Enrico Steidler
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Junipero Serra: il papa va in America e santifica un “conquistador”

"Serra era un genocida" tuonano i nativi americani. "Ha difeso gli indigeni contro i soprusi dei colonizzatori" replica Bergoglio. La verità? Non era un santo, ma il papa gli deve qualcosa...

Junipero Serra: il papa va in America e santifica un “conquistador”
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9 missioni fondate in tutta la California fra il 1769 e il 1782 (fra cui quelle di San Francisco, San Diego e Los Angeles), 5309 indios cresimati e decine di migliaia di chilometri percorsi in lungo e in largo tenendo alto il vessillo di Cristo: come può un papa – da Giovanni Paolo II, che beatificò Junipero Serra nel 1988, a Francesco, che lo ha canonizzato ieri – restare insensibile di fronte a simili cifre? Un “colosso dell’evangelizzazione”: ecco chi era, secondo Santi, Beati & Testimoni, l’uomo che distribuì – a fin di bene, naturalmente – un numero incalcolabile di frustate, a partire da se stesso. Incarnazione stessa dell’audacia missionaria“, Padre Serra“era uno dei padri fondatori degli Stati Uniti – ha detto ieri il pontefice durante la sua solenne omelia – e “ha difeso gli indigeni contro i soprusi dei colonizzatori”. Un santo, insomma.

MISSIONE, CHE PASSIONE – E invece no. Secondo i discendenti di quegli indigeni – cui si associano innumerevoli studiosi di tutto il mondo – il missionario spagnolo che scelse il nome di uno dei primi discepoli di San Francesco d’Assisi (Ginepro, da cui Junipero) era un uomo in odore di tutto tranne che di santità. ”Serra ha messo in moto gli inizi di un genocidio culturale”, tuona Jace Weaver, direttore dell’Istituto degli Studi sugli Indigeni Statunitensi dell’Università della Georgia. “Quel prete decimava il nostro popolo” gli fa eco Ron Andrade, direttore esecutivo della American Indian Commission di Los Angeles. Le sue politiche“, scrive l’unione delle Tribù Indigene della California “hanno avviato atrocità nei confronti dei nostri antenati”. Serra, concludono i nativi, “non si merita l’onore della santità”.

Papa Francesco Bergoglio

Papa Francesco Bergoglio

TU CHIAMALA SE VUOIPROMOZIONE UMANA” – Ma va, non è vero niente si affrettano a scrivere gli spin doctor di casa Bergoglio, fra cui spicca Avvenire: “Attorno a fra’ Junipero e ai suoi confratelli – si legge sul quotidiano diretto da Marco Tarquinio – è fiorita una vera e propria leggenda nera, che si è fatta sentire anche durante i preparativi di questo viaggio e di questa canonizzazione. Le accuse rivolte ai francescani sono state in sostanza quelle di aver oppresso e maltrattato gli indigeni, fino alla complicità nel loro sterminio. La storiografia ha nel tempo offerto una ricostruzione accurata dei fatti evidenziando che quella dei francescani fu un’imponente opera di promozione umana, oltre che di apostolato”. Ok, sarà. La riabilitazione storiografica, però, anche quella più osé, nulla può – o quasi – contro le innumerevoli ombre proiettate dal cresimatore seriale. Come venne condotta, infatti, la sua “imponente” opera di conversione? E con quali mezzi fu garantita la fidelizzazione dei nuovi utenti, per così dire? “Con il carcere e la tortura“, secondo Valentin Lopez, presidente della tribù Amah Matsun; “Con le punizioni corporali (almeno) secondo tutti gli altri, riabilitatori inclusi.

QUESTIONE DI GRATITUDINE… – E già, inclusi, perché negare l’evidenza non si può. Come se ne esce, allora? Come si trasforma questa ‘piccola’ ombra in una luce? Semplice: storicizzandola, cogliendola cioè nel suo particolare contesto storico e giudicandola con gli occhi di quell’epoca. A quei tempi – ecco la posizione della Chiesa sulla spinosa questione – le punizioni corporali erano considerate uno strumento educativo in tutto il mondo, anche fra gli indios, quindi dove sta il problema? Serra, ha detto ieri il pontefice, “ha saputo vivere quello che è “la Chiesa in uscita”, questa Chiesa che sa uscire e andare per le strade, per condividere la tenerezza riconciliatrice di Dio”. Ecco, questo è il punto: il Fine, il supremo Fine missionario, non i mezzi.

Quindi importa poco se il buon Ginepro ha dovuto usare le maniere forti per condividere la tenerezza di Dio: senza di lui, fateci caso, chi avrebbe mai visto un papa dalle Americhe? Vi sembra poco? Per Bergoglio, potete scommetterci, è tanta roba. Santo subito.

Enrico Steidler

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