Antonio Casu
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Da Bitossi ad Armstrong: Gap, la patria dell’imprevedibilità

Un termine, una città ed il destino di quattro ciclisti

Da Bitossi ad Armstrong: Gap, la patria dell’imprevedibilità
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Secondo quanto riporta il dizionario Treccani, il termine “gap” è così definibile: “Distanza ideale, differenza che separa una realtà progredita da una arretrata”. Sinonimi: dislivello, divario, divide, forbice, frattura, handicap, ritardo, scarto. Gap, inoltre, è un comune francese di 41.000 abitanti, capoluogo delle Alte Alpi della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra. E patria dell’imprevedibilità. La seconda voce non è riportata da Wikipedia, ma è la più importante, specie se si parla di ciclismo. Nella città che ospiterà l’arrivo odierno del Tour de France, si raccontano due storie di sport che uniscono in un solo corpo la definizione del termine “gap” e Gap, una località solo all’apparenza anonima.

Gap, 1972: Marino Basso beffa Franco Bitossi sulla linea del traguardo e diventa campione del mondo

Gap, 1972: Marino Basso beffa Franco Bitossi sulla linea del traguardo e diventa campione del mondo

DALLA TRAGEDIA DI BITOSSI…6 agosto 1972: si disputa la gara regina dei campionati del mondo di ciclismo. Gap è la sede d’arrivo. In un percorso vallonato e ricco d’insidie, il favorito d’obbligo è il Cannibale Merckx, ma sono gli italiani a recitare la parte dei leoni. A tre chilometri dal traguardo, scatta Franco Bitossi. Prende da subito un discreto margine di vantaggio, sembra poter beffare tutti, ma non sa che sarà il destino a beffare lui. L’ultimo chilometro è una piccola tragedia sportiva. Bitossi, incalzato dagli inseguitori, scorge in lontananza le ombre dei lupi famelici, pronti a inghiottirlo. Si volta una, due, dieci volte. Ha paura. Le sue gambe, fin lì fortificate dal profumo della gloria, diventano molli. Non rispondono più. Però può ancora farcela. Il traguardo si avvicina, la sottile linea che separa il trionfo dal fallimento è ad un passo e Bitossi è pronto ad oltrepassarla. No, non è pronto. Continua a voltarsi, teme Merckx. Il belga si lancia in volata e con lui tutti gli altri. All’improvviso, a pochi metri dal traguardo, spunta fuori una scheggia impazzita, lanciata a gran velocità verso un sogno. Marino Basso, suo compagno di squadra, lo sfida a duello. Gli ultimi metri sono per cuori forti. Bitossi, Bitossi, Bitossi. Mancano cinque metri. Basso! Sulla linea d’arrivo! Vince Basso! Basso è il nuovo campione del mondo! Bitossi è solo il suo vice. Che sport strano, il ciclismo.

… ALL'”ESCURSIONE” DI ARMSTRONG – 14 luglio 2003: la nona tappa del Tour de France finisce, neanche a dirlo, a Gap. A pochi chilometri dal traguardo, Vinokourov prova un allungo. Si rivelerà decisivo. Il gruppo dei migliori, capitanato dal signore in giallo, Lance Armstrong, si lancia in discesa all’inseguimento. Ad un certo punto, il drappello di ciclisti, in quel momento guidato da Beloki, principale rivale del texano, affronta la sliding door del destino. Beloki cade rovinosamente a terra, fratturandosi il bacino e dicendo addio alla carriera sportiva ad alti livelli. E Armstrong? Armstrong è dietro di lui e vive i 12 secondi più folli della sua vita sportiva. Se fosse rimasto sull’asfalto, come avrebbe fatto chiunque altro, sarebbe caduto a terra, ed invece no. Il texano, lucido e famelico, taglia per i campi, ricordando a se stesso i suoi trascorsi nel triathlon. Dopo dodici secondi, ritrova la strada maestra, prende in mano la bici, risale in sella e riprende a pedalare. Chiunque altro sarebbe caduto, forse si sarebbe fatto male, ma lui no. Il gap, il divario che c’è tra lui e Beloki è legato ad una buona dose di fortuna ed un pizzico di follia, elementi tipici dei grandi campioni. E Bitossi? Qual è il gap, il dislivello tra lui e Basso? L’essersi voltato una volta di troppo. Solo una. Ed un gradino del podio. Solo uno. Che città strana, Gap.

Antonio Casu 

@antoniocasu_

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