Enrico Steidler
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Nibali come Calboni, le sue scuse sono peggio del peccato

"Così fan tutti...mi gettano fango addosso...giudici severi": se queste sono le scuse, era meglio stare zitti

Nibali come Calboni, le sue scuse sono peggio del peccato
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Sbagliare a caldo ci sta, nello sport come nella vita. Detto questo, e sottolineato che la prima vittima della spossatezza è sempre la lucidità mentale, bisogna però anche dire che non tutti gli errori sono uguali, e che quello commesso dal ciclista Vincenzo Nibali (farsi trainare dall’auto-ammiraglia della propria squadra – l’Astana – dopo una rovinosa caduta) è davvero grave. Sotto questo aspetto, l’estromissione dalla gara è un provvedimento ineccepibile. “Un video mostra chiaramente che Nibali era attaccato alla macchina per 200 metri – ha dichiarato Bruno Valcic, presidente dei commissari della corsa – E’ stata una decisione difficile, ma dopo aver visto le immagini, non potevamo fare altro”.

MI OPPONGO, VOSTRO ONORE – Già. La Vuelta di Spagna non è il Trofeo Còbram di fantozziana memoria, e se un concorrente si comporta come il geometra Calboni – ricordate? Lo “Squalo” dei colleghi di Fantozzi approfittava di un taxi per fregare gli avversari… – l’esclusione immediata è il minimo della pena (considerando che il massimo è la figuraccia in mondovisione). E invece no. Si dà il caso, guarda caso, che al signor Nibali il castigo dei giudici non piaccia, e che decida di metterlo in chiaro nella sede da lui ritenuta più opportuna: le sue “scuse pubbliche“. “Nel ciclismo episodi come questi ce ne sono molti a maggior ragione dopo una caduta!! – scrive il trionfatore di Giro, Vuelta e Tour ispirandosi al “così fan tutti” dello Squalo-Moggi – Alla fine tutto avrei pensato, una multa salata da pagare ed una penalizzazione come si usa fare per restare fuori classifica!!! Avrei accettato anche una penalità di dieci minuti!!”.

José Joaquim Rojas, il corridore spagnolo espulso l'anno scorso dal Tour per un episodio simile a quello di Nibali

José Joaquim Rojas, il corridore spagnolo espulso l’anno scorso dal Tour per un episodio simile a quello di Nibali

Insomma, sbagliare a caldo ci sta: la rabbia, la frustrazione e la fatica giocano brutti scherzi a volte, e se il sole è una palla di rame implacabile può capitare a tutti di vedere la “luce” (e di seguire il suo sorridente consiglio): “Prendi l’ammiraglia!…Vincenzo prendi l’ammiraglia!…”. Sbagliare a freddo, invece, no, non ci sta, e le “scuse” di Nibali sono il classico rimedio peggiore del male.

I GIUDICI HANNO RAGIONE, ANZI NO“Per quello che é successo oggi – scrive il fuoriclasse messinese su Facebook – chiedo veramente a tutti le scuse pubbliche, per chiunque sia indignato o vergognato per me!! Molti di voi non hanno mai corso in bici, altri sono grandi tifosi altri pura passione, ed altri ancora si sono avvicinati negli ultimi anni!! La bici il ciclismo è passione, amore, giornate lontano dalla famiglia con allenamenti estenuanti, sacrifici troppi che iniziano già all’età di 16 anni circa!! Quello che è successo oggi alla Vuelta succede in ogni gara ciò non deve dimostrare che non è sbagliato e devo restare impunito!!! La giusta punizione da scontare la dettano i giudici. Un anno andato male per mille motivi arrivo alla Vuelta con la voglia di riscatto da una stagione infame, mi ritrovo alla prima tappa scusando l’espressione con il culo per terra, ti rialzi aiutato da un compagno sperando di non esserti fatto male, ti guardi le ferite lasciate addosso dall’asfalto rovente e cerchi la tua bici che andata distrutta, panico e caos nel gruppo, tardo a partire …tanto… Troppo al punto che quando risalgo sulla mia bici ho un ritardo di 1:20, mi fiondo all’inseguimento senza paura, senza acqua da solo, piano piano guadagno terreno e trovo i miei compagni che mi aspettano lunga la strada, a testa che pensa che devo andare e devo rimanere davanti in corsa per quelle persone che mi guardano, per quelle che mi amano, per mia moglie, mia figlia e per quelli che si staranno domandando come sto, vado avanti per far vedere che non mi sono fatto niente, fino a quello sbaglio che mi costa caro una trainata di 150 metri di cui molti sono pronti a gettare del fango, (è rientrato per che si è attaccato) nessuno sottolinea che è caduto è stato attaccato, è da solo all’inseguimento contro 18 corridori che spingono a tutta davanti!! no signori nel ciclismo la corsa è corsa nessuno ti aspetta!! Nel ciclismo episodi come questi ce ne sono molti a maggior ragione dopo una caduta!! Alla fine tutto avrei pensato una multa salata da pagare ed una penalizzazione come si usa fare per restare fuori classifica!!! Avrei accettato anche una penalità di dieci minuti!! Dopo tutto IO non sarò il primo ne l’ultimo di questa vicenda (l’anno scorso José Joaquim Rojas fu espulso dal Tour de France per un episodio simile, ndr). Mi scuso ancora per avervi rubato del tempo e grazie del sostegno o meno che mi date !! Buona serata a presto! Vince”.

SCUSE ALL’ITALIANA – Riassumendo: io sono un grande – anzi, scusate, IO sono un grande – che ha fatto un piccolo sbaglio, una piccola trainata di soli 150 metrucci. Cosa volete che sia, cose che capitano, soprattutto se le fai per le persone che ami (e perché nessuno ti aspetta). Eppure, mondo crudele, ora molti mi gettano fango addosso, a me, allo Squalo dello Stretto, all’uomo che si è messo all’inseguimento di 18 cattivoni senza paura, senza acqua e da solo! Certo, chiedo scusa pubblica, e peròmatuttaviasebbenequantunque, chiaro? E’ tutto un gombloddo, maledetti giudici. Vi voglio bene. Scusa.

No, caro Nibali: le scuse si accettano se sono sentite, e le sue sono solo risentite, sono la prova che ammettere i propri errori con savoir-faire è più difficile che vincere un Tour. Tuttavia, se può contare sul sostegno della famiglia ed è disposto ad allenarsi e a fare molti sacrifici, allora anche lei ce la può fare. Ne riparliamo la prossima Vuelta.

Enrico Steidler

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