Davide Luciani
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La top 11 della Champions in versione sliding doors

Generazioni di fenomeni a confronto

La top 11 della Champions in versione sliding doors
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La Champions oggi riaprirà ufficialmente e, come ogni anno, gli appassionati di calcio potranno ammirare le più grandi stelle dewl calcio Europeo contendersi la “Coppa dalle grandi orecchie”.
In questi anni la manifestazione è cambiata molto, specie dopo la riforma del 1992, che vide la nascita dei gruppi (prima era unicamente scontri diretti). Da quell’anno in poi ci sono succedute altre modifiche fino ad arrivare all’attuale format che vede il termine “Champions League” un po’ forzato visto che non partecipano più solo i campioni, ma anche i vicecampioni di alcune nazioni e, addirittura, le terze e quarte classificate di altre, definite in base al Ranking. La domanda che ci vogliamo porre qui, è: era meglio la vecchia formula (ovvero quella a eliminazione diretta tenuta fino al 1992) o la nuova (con i gironi e l’allargamento ad altre squadre?).
A sessant’anni dalla nascita della competizione, Sportcafe ha voluto fare un giochino, mettendo a confronto due squadre di giocatori: da una parte quelli che hanno alzato il trofeo prima del 1992, dall’altra i trionfatori dei nostri giorni. Le due squadre utilizzano entrambe il modulo 4-3-3. Ecco cosa che ne è venuto fuori.

TEAM 1955-1992

Di Stefano, titolare del nostro top team 1955-1992 della Champions

Di Stefano, titolare del nostro top team 1955-1992 della Champions

In porta la nostra scelta cade sul portiere dell’Ajax del triennio 1970-73, Heinz Stuy, unico a vincere tre finali consecutivi senza incassare gol.
In difesa schieriamo come terzino destro il capitano del Liverpool Phil Neal, quattro Championstra il 1976 e il 1984. I centrali sono Beckenbauer e Baresi (ogni commento è superfluo), a sinistra, un altro giocatore del Liverpool, Alan Kennedy, in gol nella finale del 1981 contro il Real Madrid che privò i blancos della “Settima”. A centrocampo, Crujiff e Neeskens del grande Ajax (3 Champions dal 1970 al 1973) fanno compagnia a George Best, l’uomo che trascinò il Manchester United nella finale del 1968 contro il Benfica. In attacco, infine, Eusebi, l’uomo che annientò il Real Madrid nella finale 1961-62. Ai suoi lati schieriamo Di Stefano (5 Coppe Campioni vinte consecutivamente, segnando in tutte le finali) e Muller, il re dei bomber per antonomasia.

TEAM 1992-2015
Il nostro portiere qui è Casillas, non fosse altro per le tre Champions vinte con il Real Madrid. In difesa, a destra schieriamo Dani Alves, “motorino” del Super Barcellona di questi anni. Al centro ecco Puyol, tre titoli da capitano del Barca e Desally, protagonista della finale di Atene del 1994 contro il “Dream Team” di Crujff. A sinistra, non potevamo non scegliere Maldini: al di là dei titoli vinti, il capitano del Milan è anche il più vecchio marcatore di una finale di Coppa Campioni. A centrocampo ecco Scholes “cervello” del Manchester due volte campione nel 1999 e il 2008. Ad affiancarlo, Xavi, altro “computer” del centrocampo. A questi uniamo la classe di Giggs, pupillo di Ferguson per la sua straordinaria duttilità e la sua professionalità. In attacco due posti sono occupati, per forza di ose da Messi e Ronaldo, re incontrastati della Champions moderna. Ad affiancarli ecco Raul, altra leggenda “blanca” e re di Champions prima dell’avvento degli altri due.

CHI SCEGLIETE?
Ecco quindi, schierate le nostre due squadre. Si tratta di due formazioni che farebbero sfracelli, ma frutto di due modi di intendere il calcio completamente diversi. Tra l’altro, con la formula vecchia, uno tra Ronaldo e Messi non avrebbe giocato sempre in Coppa Campioni e lo stesso dicasi per gli altri. I primi, quindi, sono “campioni assoluti” perchè sono stati capaci di trascinare le le loro squadre a scudetti e trionfi europei, i secondi, spesso (ma non sempre) si sono avvalsi dell’aiuto della formula per rendersi protagonisi in Eurpa. Provocazione? Forse, ma, in questo “giochino” ci sta anche questa distinzione.

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