Francesco Scafidi
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Maledetto preliminare, l’Italia e l’Europa stregata. Perché?

Italiane e preliminari, un amore che fatica a prendere quota. Perché?

Maledetto preliminare, l’Italia e l’Europa stregata. Perché?
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E con la Lazio sono quattro su cinque. Il preliminare di Champions League si è trasformato in un vero e proprio incubo, una maledizione per le squadre italiane che per quattro volte nelle ultime cinque stagioni hanno fallito il grande appuntamento. Si fatica come matti in campionato alla ricerca affannosa di arrivare terzi in classifica: prima grazie ad un ranking Uefa migliore bastava anche il quarto posto, per poi essere puntualmente estromessi e retrocessi in Europa League. L’ultimo episodio di questa “maledizione” italiana è andato in scena ieri sera alla BayArena di Leverkusen. La Lazio arriva con l’esiguo vantaggio firmato da Keita nel match dell’Olimpico, ma dopo quaranta minuti abbastanza equilibrati inizia la rapida discesa verso la disfatta.  Al di là di essere più avanti nelle preparazione fisica, di aver iniziato il campionato prima e tutte queste giustificazioni che alla fine si riducono ad essere solo delle meschine scuse, il Bayer è stato nettamente superiore. Però se puntualmente negli ultimi sei anni solo il Milan nel 2013 ha superato il PSV Eindhoven un motivo ci deve essere: il calciomercato viene utilizzato poco e male sino all’epilogo del preliminare.

Le società italiane, da Garrone nel 2010 con la Sampdoria sino alla Lazio di Lotito ieri, hanno deciso o decidono che la squadra andrà rinforzata a seconda dell’obiettivo raggiunto o meno. La teoria del compro dopo, prima vediamo se arriviamo in Champions League e poi operiamo sul mercato in base alla competizione raggiunta. Sbagliato, strategia senza logica e senza risultati. La Sampdoria nel 2010 non riuscì nemmeno a confermare la rosa al completo che riuscì nell’impresa di finire al quarto posto in campionato: due pilastri di quella formazione, Storari e Zauri, non vennero impiegati contro il Werder Brema, “sostituiti” da Curci e Stankevicius. Certo la Samp fu sfortunata nella partita di ritorno dopo aver siglato le due reti necessarie per il passaggio del turno in pochi minuti, ma all’andata è stata un’unica sinfonia teutonica. Nel 2011 e 2012 è stato il turno dell’Udinese attendere gli eventi, restando vittima prima dell’Arsenal e poi dallo Sporting Braga ai calci di rigore, non propriamente uno squadrone irresisitibile. Nella passata stagione impossibile dimenticare il tonfo del Napoli contro l’Athletic Bilbao, con De Laurentiis restio a soddisfare le richieste di Benitez per poi andare incontro alla figuraccia del San Mames. Quest’anno è stata la Lazio, dilapidata dagli infortuni di Marchetti, Klose e Djordjevic, ad attuare una campagna acquisti assolutamente deficitaria per presentarsi ad un appuntamento tanto importante e che, conti alla mano, avrebbe portato nelle casse societarie circa 30 milioni di euro.  In Italia evidentemente si continua a speculare sulla fortuna nel sorteggio, trovando la squadra più abbordabile possibile, e sulla fortuna in campo. Lavorare per costruire una squadra competente per affrontare il preliminare non sembra essere nelle nostre corde. Come si dice in questi casi, “Errare è umano, perseverare è diabolico”. Nel frattempo il ranking cala sempre di più….

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