Vincenzo Galdieri
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L’altro Balotelli

Tornato a Milano, SuperMario sembra un altro: che sia finalmente la svolta?

L’altro Balotelli
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‘Lord knows, i can’t change’. ‘Lord help me, i can’t change’. Così recita Free Bird, famosissima canzone dei Lynyrd Skynyrd (quelli di Sweet Home Alabama, per intenderci). E ci piace pensare che anche Mario Balotelli, il nostro eroe maledetto, si sia rivolto a Dio in questo modo. Con struggente disperazione, ed una punta di speranza.

‘Non posso cambiare’. Una presa di coscienza. Dei propri limiti. Del non riuscire a superare in nessun modo se’ stesso, prima ancora degli ostacoli esterni. Perchè il problema di Balotelli è sempre stato questo. Balotelli, fino ad oggi, è stato il peggior nemico di se’ stesso. Se si fosse voluto un po’ più bene, oggi staremmo parlando di un campione assoluto. Probabilmente non ai livelli degli Ibra, dei Ronaldo e dei Messi, ma sicuramente ai livelli degli Aguero, per citarne uno non proprio scarsissimo.

Essere protagonista di una vera e propria parabola discendente a soli 24 anni è curioso, oltrechè deprimente. Liverpool, il sensibile SuperMario ha toccato il punto più basso della sua carriera. Non gli riusciva più niente. Mente annebbiata, corpo che non rispondeva. In campo era irriconoscibile, ed aveva perso pure quella punta di sprezzante irriverenza che da sempre lo aveva contraddistinto. Mario era semplicemente triste.

‘Dammeli a me 6 milioni all’anno e vediamo se sono triste’. La scontata – e giusta – risposta del tifoso medio è questa. Ma chiaro, qua non ci riferiamo ai soldi. Balo sguazza nell’oro e non era certo triste per la sua condizione economica, non è questo il punto. Nell’epica del calcio c’è molto di più. Balo era triste perchè stava cominciando a prendere coscienza del fatto che forse, il campione che tutti si aspettavano potesse essere, non sarebbe uscito più fuori. Non in quella gabbia d’oro. Perchè Mario, al di là di tutto, al di là delle frasi e dei gesti ad effetto, è un sensibile. Uno con un carattere complicato che più complicato non si può. Uno che tende a contorcersi dalla mattina alla sera.

Ad agosto di anni ne ha compiuti 25. E probabilmente, nella sua testa, qualcosa è cominciato a cambiare. Come se quel compleanno avesse rappresentato un totale e repentino cambiamento di era, prospettive, abitudini. Mario si è detto ‘Sei ancora giovane, si’, ma il tempo passa ed è ora di cominciare a dimostrare qualcosa’.

Ma c’era sempre un problema. Non poteva farlo a Liverpool. Ai geni sregolati, ai campioni maledetti, servono le condizioni giuste per incidere. In qualsiasi disciplina. Altrimenti continuano a contorcersi e finisce li’.

L’occasione è arrivata. Il Milan, di nuovo. Casa sua. Mario è tornato a Milano. Con l’ennesimo artificio del suo procuratore e mentore, al secolo Mino Raiola. L’unico, nel mondo del calcio, a partecipare al funerale del padre adottivo di Mario. Non c’era nessun calciatore, nessun collega di Balo al funerale. Soltanto Raiola.

Ecco, probabilmente è li’ che nell’uomo Balotelli è scattato qualcosa. Al ritorno al Milan, le sue parole sono suonate subito come un cambio di marcia. Oltre ai ringraziamenti di rito per aver creduto in lui, oltre ai classici ‘Penso soltanto a lavorare’, Mario ha aggiunto parole che alle mie orecchie sono subito suonate come un cambio di marcia totale. Reale. ‘Ho 25 anni, è finita la mia carriera da ragazzo. Adesso comincia la mia carriera da uomo. So di non potermi più permettere di sbagliare’. 

Frasi mature, frasi umili. In controtendenza col vecchio Balotelli. Spero di aiutare il Milan e la Nazionale, a cui tengo davvero tanto. È un regalo che voglio fare a mio padre che ha sempre creduto in me in azzurro e che è stato male quando sono uscito fuori dal giro azzurro”

Oggi Balotelli corre con una motivazione in più. Vuole fare felice suo padre, che ha sempre creduto in lui. Si è reso conto che non è più tempo di perder tempo. Che poi il tempo passa, e ti ritrovi in mano soltanto con rimorsi e rimpianti per quel che poteva essere. Per quel che doveva essere.

Entrato in campo nel derby, non sembrava lui. Nessuna pausa, nessuna arrabbiatura inutile. SuperMario è entrato in campo con lo sguardo fermo di chi ora vuol provare veramente a farcela. Ha fatto impazzire l’Inter da solo, con la sua classe, la sua fisicità, la sua esplosività. Insomma, tutte le incredibili caratteristiche legate al suo smisurato talento che fino ad oggi si è ricordato di sfruttare soltanto in pochissime occasioni.

Ma più della prestazione, quel che conta è che sembra cambiato lo sguardo. Più determinato, per certi versi anche più sicuro. Mario ha fatto ammattire l’Inter. Il Milan ha perso lo stesso, ma lui ha vinto. Perchè non ha ceduto alle innumerevoli provocazioni dei Guarin e dei Felipe Melo. Perchè ha aiutato umilmente i compagni. Ha corso. Si è mosso con intelligenza. A testa bassa. E la stessa cosa ha fatto nella partita dopo, stavolta vinta, contro il Palermo. 

Milano-Palermo. Segni del destino. La nuova vita e la nuova carriera di Balotelli sono ripartite da qua. Contro due squadre che un significatino ce l’hanno: l’Inter, dove è nato calcisticamente, ed il Palermo, dove è nato anagraficamente.

Restart totale. Due rondini non fanno primavera, ma il vento sembra essere cambiato. Scoprire l’altro Balotelli potrebbe essere bellissimo. Io ci credo, Mario. Credici anche tu.

 

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