Giulia Cassini
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Natura e mito al Palazzo Reale di Milano

Si può anche ammirare il "Vaso blu" con gli eroti vendemmianti

Natura e mito al Palazzo Reale di Milano
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Natura e mito a Milano, prima ancora che “mito e natura”, come è stata intitolata la mostra a Palazzo Reale in essere fino al prossimo 10 gennaio 2016. La rappresentazione della natura è il vero filo rosso che lega 180 opere d’arte d’indiscutibile valore, di estrazione greca, magnogreca e romana. Natura incontaminata, paesaggi, l’azione dell’uomo sulla natura e sull’ambiente, ancora natura come celebrazione dello sport a suo contatto e poi la natura più selvaggia con rocce, alberi, caverne e scene marine, fino a sconfinare sulla natura come segno e metafora, in senso dunque squisitamente simbolico, come dimostra l’eccezionale lastra funeraria detta del “Tuffatore” dal Museo di Paestum.

natura nel mito.Anforisco detto Vaso blu-courtesy ufficio stampa

natura nel mito.Anforisco detto Vaso blu-courtesy ufficio stampa

LA MOSTRA- “Mito e natura”, curata da Gemma Sena Chiesa e Angela Pontrandolfo con allestimento di Francesco Venezia fa parte di “ExpoinCittà” ed ha il patrocinio del Mibact (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo). Vasi, dipinti, terracotte votive, statue, affreschi e oggetti di lusso come argenterie e monili aurei sono ordinati cronologicamente ( VIII secolo a.C.  – II secolo d.C.) e per temi in sei sezioni. Tra le opere più significative la statua di” Trittolemo” dal Museo di Santa Maria Capua Vetere, le lastre votive (pinakes) di Locri, splendidi esempi di bassorilievi in terracotta del V e VI secolo a.C, il notissimo “Rilievo Grimani” prestato dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, il celebratissimo “Vaso blu” da Pompei ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli con la stupefacente tecnica del vetro-cammeo e le deliziose scene di amorini vendemmianti in bianco su sfondo blu. Notevoli anche gli esemplari di pittura illusionistica di “Giardini” (“il verde reale” e “il verde dipinto”) che decoravano le domus romane, gli “affreschi della Casa del Bracciale d’oro” da Pompei, e la sopresa finale: una stanza con pannelli in colori shock con soli tre quadri a firma Filippo de Pisis, tre nature morte. Come scrive sul catalogo edito da Electa Francesco Venezia “l’allestimento della settima stanza è stato concepito, nelle tre dimensioni della sala, quasi come finzione di un quadro ingigantito dall’artista: piani cromatici sovrapposti, quel certo non so che di disequilibrato, di obliquo – i tre quadri veri entrando nel gioco compositivo della finzione (..). Non ho mai trovato esplicito riferimento per l’opera di de Pisis alle nature morte di Pompei. Eppure queste, ne sono certo, si sono misteriosamente rinnovate nella memoria – e nelle tele- di questo grande pittore contemporaneo”.

FOCUS – Come chiarifica Gemma Sena Chiesa “la mostra vuole essere inoltre occasione per proporre al pubblico una riflessione non solo sul gusto artistico (spesso di grandissima qualità), ma anche sul significato della così fitta presenza di elementi naturalistici nel repertorio figurativo greco-romano. (..)Proprio il continuo variare di prospettiva, all’interno di una comune cornice culturale, ci appare uno degli aspetti più affascinanti di questo viaggio inconsueto nel mondo classico. In età arcaica nel mondo delle immagini dominano le realtà più essenziali: il mare, le rocce, gli antri, gli alberi. Parallelamente gli dei e le storie del mito si identificano con le forze della natura. E’ un insieme di valori che domina tutta l’età classica, ma che si sgretola all’arrivo della strepitosa forza innovatrice della cultura ellenistica scopritrice da una parte di una natura decorativa e dall’altra della dimensione del paesaggio. Saranno proprio questi due aspetti che si svilupperanno straordinariamente in età romana, elaborando nuovi modelli artistici. Sono questi che giungeranno, attraverso la rinascita grottesca e l’invenzione geniale di Leonardo, fino a noi”.

La natura come segno, come rimando, come mito, come quelllo di Europa sul toro che galoppa solcando un mare popolato di pesci. Uno spunto in più, di straordinaria attualità, per riflettere sul significato e sulle radici della nostra Europa.

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