Cristy Marinari
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Tutte le cose che solo un laziale può capire

Non è il tifoso a scegliere la maglia, ma è la maglia a scegliere il tifoso. 115 anni di storia: ci son cose che solo un laziale può capire

Tutte le cose che solo un laziale può capire
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Il tifoso altro non deve fare che amare la propria squadra, riuscire a vedere sempre, anche nei momenti bui, l’ arrosto e non il fumo. Il tifoso di cui parlo è quello che sa bene che non si deve per forza piacere ai media, che è meglio non sbraitare, non annunciare vittorie prossime e capisce il vantaggio di esser poco appariscenti scegliendo l’umiltà ai proclama. Ecco le cose che solo un laziale può capire.

LA STORIA – Nonostante le deformazioni per gli eventi indecorosi che l’hanno segnata, la storia è un’unica verità che si racconta e mai si rinnega . Di padre in figlio recita uno slogan biancoceleste e di padre in figlio si tramanda: tifare la prima squadra della capitale. Molti non capiscono e lasciano le date al passato, ma solo un laziale ne capisce l’orgoglio romano.

il laziale ricorda la Lazio dei meno 9

il laziale ricorda la Lazio dei meno 9

L’AQUILA SUL PETTO – C’era il burbero Eugenio Fascetti e le lacrime di Giuliano Fiorini: Ricordi che inorgogliscono il laziale. L’aquila dei meno 9, la maglia della stagione 1986/87, quando i biancocelesti centrarono la salvezza partendo con 9 punti di penalizzazione. La Lazio di oggi abbraccia quella di ieri nel segno dell’ aquila stilizzata sul petto.

26 MAGGIO – Sussurrato dalle fronde, cullato dal Tevere, il derby Lazio-Roma non è una partita che domani si dimenticherà. Come non si dimenticherà quel 26 maggio, quella Coppa Italia alzata e la storia che sempre la farà da padrona su Roma. Il laziale ed un numero tutto suo: Er 71.

CONTESTAZIONE – Le parole son sempre venute dopo. Non c’erano nel dito di Giorgio Chinaglia puntato verso la Curva Sud e neanche nel gol di Senad Lulic alla Roma. E’ sempre stato un gesto a far la storia, forte o sottile: pur sempre gesto. Incompresi da molti per la contestazione che lasciò lo stadio vuoto,  un laziale capisce il binomio assenza-amore.

PICCHI E ABISSI – Lo scudetto di Tommaso Maestrelli nel ’74 e Sven Goran Eriksson nel 2000, la serie B ed il calcioscommesse da Pino Wilson a Stefano Mauri. Aver sfiorato la Champions League e vedersela strappare alla Bayarena neanche un mese fa. Il laziale sa che ci si rialza sempre.

IL TIFOSO LAZIALE – Tutto questo fa il tifoso biancoceleste: spera, sogna, contesta e rimane deluso. Ricorda e racconta a volte umile ed altre fiero, con gli amici al bar o tra i banchi di scuola. Il tifoso laziale: fotografia di 115 anni di storia.

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