Davide Terraneo
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I 5 eterni secondi della storia dello sport

Piazzarsi alle spalle del vincitore è spesso motivo di orgoglio, ma quando il primo posto sfugge di continuo si rischia di essere bollati come "eterni secondi"

I 5 eterni secondi della storia dello sport
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A volte la differenza tra la vittoria e la sconfitta è questione di centimetri, di istanti o di dettagli. Il confine tra primo e secondo posto è la sottile linea che divide la gloria sportiva da un decoroso piazzamento. In alcuni casi però essere il numero due diventa un’abitudine, e il rischio di venire ricordati come “eterni secondi” è alto. Ecco la top 5 di coloro che hanno più volte sfiorato il successo ma si sono dovuti accontentare della piazza d’onore.

5) DANI PEDROSA – Campione del mondo nella categoria 125 nel 2003 e nella 250 nel 2004 e nel 2005, Dani Pedrosa era una promessa del motomondiale, con la possibilità di guidare una Honda ufficiale e competere con i vari Stoner, Rossi e Lorenzo. Peccato che nella classe regina lo spagnolo abbia ottenuto soltanto piazzamenti, con tre secondi e tre terzi posti nella classifica generale che, uniti alla mancanza di cattiveria agonistica nelle gare più combattute, gli sono valsi il soprannome di “Camomillo”. La sua calamita per il secondo posto è talmente potente che per poco non toglieva il mondiale 2006 a Nicky Hayden stendendolo in un tornante di Estoril.

Dani Pedrosa, quinto classificato nella graduatoria degli "eterni secondi"

Dani Pedrosa, quinto classificato nella graduatoria degli “eterni secondi”

4) PAESI BASSI – La nazionale neerlandese di calcio entra di diritto nella graduatoria degli “eterni secondi” per il suo pessimo feeling con le finali mondiali, con tre sconfitte in altrettanti incontri validi per salire sul tetto del mondo. Nel 1974 in vantaggio dopo neanche due minuti su calcio di rigore gli orange vennero rimontati dalla Germania Ovest padrona di casa, quattro anni dopo l’Argentina vinse davanti ai propri tifosi, questa volta ai supplementari, dopo aver rischiato il tracollo nei minuti di recupero. Stessa sorte è toccata ai neerlandesi in Sudafrica nel 2010, quando la rete di Iniesta ruppe l’equilibrio nell’extratime. Se nemmeno il calcio totale di Cruijff e compagni è bastato per portare la coppa in quel di Amsterdam potrebbe servire un sortilegio.

3) STIRLING MOSS – Torniamo al mondo dei motori, questa volta a quattro ruote. Stirling Moss detiene il singolare record in Formula 1 di maggior numero di gare vinte senza riuscire mai a conquistare il titolo iridato. E dire che il britannico ci è andato vicino per ben 4 anni di fila, giungendo alle spalle di Fangio dal ’55 al ’57 e di Mike Hawthorn nel 1958, in quest’ultimo caso per una sola lunghezza. Non è un caso se è l’argentino ad essere passato alla storia, mentre Moss è considerato solo re degli “eterni secondi” al volante.

2) HECTOR CUPER – Secondo nella classifica degli “eterni secondi”, non c’è proprio pace per il povero Hector. Cresciuto calcisticamente nell’Argentina, l’ “Hombre Vertical” diventa allenatore dell’Huracan, riuscendo a portare una squadra con modeste aspettative a lottare per lo scudetto, perso con la sconfitta all’ultima giornata. Nel ’97 il Maiorca gli affida la prima panchina europea e lui ripaga la fiducia portando la squadra prima in finale di Copa del Rey, dove viene battuta dal Barcellona, poi di Coppa delle Coppe, con la Lazio di Nedved e Vieri che gli regala un’altra delusione. Nel 1999 il Valencia decide di puntare su di lui, e l’argentino ripaga portando gli iberici ad una clamorosa finale di Champions League, in cui il Real Madrid si impone con un comodo 3-0. Cuper non si dà per vinto e riesce nell’impresa di tornare a giocarsi la coppa con le orecchie nell’ultimo atto, ma stavolta è il Bayern Monaco a giustiziare gli spagnoli, per di più ai rigori. Il masochismo di Moratti convince il presidente nerazzurro a portare il tecnico a Milano, e così Cuper assisterà ad una delle più grandi disfatte della storia dell’Inter, il tragico 5 maggio. Almeno quella volta non arrivò secondo, ma terzo alle spalle di Juventus e Roma. Il suo ultimo anno in Italia è segnato dalla piazza d’onore in Serie A e dalla semi finale persa contro il Milan in Champions con due pareggi beffardi. Il caso di Hector Cuper è contro ogni legge di statistica e calcolo di probabilità.

1) RAYMOND POULIDOR – Si può essere più sfigati di Cuper? Chiedetelo a Raymond Poulidor, per sette volte secondo nella classifica generale del Tour de France senza essere riuscito ad indossare la maglia gialla per un singolo giorno in una carriera condotta sempre tra i migliori al mondo. Amatissimo dai tifosi per il suo stile di corsa spregiudicato e per gli attacchi sulle montagne più dure, non è mai riuscito ad imporsi per la presenza di campionissimi come Anquetil e Merckx, che a cronometro erano in grado di guadagnare moltissimo terreno nei confronti degli scalatori puri come lui. La sua caparbietà e la sua ostinazione nel tentare di vincere la Grand Boucle hanno contraddistinto tutta la sua carriera, tanto che a 40 anni era ancora lì a lottare con i migliori, giungendo terzo nella classifica generale del 1976. Abile attaccante o no, gli otto podi senza mai vincere fanno di Raymond Poulidor il re degli “eterni secondi” dello sport, nella classifica di chi è stato talmente vicino all’Olimpo degli atleti da sentire il profumo della storia. In fondo non sono solo i plurivincitori a scrivere le pagine migliori degli annali sportivi.

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