Davide Terraneo
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Destro e Scuffet, dall’Europa che conta a Bologna e Como

Seguiti a lungo da importanti club europei, i due giovani italiani ripartiranno da due neopromosse (in A e in B) per tornare grandi

Destro e Scuffet, dall’Europa che conta a Bologna e Como
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Capita nel calcio di passare dal respirare aria d’Europa al ritrovarsi con l’obiettivo di evitare la retrocessione. Tutto o niente, è il crudele destino del gioco del pallone. Staranno pensando qualcosa del genere Mattia Destro e Simone Scuffet, due vite e carriere completamente differenti legate sottilmente da un destino che tanto aveva regalato ad entrambi, e tanto potrebbe aver tolto. Potrebbe, appunto. Perché se scivolare dalla Champions alla lotta per evitare la B è fin troppo semplice risalire è difficile, ma non impossibile.

DA MONACO A BOLOGNA – La storia di Mattia Destro è quella del giovane talento che segna a raffica in una squadra senza troppe pretese riuscendo ad attirare su di sé l’interesse di alcune delle migliori società italiane del momento, Inter e Roma tra tutte. Il passaggio ai giallorossi è la prima grande possibilità, ma tra pochi alti e tanti bassi la giostra Destro passa nuovamente da Milano, stavolta nella sponda rossonera. Una tappa che dovrebbe rilanciare le ambizioni del ragazzo, e invece le affossa. Nella capitale non lo vuole più nessuno e il club di Berlusconi, riscopertosi ricco all’improvviso, avrebbe i fondi per comprarlo ma non crede in lui. Il Monaco decide di provare a puntare sul talento mai esploso definitivamente, ma all’improvviso sceglie El Shaarawy, altra promessa non ancora mantenuta. Ecco allora che Bologna sembra la città adatta per ripartire, un ambiente con meno pressioni addosso rispetto alle metropoli lombarde e laziali ma in grado di dare tanto affetto ad un calciatore mai pienamente amato dalle sue tifoserie. L’ingaggio ridotto di 200 mila euro all’anno è un piccolo ma significativo segnale. Per ritrovare se stesso Destro non ha bisogno di soldi ma di gol. Se poi tornerà il bomber dei tempi di Siena arriveranno anche contratti migliori. Scelta umile e saggia, di cui difficilmente si pentirà.

Simone Scuffet, passato dall'Udinese al Como in prestito

Simone Scuffet, passato dall’Udinese al Como in prestito

MALEDETTO DIPLOMA – Ancora più originale la vicenda di Simone Scuffet, portiere dell’Udinese classe ’96 scoperto e lanciato per la prima volta titolare da Guidolin due stagioni fa. Il ragazzo ha convinto rapidamente tutti, venendo addirittura designato da alcuni come erede di Buffon. Un tantino esagerato probabilmente, ma lo scorso luglio l’Atletico Madrid decide di offrire ben dieci milioni ai friulani per portarlo in Spagna. La cifra fa gola al club di Pozzo, ma la famiglia blocca la trattativa: il ragazzo deve prima prendere il diploma. Giusta o sbagliata che sia, la decisione causa la permanenza di Scuffet ad Udine, dove il nuovo allenatore Stramaccioni gli preferisce Karnezis per tutta la stagione. Accertatosi che con Colantuono la musica difficilmente sarebbe cambiata, l’estremo difensore accetta di trasferirsi in prestito al Como, dove aiuterà i lombardi a lottare per rimanere in Serie B. Nel giro di 12 mesi Scuffet è passato da possibile acquisto del club che all’epoca era vice campione d’Europa a titolare di una squadra arrivata nella serie cadetta soltanto tramite i Playoff. Una beffa, o forse no. La decisione di rimettersi in gioco dove sarà sicuramente titolare permetterà al ragazzo di crescere e migliorare le proprie capacità in campo, come non sarebbe sicuramente accaduto nel blasonato squadrone madrileno. La musichetta della Champions dovrà aspettare ancora un po’, su questo non c’è dubbio. Ma quando ci arriverà Scuffet potrà essere fiero di essersela meritata.

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