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Invincibile Juventus, sei quasi nella storia

Invincibile Juventus, sei quasi nella storia
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L’imbattibilità dei bianconeri è un caso rarissimo nella storia del calcio italiano: genesi, motivazione e storia di un primato eccezionale

Antonio Conte ha riportato la Juve ad alti livelli

TORINO, 27 MARZO – Perugia 1979, Milan 1992. Ovvero, le uniche due squadre imbattute in serie A nella storia del girone unico, cioè dal 1930 ad oggi.

Precedenti illustri, non c’è che dire, per la Juventus dell’anno di grazia 2012. In barba alla continua polemica a distanza  col Milan sulla presunta verginità stagionale violata con l’1-2 rossonero al novantesimo della semifinale di Coppa Italia, l’impresa di arrivare alle soglie di aprile senza aver conosciuto una sola sconfitta “vera” ha del paranormale, specie in un campionato come quello italiano, non ad alto coefficiente spettacolare ma sempre dannatamente difficile. Volendo poi fare gli schizzinosi, si potrebbe dire che le due squadre sopraccitate hanno comunque perso in Coppa Italia (Napoli per il Perugia del 1979, proprio Juventus per gli “Invincibili” di Capello), mentre Conte & co sono finalisti anche in Coppa, con zero sconfitte al passivo al netto dei supplementari, così da accontentare anche le campanilistiche campane rossonere, e scusate il gioco di parole.

Il record, in ogni caso, non prende consistenza da questo paragone con la Coppa Italia, in quanto le zero sconfitte in campionato, già da sole, valgono tanto oro quanto pesano. Intanto, per come sono venute. Questo 20112012, infatti, doveva essere l’anno zero in bianconero dopo troppi anni di delusioni, da Calciopoli fino agli scempi di Delneri passando per l’aurea mediocrità di Ranieri. Ed invece, ecco subito una squadra da primato, con un Conte immediatamente all’altezza della situazione nonostante il peso del noviziato ad alto livello. Grinta leonina, gioco “feroce” ed equilibrato, risultati e buone prestazioni in serie. Più un gruppo finalmente all’altezza, sia a livello tecnico che umano, di un blasone ancora intatto nonostante parecchie vacche magre, nuovamente affamato e decisamente migliorato rispetto alle controfigure di campioni passate gli anni scorsi per i campetti di Vinovo. Aggiungiamo a tutte queste variabili le difficoltà altrui (la chiusura del ciclo storico dell’Inter, il tirocinio ad alta quota del Napoli, il new project della Roma), la mancanza di distrazioni supplementari, leggasi alla voce Coppe Europee, e il peso morale e materiale del nuovo stadio, ed ecco spiegati i perché di questo ritorno in auge. Soprattutto l’ultimo punto merita di essere evidenziato, e dal punto di vista tanto intrinsecamente sportivo e di tifo, e da quello storico-sociale.

[smartads]

Lo “Juventus Stadium”, infatti, riesce a trasformare letteralmente i cavalieri bianconeri, sospinti da un pubblico nuovamente e finalmente numeroso, appassionato e coinvolto, mettendo al tempo stesso in grossissima soggezione i malcapitati avversari, mai tanto sportivamente sotto pressione negli altri stadi italiani, vuoi per la lontananza fisica dei tifosi, vuoi per un calore “nuovo” che ben poche altre piazze riescono a trasmettere. Un’influenza anche più concreta e sociale, se vogliamo, perché lo stadio di proprietà comporta nuovi proventi e rinnovati atteggiamenti di superiorità in bianconero che non possono non intimidire il pubblico e la squadra avversaria. In poche frasi, la ricetta di un anno di successo che manca della ciliegina sulla torta, ovverosia del primato in classifica.

Alzi la mano però chi credeva ad una Juventus in piena lotta scudetto a questo punto della stagione, con zero sconfitte non solo negli scontri diretti più importanti (sei punti su sei con l’Inter e quattro col Milan), ma addirittura nel computo totale. La mancanza di questo ornamento non propriamente trascurabile va ricercato nei numerosi pareggi di Madama, spesso incapace di vincere o chiudere partite stradominate, e geneticamente ancora lontana dalla maturità di chi vince le partite lesinando e centellinando ogni sforzo, asfaltando con schiacciante superiorità anche i moscerini più piccoli e fastidiosi. Certo, la strada è ancora lunga, e la lotta è ben lungi dall’essere terminata, ma è indubbio che lo storico primato che la Juve sta cogliendo sarà ricordato a lungo. L’importante è capire come: sarà un record effimero, fine a sé stesso e dal risvolto esclusivamente statistico o invece rappresenterà l’inizio di una strabiliante nuova parte dell’infinito storico ciclo di vittorie bianconero? A domenica prossima, alle altre partite, a maggio, al campo, alla classifica, ed insomma, ai soliti posteri, la tanto ardua sentenza

a cura di Alfonso Fasano

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