Roberto Cusimano
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Le 3 cose che non hanno funzionato nell’Italia

Proprio come all'andata, gli azzurri di Conte battono Malta 1-0 con rete di Pellè. Il gioco dell'Italia continua a non esaltare. Scopriamo cosa non ha funzionato

Le 3 cose che non hanno funzionato nell’Italia
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L’Italia ha vinto la sua prima gara del 2015 e, grazie al pari della Croazia, ha conquistato il primo posto del Gruppo H. Questa è l’unica buona notizia che si può tirar fuori dalla serata dell'”Artemio Franchi”, dove la nostra Nazionale ha ospitato Malta. Una gara noiosa, come le ultime d’altronde, decisa da una rete (irregolare) di Graziano Pellè al 69′. Vittoria striminzita dunque contro una squadra che nel Ranking FIFA si trova alla 160° posizione. Da un po’ di tempo ormai siamo abituati a vedere gli azzurri soffrire qualunque sia l’avversario che hanno davanti, sia esso il Brasile o le Isole Far Oer, poco cambia. Tornando a ieri, il ct Conte ha affermato nel post-gara che “L’importante era vincere”. Come dargli torto, visto il primato conquistato e la qualificazione ad un passo. Però è altrettanto vero che i tifosi che vanno allo stadio sperano di non aver “buttato” i soldi del biglietto, così come la gente che guarda la partita da casa spera di non addormentarsi sul divano. Cosa non ha funzionato nella partita di ieri? Cerchiamo di capirlo in tre motivi.

ATTACCO INCONCLUDENTE – I numeri parlano da soli: nelle ultime dieci gare, l’Italia ha siglato dodici reti, di cui solamente cinque sono arrivate da attaccanti (tre Pellè, una a testa Eder e Zaza). Si fa troppa fatica a trovare la via della porta, nonostante di giocatori offensivi ce ne siano diversi. Il problema principale è che manca un vero goleador, uno alla Pippo Inzaghi o alla Bobo Vieri o alla Gilardino dei tempi migliori. E’ in atto un rinnovamento del reparto, ci sono tanti volti nuovi, i vari Pellè, Eder, Zaza, Gabbiadini, Immobile hanno poche presenze ancora e stentano ad affermarsi. Non sempre serve un super attacco per ottenere grandi vittorie, ma gente con il fiuto del gol è sempre ben accetta, quasi tutte le grandi Nazionali li ha. L’impressione è che passerà ancora un po’ prima di riuscire a raggiungere i livelli di un tempo.

L’ULTIMO PASSAGGIO – Strano ma vero. C’erano in campo contemporaneamente due che con la palla sanno fare di tutto, parliamo di Verratti e Pirlo, l’allievo e il maestro, eppure più di una volta è mancato l’ultimo passaggio, quello che serviva per mettere Pellè o Eder in condizione di battere a rete. A Bonucci non è riuscito nemmeno il tentativo di fare da assist-man, come capita talvolta alla Juventus. E non parliamo di Chiellini, autore suo malgrado di passaggi da autocensura.

MENTALITA’ DA GRANDE SQUADRA – L’Italia non è più nella Top Ten del ranking mondiale da parecchio ormai. Come già ripetuto in precedenza, si fa fatica in ogni gara, senza riuscire ad imporre il gioco. E’ come se mancasse la consapevolezza di essere una Nazionale di primo livello, vincitrice per ben quattro volte della Coppa del Mondo. In tempi non troppo lontani, chiunque affrontava l’Italia aveva paura e temeva di uscire dal campo con le ossa rotte. Adesso non è più così e, anzi, spesso arrivano pareggi o sconfitte del tutto inaspettate. Vincere questo girone sarebbe importante per il morale, ma, per gli Europei, è necessario un cambio di mentalità. Già da ora sembra più che evidente la presenza di squadre molto più attrezzate e di altre, vedi Islanda e Belgio, in continua crescita. Insomma, servirà tutta un’altra Italia.

Roberto Cusimano

 

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