoccupano più di seguire e di far seguire i precetti di una Costituzione il cui testo ha molto da insegnare, le pare che il problema risieda in una Scuola che si mostra tollerante verso stupidi dettami di moda che lascia il tempo che trova?
    Per cortesia, teniamo l’occhio sulla palla…

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    • Enrico Steidler 2 ottobre 2015 at 15:46

      Gentile Silvia, fare riferimento alle cose che i governanti dovrebbero fare (e non fanno) non aiuta a tenere l’occhio sulla palla, che nella fattispecie è rappresentata da un ragazzo che va a scuola col piercing e un genitore dalla querela facile. A tale proposito, io credo che questa ‘piccola’ vicenda la dica lunga sulla realtà, molto più ampia, che la circonda. Lo stato di salute di una scuola – e del Paese che la esprime – si misura anche da un piercing, così come quello di una città – amava dire Longanesi – dalle condizioni in cui versano i suoi vespasiani. “Hai ragione, Leo” dicevano alcuni; “Ma come – dicevano altri – con tutte le cose più importanti che ci sono proprio ai cessi vai a pensare?” Questione di opinioni, e io la penso come Longanesi.

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